sabato 28 novembre 2020

Per abbattere la violenza patriarcale e capitalista: ci vuole la rivoluzione socialista!

Questo pomeriggio siamo stati alla manifestazione di Roma convocata da "Non una di meno", in una Piazza del popolo che ha ben risposto all'appello della "zona fuxia" delle organizzatrici.  Siamo stati in piazza portando le nostre argomentazioni ad un presidio a cui non potevamo mancare: perché il capitalismo opprime doppiamente, come pure è stato detto dal microfono al momento introduttivo della manifestazione.

Qui, il testo del volantino che abbiamo distribuito in piazza.

Quest’anno la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne cade nel pieno della crisi sanitaria, di cui le donne delle classi subalterne stanno pagando un prezzo enorme, per le sue conseguenze sociali.
In Italia nell’ultimo anno si sono persi 274mila posti di lavoro occupati da donne, mentre la cassa integrazione ha intaccato i salari, intaccando la garanzia dell’indipendenza economica. 

Nei settori attivi e a stretto contatto con il Covid-19 le donne subiscono un sovraccarico di lavoro e una elevata esposizione al contagio, mentre la chiusura delle scuole e la vulnerabilità delle persone anziane ha determinato un grande aumento del lavoro di cura, aggravato dall’estensione dello smart working, che ha legato in modo più stretto le donne all’ambiente domestico. 

L’effetto di questa dinamica è stato l’aumento dei casi di violenza domestica, che i centri antiviolenza hanno faticosamente seguito, a causa dei tagli alle risorse e alle difficoltà operative dovute all’emergenza. In questa fase di emergenza si è verificato anche il contrasto all’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, particolarmente all’aborto farmacologico, già di norma ostacolato dalla pratica nelle strutture sanitarie dell’obiezione di coscienza. Ogni attacco alla libertà di scelta necessita di una radicale risposta, come dimostrano la mobilitazione delle donne polacche, e in Argentina quella della Campagna nazionale per il diritto all'aborto, sostenuta dai partiti della sinistra marxista rivoluzionaria, che sta in questi giorni riempiendo le piazze. 

Di fronte all’aggravarsi di tutte le forme di violenza che le donne subiscono è necessaria una mobilitazione femminista a livello internazionale su basi anticapitaliste e rivoluzionarie, all’interno di un movimento unitario di tutta la classe oppressa e sfruttata, e attraverso la costruzione di un fronte che unisca la lotta contro tutte le oppressioni di genere alle lotte per il lavoro, per la casa, per la difesa dell’ambiente e a quelle antifasciste.

Una lotta con rivendicazioni chiare e radicali:

• difesa del lavoro, blocco permanente dei licenziamenti e la cancellazione di tutte le leggi che hanno precarizzato la condizione lavorativa; cancellazione degli appalti; ripartizione fra tutti/e del lavoro che c'è attraverso la riduzione dell'orario a 30 ore pagate 40 e con l’introduzione di un salario minimo intercategoriale di 1500 euro. Copertura del salario al 100%; salario garantito in caso di disoccupazione o inoccupazione. Contro ogni ipotesi di reddito universale o di autodeterminazione slegato dal lavoro, fonte di autonomia e autodeterminazione;
• cancellazione delle controriforme delle pensioni e ritorno al sistema retributivo;
• nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo delle lavoratrici e dei lavoratori delle imprese che chiudono, inquinano e delocalizzano;
•patrimoniale di almeno il 10% sul 10% più ricco della popolazione;
• servizi sociali pubblici e sotto il controllo dei lavoratori e delle lavoratrici e delle utenti per i servizi legati alla cura. La prospettiva deve essere la socializzazione del lavoro di cura;
• aborto libero, sicuro e gratuito; accesso all’aborto farmacologico; contraccezione gratuita e garantita; abolizione dell’obiezione di coscienza e consultori pubblici e laici; autorganizzazione della autodifesa femminista; fondi ai centri antiviolenza gestiti da donne e per donne, senza nessun finanziamento a enti o case famiglia religiose o private;
• eliminazione di tutte le leggi securitarie e delle forme di lavoro schiavistico che violano i diritti delle donne immigrate; lotta alla tratta e allo sfruttamento della prostituzione. 

Dentro questo sistema economico e sociale non è possibile la liberazione delle donne dalle diverse forme di violenza e oppressione. Solo con il rovesciamento di questo ordine sociale innestato sul capitalismo e il patriarcato, solo con una rivoluzione socialista potremo spezzare le catene dello sfruttamento e della violenza e liberare noi e l’umanità intera. 


 

venerdì 4 settembre 2020

Riconquistiamo il diritto alla salute [VIDEO E FOTO]

Ieri si è tenuto in Piazza Montecitorio, a Roma, un presidio a sostegno della campagna Riconquistiamo il diritto alla salute! La campagna unitaria ha preso il via lo scorso 1 luglio e si articola attraverso una raccolta di firme (sia online che direttamente nelle piazze d’Italia) a sostegno di una petizione popolare. 

Ecco l'intervento del compagno Marco Ferrando.

Se ancora non l'hai fatto, firma qui la petizione! https://bit.ly/3lT9TyS



domenica 30 agosto 2020

Per riconquistare il diritto alla salute: giovedì 3 settembre in piazza

Il prossimo 3 Settembre, alle ore 17, in Piazza Montecitorio, si terrà un presidio a sostegno della campagna “Riconquistiamo il diritto alla salute (per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita)” che ha preso il via lo scorso 1 Luglio e che si articola attraverso una raccolta di firme (online, sulla piattaforma Change.org/riconquistiamo-salute e direttamente nelle piazze d’Italia) a sostegno di una petizione popolare.

Una campagna che rappresenta la risposta, necessaria e possibile, alla crisi del nostro Servizio Sanitario Nazionale, provocata dalle politiche dei governi di centrodestra, centrosinistra, tecnici, che si sono succeduti alla guida del Paese all’insegna del pensiero unico, del liberismo, del dogma dell’austerità.

Politiche decennali di tagli, di riduzione di ospedali, posti letto, servizi territoriali, personale, che hanno progressivamente dismesso ciò che era pubblico a favore di un privato largamente parassitario.

Una crisi che la pandemia da coronavirus ha drammaticamente evidenziato, e che ha inevitabilmente contribuito a determinare la morte di migliaia di persone e di oltre duecento lavoratori della sanità.

E' necessario cambiare radicalmente direzione, dire basta a questo stato di cose.

Per queste ragioni abbiamo promosso la campagna “Riconquistiamo il diritto alla salute (per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita)” : proposte chiare, fattibili, sostenibili, perché la salute non sia una merce, ma un diritto, per tutte e tutti!

Per queste ragioni il 3 Settembre saremo in piazza!

Democrazia Atea, Fronte Popolare, La Città Futura, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Marxista-Leninista Italiano, Potere al Popolo, Risorgimento Socialista, Sinistra Anticapitalista.

lunedì 6 luglio 2020

"Stati popolari": perché è importante una prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria

Il Partito Comunista dei Lavoratori ha portato la sua presenza in questa iniziativa perché, coerentemente con la propria realtà d’essere, ritiene opportuno prendere parte a quelle iniziative di carattere democratico e progressista che rivendicano posizioni che hanno alla base ragioni sociali concrete, per portare tali istanze sull'unico piano in grado di soddisfarle realmente: il piano del marxismo rivoluzionario.

Le testimonianze che si sono succedute sul palco di Piazza San Giovanni stanno a dimostrare la forte sofferenza sociale e il livello di sfruttamento del lavoro che c’è in Italia. 
In questo contesto, quindi, abbiamo portato le nostre posizioni politiche in modo critico rispetto a quelle che presentate dai promotori dell’iniziativa “Stati popolari”. 
Le nostre ragioni le esporremo qui rapidamente in modo da chiarire li termini della nostra critica.


Perché diciamo questo?
Tutte le ragioni sociali democratiche che sono state esposte dal palco di Piazza San Giovanni si possono rivendicare solo in opposizione a tale Governo e non con la logica della sostituzione della “protesta” per passare alla “proposta”, ponendo e rivendicando l’interlocuzione con il Governo come leva di cambiamento.
Non c’è nessuna positività nel cercare un contatto con chi ha risposto agli accorati appelli di Confindustria e del capitalismo italiano per far sì che la produzione non si fermasse nel momento della chiusura totale. Questo, in altre parole, è il Governo del capitalismo e delle grandi imprese.
È il Governo che ha tenuto in piedi tutti i provvedimenti ereditati da quello precedente, persino sul versante reazionario come i decreti Salvini.
È il Governo che ha ridotto l’Irap e che, anzi, la vuole cancellare quando la tassa in oggetto rappresenta la principale fonte di finanziamento della sanità, per di più in questa fase di pandemia da cui il Paese ne sta uscendo con molta fatica. La collocazione di opposizione chiara e netta nei confronti di questo Governo è, in altre parole, imprescindibile. 

La prospettiva generale
C’è bisogno, poi, di dare una piattaforma e una prospettiva generale all’insieme di ragioni sociali e democratiche che sono state rivendicate da piazza di San Giovanni, che ponga la questione principale di rottura col quadro della compatibilità capitalistica. Stiamo parlando di: 
  1. Cancellazione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro che si sono susseguite nei decenni. Il concetto deve essere chiaro e semplice: “pari lavoro, pari diritti”. È la prima rivendicazione da avanzare. 
  2. Ripartizione tra tutte e tutti del lavoro che c’è attraverso la riduzione progressiva dell’orario di lavoro: è assurdo che ci siano milioni di disoccupati, anzi, ci saranno nuovi milioni di disoccupati annunciati per l’autunno per cui l’altra faccia della medaglia è l’allungamento dell’orario di lavoro degli occupati, o addirittura vedersi eliminate le ferie che essi hanno pur maturato. La riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario rappresenta, contestualmente con il primo punto, la questione principale su cui costruire una rivendicazione complessiva. 
  3. L’ultimo punto va introdotto con una domanda: “chi paga i costi della crisi?”. Non è una domanda che può rimanere senza risposta: questo Governo, insieme a tutti quelli dell’Unione Europea, vuole scaricare gli oneri e i costi della crisi attraverso l’indebitamento pubblico direttamente o indirettamente nel portafoglio di lavoratori e sfruttati. Rivendichiamo, dunque, il concetto “paghi chi non ha mai pagato”. E potrebbe anche essere l’ideale risposta alla domanda che ponevamo all’inizio del terzo punto. Come fare tutto questo? Patrimoniale progressiva sulle grandi ricchezze, abolizione del debito pubblico verso il capitale finanziario, le banche italiane o fondi finanziari europei. Poco cambia. Il grosso del debito pubblico italiano, infatti, sta nella pancia delle banche italiane, non delle banche tedesche. I tagli alla sanità per pagare gli interessi sul debito sono stati dettati da Unicredit e Banca Intesa, ben più che dalla Bundesbank (Germania). 


Queste sono rivendicazioni fondamentali e su queste portiamo, in ogni sede, anche in questa piazza come in ogni altra occasione di movimento che si sviluppi, le nostre ragioni e posizioni politiche. 
In conclusione va detto anche che il concetto di “Stati Popolari” avrebbe potuto funzionare molto bene se a partire da essi si fosse subito partiti con l’opposizione al Governo Conte e al capitalismo. 
In altre parole: quando si deve “tagliare la testa al Re” non si chiede il permesso di dialogare con lui.


domenica 7 giugno 2020

Unità d'azione per una prospettiva rivoluzionaria [FOTO Piazza San Silvestro]

Il Partito comunista dei lavoratori di Roma ha preso parte alla manifestazione del 6 giugno a Roma, a Piazza San Silvestro, insieme ad altre forze politiche e sociali quali il Fgc, per promuovere un patto d'azione che coinvolga le avanguardie in una prospettiva comune generale.

Il fronte unico della classe è quello che muove i milioni, che sono la massa critica necessaria per reggere l’urto dell’offensiva capitalista e reazionaria, capovolgere i rapporti di forza e creare le condizioni di una alternativa vera. Il nostro patto d’azione organizza ancora poche migliaia (o decine di migliaia) di avanguardie. Un patrimonio preziosissimo e indispensabile, protagonista di mille lotte di resistenza, ma ancora molto limitato, tanto più a fronte del riflusso profondo del movimento operaio e della sua coscienza, e della nuova drammatica offensiva capitalista. Avere la misura dei nostri limiti d’avanguardia è l’esatto opposto di una politica minoritaria.
È la condizione decisiva di una attiva politica di massa. Di un intervento che ambisca a muovere la massa e a conquistarla. Di un intervento che non si limiti a recintare il proprio piccolo spazio “antagonista”, ma che punti strategicamente a rilanciare il conflitto di massa, a ricomporre la sua unità, a organizzare la sua forza, a conquistare la sua direzione. L’unità d’azione d’avanguardia crediamo debba ambire a questa prospettiva, che è in ultima analisi la prospettiva rivoluzionaria.
La parola d’ordine del fronte unico di classe e di massa contro l’offensiva padronale è parte oggi di questa azione.




ANTAGONISMO E RIVOLUZIONE

È importante far emergere dentro l’esperienza del patto unitario il tema della rottura anticapitalista.
Non è sufficiente una rosa di rivendicazioni immediate per definire la prospettiva di rivoluzione. Eppure, nessuna delle rivendicazioni del patto può essere strappata e neppure coerentemente perseguita fuori da quella prospettiva, tanto più nella nuova grande crisi. Chi pensa seriamente che sia possibile anche solo l’abbattimento delle spese militari o la riduzione dell’orario a 30 ore pagate 40 dentro le compatibilità del capitale? Da qui l’importanza di un programma che leghi presente e futuro; che “riconduca ogni obiettivo immediato al fine rivoluzionario” (Gramsci); che faccia da ponte tra la coscienza arretrata dell’oggi e la necessità della rivoluzione; che al tempo stesso agisca da fattore di organizzazione, unificazione, maturazione della classe, e attorno ad essa di un nuovo blocco sociale. È il tema del programma di transizione su cui si cimentò un secolo fa una generazione di comunisti e che va oggi declinato in rapporto alle attuali condizioni. Le stesse rivendicazioni del nostro patto pongono di fatto questo tema, ben oltre la soglia del puro antagonismo. 







Qui le rivendicazioni, esposte sinteticamente, che ci hanno portato a scendere in piazza nella giornata di ieri 6 giugno:
1 - Salario medio garantito per disoccupati, sottoccupati, precari e cassintegrati;
2 - Riduzione drastica e generalizzata dell'orario di lavoro a parità di salario: lavorare meno, lavorare tutti;
3 - I costi della pandemia siano pagati dai padroni, a partire da una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione;
4 - Libertà di sciopero e agibilità sindacale: contro i divieti delle questure, dei prefetti e della Commissione di garanzia sugli scioperi: se si lavora si ha anche il diritto di svolgere attività sindacale e di scioperare;
5 - Abrogazione dei Decreti-sicurezza: no alla militarizzazione ulteriore dei territori e dei luoghi di lavoro;
6 - Drastico taglio alle spese militari (un F35 equivale a 7113 respiratori) e alle grandi opere inutili e dannose (quali TAV, TAP, MUOS);
7 - Piano di assunzione di nuovo personale sanitario: scorrimento degli idonei e delle idonee nelle graduatorie pubbliche e stabilizzazione dei precari e delle precarie, per garantire anche l'abbattimento dei turni di lavoro e le ferie bloccate;
8 - Requisizione immediata di tutte le cliniche private, anche oltre l'emergenza, per ricostruire tutti i servizi sanitari territoriali distrutti; contro la mercificazione della salute, per un servizio sanitario unico, universale, efficiente e gratuito;
9 - Regolarizzazione e sanatoria per tutti gli immigrati, a partire dalle migliaia di “irregolari” del settore bracciantile; contro la regolarizzazione-beffa “Conte- Bellanova”: permessi di soggiorno, documenti anagrafici e riconoscimento pieno per tutti gli immigrati; garanzia di salario diretto e indiretto, diritto all'abitare e assistenza sanitaria; chiusura dei CPR e riapertura dei porti;
10 - Blocco immediato degli affitti, dei mutui sulla prima casa e di tutte le utenze (luce, acqua, gas, internet) per i disoccupati e i cassintegrati; blocco a tempo indeterminato degli sgomberi per tutte le occupazioni a scopo abitativo;
11 - Revoca di qualsiasi progetto di Autonomia differenziata che penalizza i proletari e i lavoratori del Sud;
12 - Amnistia e misure alternative per garantire la salute di tutti i detenuti e di tutte le detenute.