lunedì 15 novembre 2021

Lettera aperta alla sinistra (e alle realtà di movimento) che ha votato Gualtieri

Care compagne,
Cari compagni,

Scriviamo ad ognuna/o di voi, nonché alle organizzazioni che rappresentate, per interloquire, aprire uno spazio di dibattito e confronto aperto sulla città a seguito della presentazione della giunta da parte del neo sindaco Roberto Gualtieri avvenuta nei primi giorni del mese di novembre. Non ci soffermeremo tanto sulle roboanti promesse di cambiamento e stravolgimento enunciate a più riprese dal primo cittadino neoeletto, quanto piuttosto vorremmo ragionare insieme a voi sui nomi scelti da chi avete pervicacemente sostenuto nel corso dei mesi di campagna elettorale. 

Il primo nome su cui vorremmo ragionare è quello di Silvia Scozzese, capo di gabinetto del Dipartimento di programmazione e coordinamento politica economica del Governo, già assessora al bilancio della giunta Marino e successivamente confermata dal Commissario Tronca. Gualtieri l’ha fortemente voluta per la gestione della cassa (assessora al bilancio) nonché in qualità di vice sindaca. Dobbiamo a lei delle notizie peculiari e precise attorno all’entità del debito di Roma Capitale: durante la gestione commissariale ricopriva il ruolo di “Commissario Straordinario per il Rientro del Debito del Comune di Roma” e relazionando in commissione bilancio della Camera dei Deputati il giorno 5 aprile 2016, disse testualmente: «Né i piani di rientro del debito di Roma Capitale finora redatti, né il documento di accertamento definitivo del debito sembrano contenere una ricognizione analitica e una rappresentazione esaustiva della situazione finanziaria da risanare antecedente al 2008. Attualmente, per il 43% delle posizioni presenti nel sistema informatico del Comune, non è stato individuato direttamente il soggetto creditore».  La risoluzione di una delle maggiori questioni pendenti (se non la principale) del comune di Roma è molto difficile che passi attraverso le scelte operate da una figura tecnica, peraltro già in forza al Governo Draghi come abbiamo sopra ricordato. 

A proposito di gestione della cassa e delle politiche relative al bilancio, vale la pena ricordare che tra le nove deleghe mantenute dal nuovo Sindaco, la più importante è quella relativa alla gestione dei soldi del PNRR su cui, va detto, è bene non nutrire illusioni possibiliste, come si è sentito dire in campagna elettorale. L’operazione relativa al PNRR vede una colossale immissione di denaro a debito: prendere in prestito, cioè, dei soldi dal capitale finanziario per ridarglieli, successivamente, con gli interessi, tagliando là dove i comuni sanno dove reperire i fondi: trasporti, scuola, sanità, in un periodo di emergenza sanitaria e crisi conseguente. Politiche che si reiterano da circa un trentennio. Viene quasi da dire: “il protocollo è chiaro”

Una Capitale che sarà vòlta ancora di più al mercato, come già il disegno di legge sulla concorrenza e il mercato ha previsto: i comuni dovranno spiegare con relazioni periodiche la motivazione per cui non affidare a terzi i servizi pubblici. In tal senso ci sentiamo profondamente in linea con quanto sta producendo in questi giorni ATTAC Italia in termini di analisi e divulgazione (https://www.attac-italia.org/draghi-allassalto-dei-servizi-pubblici-locali/) proprio sul ddl citato. Questa visione era già stata sposata, neanche troppo indirettamente, da un candidato alle primarie del centrosinistra, ora assessore alle politiche abitative, Tobia Zevi: «Risanare e rendere efficiente la mobilità cittadina riducendo sprechi e spese per i contribuenti attraverso gare aperte e competitive per l’affidamento dei servizi» era, e presumiamo è tutt’ora, uno dei suoi punti cardine del programma con cui si presentava alle elezioni interne del Partito democratico. «Unire le due big delle partecipate per creare una realtà più solida, competitiva ed efficiente», terminava la voce riguardo la “liberalizzazione del trasporto pubblico” ancora presente sul suo sito. Un altro nome su cui riflettere è quello dell’ostiense Alessandro Onorato: ora assessore ai grandi eventi, sport e turismo; già componente del centro democristiano romano e laziale, consigliere dell’Unione di centro (Casini) durante il periodo di Gianni Alemanno, poi approdato in Aula Giulio Cesare in quota Lista Marchini, ora ricandidato con la lista civica “Gualtieri sindaco” in una improvvisa piroetta. Un minimo comune denominatore, quello dell’altra sponda del Tevere a cui dare rappresentanza nella giunta, testimoniato anche dall’assessora Barbara Funari: politiche sociali e salute. Riguardo quest’ultimo nome c’è certamente un altro discorso da fare in quanto la figura è ben centrata sul ruolo: collaboratrice della comunità di Sant’Egidio, coordinatrice del movimento politico che definiremo “cristiano-sociale” Demos. L'intenzione pur positiva, nell'ottica della politica liberale dell'affidamento di quel settore ad una personalità competente in tal senso, si infrange contro il muro della gestione della cassa: se l’assessora Scozzese e il sindaco Gualtieri avranno intenzione di ridurre determinate voci di spesa, avranno mani libere di farlo, non foss’altro per le deleghe tenute dal secondo e la mansione così rilevante, a maggior ragione in una città come Roma, detenuta dalla prima. 

La sinistra? Il progetto Sinistra civica ecologista riesce a malapena ad avere un assessorato, guidato da Andrea Catarci (ex Sinistra e libertà, già presidente del municipio VIII) di importanza relativamente minore: decentramento, partecipazione e “città dei 15 minuti” (uno dei progetti cardine del programma di Gualtieri). L’importanza che giudichiamo secondaria è data dall’evidenza dei fatti: in molti municipi, tra cui anche il VI (l’unico andato a Fratelli d’Italia e alla coalizione di centrodestra) le ultime assemblee dei cinquestelle avevano portato come ordine del giorno la questione del decentramento amministrativo. La stessa, annosa, questione posta quando nacquero le circoscrizioni prima e i municipi poi. Circa trent’anni di dibattito ingessato a cui - pare - non ci sia soluzione. Dubitiamo fortemente che si arrivi a trovarla in una tale giunta. 

Insomma, per evitare di continuare con l’enumerazione di figure già note all’apparato politico romano e laziale (gli assessori Patané e Veloccia, ad esempio), ci limiteremo a dire che: là dove si era cercata una netta discontinuità, sostenendo la vittoria del meno peggio contro Michetti, quel che aspetta la città di Roma sarà una fase di regressione degli spazi di democrazia, tagli ai servizi essenziali (fatti passare come “razionalizzazioni” o “ottimizzazioni” di servizi), peggioramento delle condizioni dei quartieri periferici e via dicendo. Potreste dirci: “Siete delle Cassandra, aspettiamo che facciano almeno qualcosa!”. Forse sì, ma c’è da dire che Cassandra, col senno di poi, aveva ragione. E di avere ragione dopo ci siamo stancati: vorremmo dimostrarlo prima che i fatti accadano, come stiamo facendo ora con voi che leggerete queste righe. 

La nostra proposta politica è quella che si fonda sul governo di chi produce: il governo dei lavoratori, conseguente alla cacciata delle classi dirigenti del Paese e della città di Roma in questo caso. In ogni lotta parziale, nazionale o locale, il Pcl continuerà a battersi per questa prospettiva di liberazione. Contemporaneamente sarebbe positivo e auspicabile aprire un dibattito e un confronto con ognuna e ognuno di voi al fine di fare luce su quel che sarà la nuova giunta Gualtieri, consapevoli che non presenterà alcun elemento di reale discontinuità col passato, in piena adesione ai principi che guidano i partiti che ora sostengono il governo di Mario Draghi. 

Confidiamo sulla vostra volontà (nonché disponibilità) di dibattito e di confronto.

Partito Comunista dei Lavoratori - Roma

lunedì 18 ottobre 2021

Ballottaggio a Roma: un'altra prospettiva

Il ballottaggio, per la natura stessa dell'impostazione maggioritaria della legge elettorale, impone una scelta fra due candidati maggiormente votati che non sono riusciti ad essere eletti al primo turno: l'applicazione più che pratica del detto comune che recita "delle due, l'una”, inducendo l’individuo a scegliere tra una proposta o l’altra. Non ci sono scelte “altre”: o l'uno, o l'altro candidato. 

Le sollecitazioni a votare la coalizione a sostegno di Roberto Gualtieri contro la candidatura unitaria di centrodestra (a sostegno di Enrico Michetti) necessitano di un chiarimento e una posizione del Pcl anche, e soprattutto, in forza delle "ragioni" con cui settori della società civile, dell'associazionismo di sinistra e/o del sindacalismo - ovunque collocati - si spingono, ancora una volta, nel discorso di accettazione subalterna del meno peggio.


Lo spettro del meno peggio

Le due opzioni rappresentate da Michetti e Gualtieri rappresentano, con buona pace di chi sostiene il contrario, due facce di un’identica medaglia. Intendiamoci: la differenza che sta in superficie, assurta a paradigmatica e generale, da parte di coloro che sostengono Gualtieri in quanto sia meno peggio del candidato di centrodestra, è palese: non stiamo sostenendo che da un punto di vista morale, umano o di physique du rôle della carica che entrambi aspirano ad ottenere siano effettivamente sovrapponibili. Chi sostiene che Michetti sia “il peggio del peggio” ha ragione. Ma è la risposta ad essere sbagliata, Corrado Guzzanti docet.

La critica che rivolgiamo è tutta interna alle posizioni politiche che entrambi posseggono per cui, stavolta sì, c’è una sovrapponibilità e giustapposizione di tematiche che vedono l’originale reazionario (Michetti) impostato in un certo modo e la fotocopia della destra reazionaria (Gualtieri) divergere di qualche millimetro, tuttavia ben inserita all’interno del quadro economico del centrodestra. Né l’uno, né l’altro sono portatori di una diversa visione della città, al netto della propaganda da bar di questi mesi.


Nessuno dei due ha detto una parola riguardo il debito pubblico di Roma Capitale: una tra le principali questioni dell’immobilismo e del fallimento della città (così come pur correttamente citato da Paolo Berdini, ex assessore e candidato sindaco dell’omonima lista al primo turno). 

Perché questa questione è così importante per chi scrive? 

Perché è la madre delle questioni che fanno parlare di “coperta corta” nella gestione economica del governo di Roma Capitale. Già il Commissario Straordinario per il Rientro del Debito del Comune di Roma, Silvia Scozzese, relazionando in commissione bilancio della Camera dei Deputati del 5 aprile 2016, disse testualmente: «Né i piani di rientro del debito di Roma Capitale finora redatti, né il documento di accertamento definitivo del debito sembrano contenere una ricognizione analitica e una rappresentazione esaustiva della situazione finanziaria da risanare antecedente al 2008. Attualmente, per il 43% delle posizioni presenti nel sistema informatico del Comune, non è stato individuato direttamente il soggetto creditore»

Tagliando con la metaforica accétta: il Comune deve ridare dei soldi, ma "non sa" a chi. 

C'è chi ha giocato coi soldi dei romani, c'è chi ha finanziarizzato il debito facendolo pagare a tutta la città. 

C’è chi lo ha fatto utilizzando i voti degli elettori millantando cambiamenti stratosferici andando a favorire il capitalismo finanziario piuttosto che le periferie della città e le opere di cui Roma ha bisogno da almeno un trentennio. 

Centrodestra e centrosinistra, in questo, sono più che complici: sono soci. Lo stesso Gualtieri era ministro dell’economia durante il lockdown: il PNRR e i soldi che arriveranno portano anche la sua firma. I disastri che subiranno gli strati popolari da un simile meccanismo economico-finanziario sono, invece, sempre gli stessi e a pagare saranno i soliti noti. Ma d’altra parte va avanti così da circa trent’anni: il protocollo è chiaro.

Il potere politico di Roma viene spartito di lustro in lustro da candidati di centrodestra e di centrosinistra, ad eccezione dell’amministrazione Raggi la quale, nonostante fosse arrivata al governo della città ponendo come primaria la questione dell’audit sul debito, non ha mosso un dito in tal senso. Anzi, nell’ambito dell’inaugurazione di un comitato elettorale del IV municipio in appoggio di candidati della lista civica che porta il suo nome, la sindaca uscente ha avuto modo di dichiarare: «Roma è passata da un outlook negativo a un outlook stabile. Vuol dire che siamo tornati ad essere affidabili sul mercato, affidabili per gli investitori. Un’inversione pazzesca [di tendenza]».

Il messaggio delle tre coalizioni maggiori (così come della Lista Calenda) è chiaro: a noi interessa fare affari sulla pelle dei cittadini romani, nient’altro.

La realtà cruda è sotto gli occhi di tutti ma viene ammantata dalla differenza tra le polemiche sterili (es. i cinghiali) oppure riguardo i diritti civili, riguardo cui ci sarebbe - secondo i sostenitori di Gualtieri - un abisso tra i due. Ovviamente c’è, ma la questione dell’identità sessuale non può essere posta come unico elemento dissonante fra due candidati che rappresentano gli interessi di pochi contro la maggior parte della popolazione. La riproposizione di politiche nefaste rappresenterà una globale negatività tanto per le persone eterosessuali quanto per le persone Lgbtqi+.


Una necessaria “cassetta degli attrezzi”

“Bisogna essere realisti e pragmatici: votare il meno peggio, non si può sempre dire che il Pd è orribile ovunque, bisogna calibrare il dissenso e appoggiare la coalizione di centrosinistra là dove si può creare alterità in determinati territori”. Questo, più o meno, l’adagio dei sostenitori del voto contro l’altra coalizione. All’interno della coalizione di centrosinistra, in effetti, vi è stata una larga porzione di elementi appartenenti ai centri sociali, all’associazionismo civico di sinistra, che ha accettato la subordinazione politica candidandosi sostenendo l’area del Pd a sostegno di Gualtieri al comune come in ogni municipio. L’esperimento della lista di sinistra è andato piuttosto male, rispetto alle aspettative, e ha scontato un confronto impietoso con i candidati della galassia democratica inseriti nella lista del Pd o nella “civica per Gualtieri”, soprattutto nei municipi. Lo “spostamento a sinistra dell’asse del centrosinistra”, di dilibertiana/vendoliana memoria, non ha avuto alcun tipo di successo o capacità politica, se non mostrare - ancora una volta - come non ci sia la volontà di appoggiare una prospettiva anticapitalista da parte di una certa porzione dell’attivismo sociale della città, in funzione di un’immanenza cogente che, spesso, si intreccia con il personalismo di personaggi politicamente poco raccomandabili in perenne cerca di voti e nuovi bacini elettorali per consolidare la propria posizione che - altrimenti - perderebbero.


Non possiamo scindere, nell'analisi generale, un PD meno peggio dell'altro in ragione della contingenza elettorale o della localizzazione territoriale, come se - ad esempio - quello di Primavalle sia migliore di quello nazionale oppure seguendo l’adagio “in questo caso meglio questo che l'altro”. Dobbiamo essere consapevoli che questa è un'illusione evanescente, un’affermazione che vale solo nel momento della sua enunciazione e che va poco oltre. Sappiamo tutti che le classi dirigenti locali non sono altro che "digerenti" della linea nazionale e sostenitori di politiche sbagliate, esattamente come l'altro schieramento.

Le ragioni del non appoggiare nessuna delle alternative proposte prende le mosse dalla natura stessa delle posizioni assunte dal Pcl nel corso degli anni e di questa (mesta) campagna elettorale nello specifico. 

Il Pcl ha proposto sin dall'inizio un programma di classe ai programmi liberali del Centrosinistra. Entrambi rappresentanti di Confindustria e dei poteri forti. Il centrosinistra ha portato sia un candidato che un programma appiattito sulle politiche liberali, genuflesso ai poteri forti. Il punto non è fare, adesso, il distinguo tra due correnti del pensiero borghese, ma creare una vera alternativa. La verità è che l'unica vera alternativa è la cacciata delle classi dirigenti del Paese, e l'avvento di un governo dei lavoratori. 
In ogni lotta parziale, nazionale o locale, il Pcl continuerà a battersi per questa prospettiva di liberazione.

Ci impegneremo, concretamente, da questo momento in poi, a rilanciare il Pcl nella città di Roma nel segno di una lotta per un governo delle lavoratrici e dei lavoratori, l’unico che realisticamente possa realizzare misure di rottura col sistema dei partiti che ha giocato con le nostre vite, i nostri soldi, il nostro avvenire, scaricando la crisi e il debito della città sulla maggioranza dei romani. Se non ci si batte per un governo delle lavoratrici e dei lavoratori, se si persegue la ricomposizione di un “nuovo” centrosinistra, se ci si muove in ogni caso in una logica solo istituzionale ed elettorale, alla fine si continuerà a muoversi in funzione del contingente, sperando che cambi qualcosa se in quel dato territorio o porzione di municipio l’area verde “x” è stata salvata dalla cementificazione. Insomma, generalizzando il particolare e rendendo avulso ogni guizzo, pur localmente positivo, da una prospettiva globale che ha bisogno di respiro e di un’organizzazione, soprattutto, che ne faccia vivere i contenuti. 

Il Pcl è qui per questo: cassetta degli attrezzi contro la barbarie selvaggia. 


Coordinamento di sezione Pcl Roma

mercoledì 29 settembre 2021

Adesione al Patto per i Piani di Zona

Abbiamo risposto ad un appello lanciato dai comitati di vari piani di zona della Capitale e riuniti nel blog Pianidizona24. 

I comitati firmatari chiedono e sollecitano i candidati alla carica di sindaco ad una presa di posizione a riguardo, questa è la lettera che abbiamo inviato loro. 

 

Gentilissimi, 

 Vi contatto in quanto sollecitato dal vostro appello e dal ruolo che ho in questa fase di campagna elettorale: candidato sindaco di Roma per la lista del Partito comunista dei lavoratori. Abbiamo letto il vostro appello: sono solidale con le vostre rivendicazioni appoggiandole e portandole in Campidoglio, qualora dovessi risultare eletto in Assemblea Capitolina. Sono disponibile fin da subito a mettere a disposizione le forze - pur esigue - del PCL di Roma per poter avviare dibattiti, incontri e confronti sulla questione abitativa.
Nonché alla partecipazione a momenti organizzati da voi. Sottoscrivo il Patto e arrivo ad un punto a me/noi del PCL molto caro: è ora di farla finita di fare soldi sulla questione abitativa, Roma è piena di queste vicende, dalla periferia nord a quella sud-est. Non sto a dilungarmi sulla questione dei PDZ su cui avete già ampiamente argomentato. La rivendicazione è giusta e va unita necessariamente alla denuncia di tutte le amministrazioni di centrodestra, centrosinistra e grilline che non hanno alzato un dito per - quantomeno - problematizzare la vicenda abitativa: non risolverla, ma almeno inquadrarla. A prescindere. Serve un piano per l’edilizia popolare e subito: l’ultimo risale al sindaco Petroselli. Stiamo parlando di più di 30 anni fa. È inconcepibile continuare in questo modo.
C'è necessità di edificare nuove case popolari all fine di un progressivo svuotamento delle infinite liste d'attesa per gli alloggi dal momento che questa situazione crea solo guerra fra poveri e invidia sociale fra subalterni e sottoproletari, pronti a pugnalarsi l'un l'altro per la spartizione delle briciole.

Porteremo in Assemblea Capitolina le vostre rivendicazioni e siamo disposti fin da ora a sederci ad un tavolo insieme a voi per poter strutturare una proposta di legge d'iniziativa popolare per sollecitare alla creazione di un piano di edilizia popolare strutturato e concreto.

Saluti comunisti,
Francesco Grisolia - PCL

giovedì 16 settembre 2021

Grisolia: «Sanità: che sia davvero per tutti e gratuita, finanziata da patrimoniale straordinaria di almeno il 10% sul 10% più ricco»

«C'è da entrare in rotta di collisione con chi sta facendo profitto sulle diseguaglianze che ci sono a Roma: non parlare di questo, significa aggiustare una fontanella in un quartiere, pitturare di giallo una casa popolare a Tor Bella Monaca o a San Basilio, ma la sostanza della povertà e dell’iniquità rimane e permarrà immutata», ha dichiarato Franco Grisolia, candidato sindaco del PCL (Partito Comunista dei lavoratori), a margine dell'iniziativa "Città futura", promossa dalla Cgil di Roma est, Rieti e Valle dell'Aniene.
«È scoppiata una pandemia: nessun governo ha mosso un dito per creare presidi sanitari pubblici che potessero far fronte alla tragica situazione in atto. Si continua a preferire il profitto di pochi rispetto alla salute di molti. Noi proponiamo, ad esempio: il raddoppio del finanziamento pubblico nella sanità che sia per tutti e gratuita, finanziato da una patrimoniale straordinaria di almeno il 10% sul 10% più ricco; la nazionalizzazione della sanità privata e dell’industria farmaceutica».

«Il nostro è un voto propagandistico? Sì, certamente. Ma chi vota per il PCL saprà certamente che ogni suo candidato non svenderà il voto ricevuto dagli elettori e lo userà per l’interesse di tutte e tutti», così in una nota Francesco Grisolia, candidato sindaco di Roma del Partito comunista dei lavoratori.

domenica 12 settembre 2021

Il PCL alle elezioni

IL PROGRAMMA DEL PCL

AMMINISTRATIVE DI ROMA 2021


Il Partito Comunista dei lavoratori partecipa alle elezioni comunali di Roma con un punto di vista alternativo e coerentemente di classe: quello dei lavoratori /lavoratrici, dei nativi e dei migranti, dei giovani, dei precari e dei disoccupati, rispetto alle formazioni che si contendono la difesa degli interessi della borghesia romana. Questo tanto più di fronte alla subalternità della sinistra riformista (Sinistra Italiana, Art21 e PRC) a forze Rosse-Brune come il partito di Rizzo e al centro-sinistra, imperniato sul PD .


Non ci illudiamo che il terreno elettorale possa rappresentare di per sé il terreno dell'emancipazione del mondo del lavoro dallo sfruttamento. Ma anche il terreno elettorale può dare visibilità e voce a una proposta d'azione, anticapitalista e rivoluzionaria, facendola conoscere a più ampi settori di massa, e favorendo l'organizzazione attorno ad essa degli strati più coscienti dei lavoratori e dei giovani. Questa è la ragione della nostra presentazione elettorale, in contrapposizione a tutti gli altri partiti.


A differenza di ogni altra forza politica, non siamo a caccia di assessorati e prebende a braccetto col PD. Non siamo alla ricerca di pacche sulle spalle di ambienti benpensanti e della loro legittimazione. Noi non abbiamo altro interesse da difendere che l'interesse dei lavoratori e la loro liberazione. Non facciamo politica per prendere voti, ma chiediamo voti a una politica: una politica intransigente di difesa del lavoro.


Non a caso siamo l'unico partito della sinistra italiana a non aver mai tradito i lavoratori. A non aver mai votato- in cambio di ministeri- missioni di guerra, sacrifici sociali, regali alle banche. A non aver mai votato, in cambio di assessori, i tagli alla sanità, le privatizzazioni dei trasporti. Siamo stati e saremo ovunque, ad ogni livello, da una parte sola. La parte degli sfruttati contro gli sfruttatori, i loro governi, le loro giunte. Non abbiamo l'ambizione nazionale di allearci col PD o di non essere scaricati dal PD, che oggi sostiene il governo Draghi, governo dei banchieri insieme alle forze reazionarie di Salvini e tutte le sue porcherie contro i lavoratori. Abbiamo un’ambizione più grande: unire gli sfruttati contro tutti i loro avversari per realizzare una società a misura d'uomo. Una società socialista.


Questo patrimonio di coerenza è decisivo perchè la sinistra e il suo popolo possano tornare a vincere. La sinistra non ha perso affatto perchè troppo “divisa”. Ha perso perchè ha cessato di essere tale. Tutte le sinistre erano unite al governo in anni recenti a votare le leggi di precarizzazione dei giovani e le finanziarie lacrime e sangue contro i lavoratori. Altro che sinistre “divise”! Tutte le sinistre sono unite, al di là delle diversità di sigla, nelle giunte di centrosinistra a votare il taglio delle spese sociali. E se litigano spesso tra loro è solo perchè si disputano poltrone e ruoli nelle stesse giunte in cui insieme siedono. Altro che sinistre “divise”! Questa politica ha posto le basi per la nascita del populismo grillino. Il dramma del sistema sanitario, in questa emergenza Covid, è soprattutto il frutto non solo di un cattivo governo (ad esempio D’Alema negli anni duemila con la regionalizzazione del sistema sanitario) ma di ma anche di pessime amministrazioni regionali targate PD, come quella dell’illustre mediocrità politica di Zingaretti alla regione Lazio.


La verità è che c'è bisogno finalmente di una sinistra vera, di una sinistra che non tradisca.

Solo una sinistra vera può unire davvero i lavoratori, i precari, il mondo dei diritti civil i disoccupati contro i loro avversari. Può contrastare le mistificazioni dominanti. Può aprire una pagina nuova. Il PCL è impegnato , controcorrente, con tutte le sue forze in questa prospettiva: unire in una vera sinistra tutti coloro che vogliono ribellarsi all'esistente, per costruire una società liberata dalla dittatura del profitto e dall’oppressione culturale normo-costituita.


IL CAPITALISMO E' FALLITO. E' NECESSARIA UN’ ALTERNATIVA DI SOCIETA'


Il capitalismo è fallito.

Circa trent’anni fa, dopo il crollo del Muro di Berlino, ci avevano raccontato la favola di un futuro radioso dell'umanità, grazie alla vittoria del capitalismo. E' accaduto l'opposto. Il capitalismo si trova di fronte alla crisi più grave degli ultimi 90 anni, e non sa come uscirne. IL Covid ha dimostrato il fallimento delle politiche del capitale, delle privatizzazioni, delle liberalizzazioni. Ovunque le politiche del capitale si sono tradotte in taglio alla sanità, alla cultura e ai diritti (come la rimozione renziana dell’art 18) è ora d’invertire questo senso di marcia, partendo proprio da Roma. 


Roma non è come le altre città della penisola italiana né per dimensioni e né per i suoi bisogni. Ha caratteristiche singolari che vanno oltre la semplice amministrazione. Questa è una realtà incontestabile nessuna amministrazione, nessun governo cittadino a sino ad ora svolto in modo dignitoso il suo compito, i poteri pubblici locali si sono avvitati nelle solite logiche borghesi di lottizzazione e spartizioni di denaro per i soliti privilegiati. L’opinione pubblica ha ben compreso questa dinamica, una dinamica comune al centro destra e al centro sinistra (in tutte le sue varianti annesse quella del M5S), per questo come primo aspetto, come PCL, vogliamo istituire un sistema consigliare che interesse tutte fasce di lavoratori e disoccupati, un modello di procedura politica che si fonda nell’esclusività delle categorie più deboli della società. L’idea è quella di attribuire al mondo del lavoro una diretta responsabilità nell’esercizio del potere pubblico nelle sue varie forme: prendere decisioni, discutere, organizzare un servizio e valutare l’attuazione di politiche deliberate


Lo Stato italiano versa ogni anno nelle tasche delle banche di decine di miliardi di Euro. Le giunte locali di ogni colore versano complessivamente ogni anno ai banchieri 70 miliardi. Ecco a cosa servono i sacrifici sempre più insopportabili imposti a lavoratori, pensionati, cittadini: a pagare quegli stessi banchieri che con le loro speculazioni e truffe sono i primi responsabili della grande crisi! Altro che “democrazia”! Altro che governi d’unità! La grande maggioranza della popolazione viene sacrificata alla dittatura di una piccola minoranza di industriali e banchieri. I principali partiti (di ogni colore) e i loro governi, nazionali e locali, sono solo gli esattori del capitale finanziario. Non a caso FI, PD, LEGA, M5S - i grandi sostenitori del governo attuale sono tutti subordinati alle politiche dettate da Draghi, compresa l’opposizione a sua Maestà della Meloni. Pensare di “riformare” questo stato di cose dando fiducia agli stessi individui che hanno governato negli venti anni è pura utopia.

Chi ha diffuso a sinistra in questi anni la leggenda di un possibile governo “amico” che possa risolvere la crisi a vantaggio dei lavoratori, ha raccontato frottole, per giustificare la propria corsa a ministeri o assessorati. I governi Prodi, Zapatero, Obama, Renzi e Conte bis sono stati il cimitero di queste fandonie e illusioni. L'univa via -certo difficile ma reale- è quella di rovesciare questo stato di cose. Mettendo in discussione il capitalismo e le sue radici. Rifiutando il pagamento del debito pubblico ai banchieri strozzini. Nazionalizzando le banche (con piena tutela dei piccoli risparmiatori), e unificandole in una unica banca pubblica, sotto controllo sociale. Espropriando le grandi aziende sotto il controllo dei lavoratori, a partire da quelle che licenziano e ignorano i diritti sindacali (GKN in testa). Ripartendo il lavoro esistente fra tutti, secondo un piano democraticamente definito dai lavoratori stessi, in modo che nessuno ne sia privato. Avviando un grande piano di opere sociali (riassetto ambientale, fonti energetiche alternative, trasporto pubblico, edilizia scolastica e popolare, riparazione della rete idrica, bonifica del territorio a partire dall'amianto) , che dia nuovo lavoro a milioni di disoccupati (italiani e migranti) e che sia finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze, dall'abbattimento dei privilegi istituzionali e clericali, dall'abbattimento delle spese militari e di guerra, dalle enormi risorse.

risparmiate con il ripudio del debito ai banchieri e la nazionalizzazione delle banche. A proposito della “lotta agli sprechi”..

Questo programma indica l'unica via possibile di alternativa. Ma non sarà realizzato né dai governi avversari, né dalla pura pressione dei movimenti, né dalle grida populiste di qualche comico guru, come Beppe Grillo che ha visto implodere il suo giocattolo privo di idee e base sociale oscillando tra essere il lustra scarpe di Salvini (Conte 1) e quello di Renzi (Conte 2). Può essere realizzato solo da un governo dei lavoratori e della popolazione povera: un governo che può essere imposto solo da una sollevazione popolare.


Lavorare in ogni lotta a questo sbocco è il nostro impegno quotidiano. La campagna elettorale è solo un terreno collaterale e provvisorio di questo nostro lavoro . Un nostro eletto/a, in qualsiasi sede istituzionale, sarebbe solo un tribuno di questa battaglia generale, in un rapporto indissolubile con le ragioni di tutti gli oppressi. Un eletto dei lavoratori, al loro servizio, per una alternativa di società. Non un agente dell'avversario tra i lavoratori a difesa di questa società, come troppe volte è successo.



IL CENTRODESTRA A ROMA: COMITATO D'AFFARI DEI POTERI FORTI E DEL PROFITTO AI DANNI DELLA POPOLAZIONE POVERA.


L’amministrazione di Alemanno quella che ha aperto la strada alla giunta Raggi fu spinta all’epoca da un ciclone devastante ma finì con il massacrare la città.

La sua politica fu quella di favorire, in senso corporativistico, il suo enturage (affare parentopoli) ai vertici delle aziende municipali. Così la destra di Dio, patria e famiglia si è “trasformò” in Dio, prendi e famiglia…

La situazione della città era impressionante, il degrado era all’ordine del giorno, l’incapacità del sindaco nel gestire le normale difficoltà (vedere la triste vicenda, l’impreparazione disagio neve) a sviluppare una politica sull’emergenza abitativa, sull’occupazione ecc.


La legge del profitto e le sue compatibilità l'hanno fatta insomma da padrone, a danno della sicurezza più elementare del territorio.



Dunque da ogni punto di vista, la giunta Alemanno ha operato come agenti degli industriali, dei banchieri, dei costruttori e più in generale del profitto . La subordinazione religiosa al Patto di stabilità imposte dalle finanziarie nazionali di centrodestra e centrosinistra ne è la misura. Il coinvolgimento, del centrodestra di Alemanno, ripetuto nel malaffare (“Regione Fiorito ne è il portato naturale)

Non può esservi alternativa reale a tutto questo se non rovesciando questa logica: sfidando apertamente, anche sul terreno locale, la dittatura del capitale, e contrapponendovi le ragioni del lavoro e della maggioranza della società. Siano i lavoratori a governare Roma, non le banche, gli industriali e la Curia. Questa è l'unica reale alternativa


L’INCOMPETENZA DEL M5S 


La città eterna dopo il dramma dell’ex missino, genero del “fascistissimo” Rauti è stata devastata dall’amministrazione Raggi, da buche grandi come auto.

Il verde pubblico è in completo degrado prodotto dai i rifiuti, segno distintivo della città. Oppure è normale vedere, incontrare animali selvatici, poveri animali come i cinghiali scorrazzare per le vie di Roma. Neanche sul terreno della normale amministrazione la Raggi è riuscita a fare qualcosa come ad esempio l’ATAC, l’azienda municipalizzata per il trasporto urbano dove si registra un totale disastro su tutta la linea da ritardi cronici, bus in fiamme e disservizi di ogni genere.


In quattro anni di amministrazione di Virginia Raggi è stato l’esempio lampante del fallimento. Tutte le questione, i problemi storici che riguardando Roma e le fasce più deboli sono rimasti gli stessi problemi come l’emergenza abitativa, riqualificazione delle periferie, sostegno alla famiglie più povere, questione ambientale, emancipazione del genere femminile e mondo LGBTQI sono rimasti congelati se non aggravati. Questo denota che la politica “antisistemica” del M5S era solo forma nella sostanza si sono pronati ai padroni in modo del tutto simile alle giunte Veltroni e Alemanno .




NON BASTA CAMBIARE IL DIRETTORE D’ORCHESTRA, BISOGNA CAMBIARE ANCHE MUSICA

BASTA CON IL CENTRO SINISTRA


Dopo I massacri sociali effettuati delle precedenti amministrative di Rutelli e Veltroni , dopo i proclami e gli slogan di cambia il vento, cambia l’aria, Roma si trova oggi a fare i con ti con l’ennesima candidatura dei poteri forti a servizio del clero. Un centro sinistra (con l’adeguamento senza principi della sinistra radicale) ripresenterà i nomi noti, che nulla hanno a che fare con la tradizione della sinistra anzi legati ai poteri forti della città, della nazione. Questa politica è partita con il piede sbagliato. In questo contesto si aggiunge anche la candidatura di Calenda, una sorta di Martelli con meno capacità che attingendo ancora al pensiero “socialista liberale” (una sorta di ossimoro in politica) avanza alcuni progetti, alcune idee. Naturalmente fa questo con quarant’anni di ritardo e rimuovendo completamente il fallimento della sua breve attività politica e la storia a cui fa riferimento ovvero i vari Craxi, Blair ecc.


Come più volte ho sostenuto e come più volte , come PCL abbiamo detto : i governi di centro destra e di centro sinistra suonano tutti lo stesso spartito fanno solo gli interessi della grande borghesia, del capitale, della chiesa. Esempio è appunto l’amministrazione Veltroni confindustriale, che ha curato il bilancio della nostra città con la stessa cura che Draghi ha attuato a livello europeo…

Quindi per gli interessi che il centro sinistra pensa di rappresentare a livello locale sono gli interessi dei poteri forti del clero e lacrime e sangue per il mondo del lavoro
L’unica vera alternativa è un governo dei Lavoratori 




PER UN ANTIFASCISMO DI CLASSE!


il fascismo non è la risposta della borghesia a un attacco al proletariato, ma piuttosto l’espressione della decadenza della società. Oggi più che mai assistiamo ad una ripresa politica delle organizzazioni di estrema destra anche grazie alla complicità di alcuni media o di politici di primo piano (non a caso) come il caso del sottosegretario Durigon. IL loro "risveglio" trova nella crisi e nella copertura dei vari governi (sino a poco tempo fa in carica) di centro destra. Basti pensare a Salvini che oramai è un vero sponsor del merchandising di Casapound nonché un commensale gradito.

IL dovere,  il primo compito di un' organizzazione rivoluzionaria come la nostra è quella di saper intercettare il malcontento presente nelle periferie e spiegare a tutti che il fascismo non è la soluzione. Dobbiamo parlare di cultura, la destra è portatrice di dogmi e false verità (Dio, Patria e famiglia), noi dobbiamo rispondere con la lotta di classe internazionalista allo sciovinismo piccoloborghese che la destra esprime. Le persone, questo dobbiamo spiegare in modo certosino, non si dividono per nazionalità, etnia,religione e orientamento sessuale ma tra sfruttati e sfruttatori.

L’antifascismo è stato nella storia essenzialmente prerogativa dei militanti comunisti, socialisti ed anarchici, i quali hanno pagato al fascismo il prezzo più alto in termini di repressione, mentre altri, come il Partito Popolare (antenato della DC), ha sostenuto l’avvento della dittatura fascista fino a far parte del primo governo Mussolini. 

Da alcuni anni assistiamo a squallidi tentativi di “pacificazione” tesi ad affermare il concetto che partigiani e repubblichini fascisti fossero tutti uguali, tutti egualmente italiani e patrioti ( in questi giorni a Roma è apparso tra le vie della città un manifesto atto a spiegare " l'onore" dei repubblichini di Salò). 
Oggi, come ieri, bisogna dunque guardarci da chi tenta di cambiare la storia per affermare nel presente un nuovo autoritarismo fatto di razzismo e discriminazioni nei confronti di ogni “diversità", di negazione dei diritti dei lavoratori, di repressione poliziesca del dissenso, d’annientamento di ogni garanzia sociale. 
E' necessario, anche, stare attenti anche a chi agita strumentalmente la bandiera dell’antifascismo per nobili calcoli elettorali: come in passato ha fatto il centrosinistra . Se oggi c’è qualcosa da ricordare sono i 40.000 italiani che furono strappati dalle loro case dai militi della Repubblica Sociale o dalle truppe tedesche e deportati nei lager, di questi 30.000 erano partigiani, antifascisti e lavoratori arrestati in gran parte dopo gli scioperi del marzo del 1943. 


VIA I FASCISTI DA ROMA!


RIVENDICAZIONI E PROPOSTE


Il nostro programma “elettorale” è molto poco elettorale dunque molto concreto.

Non si limita ad elencare i buoni propositi del nostro Candidato Sindaco, che Sindaco non sarà. Ma presenta innanzitutto quello che comunque facciamo e faremo a fianco dei lavoratori, precari, disoccupati genovesi, in opposizione alle giunte di centrosinistra o centrodestra. Sia se resteremo fuori del Consiglio Comunale. Sia, con forza ben superiore, se la nostra candidata a sindaco sarà eletta.


Le politiche di attacco al lavoro, di privatizzazione, di tagli sociali, continueranno purtroppo anche a Roma sia che vinca il centrosinistra, sia che vinca il centrodestra o il populismo oscillante della Raggi. 


Noi ci opporremo con tutte le nostre forze a queste politiche, chiunque le gestisca. Come facciamo a Milano o In Calabria e ovunque. Sosterremo tutte le lotte che si svilupperanno contro di esse. Lavoreremo a unificarle in una grande vertenza cittadina. Chiederemo incessantemente a tutte le sinistre cittadine (politiche, sindacali, associative, di movimento) di rompere con esse e di combatterle, in ogni sede, a partire dalle piazze e dai luoghi di lavoro. Di rompere col PD e codazzo cessando di votare o sostenere tagli e privatizzazioni in cambio di assessorati. Di realizzare con noi un fronte unico delle sinistre al fianco dei lavoratori, contro le forze dominanti.


Al tempo stesso non ci limiteremo all'opposizione. Non siamo solo “antagonisti”. Siamo comunisti. Non ci limitiamo a combattere l'attuale potere, vogliamo un altro potere, quello dei lavoratori, in funzione di un altra società, dove a comandare non siano le banche ma chi lavora.


In questo senso avanziamo un programma di rivendicazioni radicali: tanto radicali quanto radicale è la crisi che i lavoratori subiscono e l'attacco che viene loro portato. E' il programma di una giunta di svolta a Roma, che abbia il coraggio di rompere apertamente con le regole del gioco del capitalismo e di battersi per un governo nazionale dei lavoratori.


Una giunta di svolta dovrebbe innanzitutto:


  1. Rifiutare di subordinarsi alle logiche bancarie imposte dal governo Draghi e ripudiare l’asservimento amministrativo, le risorse recuperate vanno investite nei servizi pubblici e sociali, a tutela dei lavoratori e della popolazione povera.


  1. Abolire il finanziamento pubblico di scuole private, laiche o confessionali, devolvendo le risorse così risparmiate all'istruzione pubblica e agli asili. Opporsi al finanziamento regionale delle cliniche private, a vantaggio della sanità pubblica e della cancellazione dei tickets. Tutti i servizi sociali devono essere pubblici, sotto controllo sociale. Tutte le aziende e servizi privatizzati a Genova in tanti anni, vanno recuperati al controllo pubblico.


  1. Applicare l 'IMU sulla prima casa popolare di abitazione ai redditti sopra i 50.000 euro (esentare le famigli più povere) e applicare un prelievo progressivo sulle seconde e terze case. Requisire le case sfitte, a partire da quelle detenute dalle grandi società immobiliari e porle a disposizione della popolazione povera e bisognosa. Requisire le grandi proprietà immobiliari del Clero (esclusi i luoghi di culto) e usarle a fini sociali sotto controllo pubblico, a partire da strutture autogestite per i giovani e di strutture di ritrovo per anziani.


  1. Promuovere un autonomo controllo popolare sul territorio, col pieno coinvolgimento di comitati di quartiere e strutture sindacali, per censire in modo capillare tutti i casi di sfruttamento odioso del lavoro nero e irregolare, e di evasione fiscale e contributiva: imponendo la regolarizzazione dei lavoratori sfruttati (o la requisizione delle aziende responsabili) e investendo le risorse così recuperate nell'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari della pubblica amministrazione.


  1. Abbattere i privilegi istituzionali: sindaco, assessori, consiglieri, dirigenti del Comune e delle aziende comunali dovranno avere uno stipendio non superiore a quello di un operaio specializzato. Le risorse così liberate dovranno partecipare al finanziamento di un salario sociale ai disoccupati in cerca di lavoro.

  2. Recupero pieno al controllo pubblico della gestione dell'acqua, riassetto idrogeologico del territorio, piano generale di raccolta differenziata dei rifiuti, ampliamento dei consultori, potenziamento del trasporto pubblico cittadino, risanamento dell'edilizia scolastica e residenziale.

  3. Esproprio dei beni ecclesiastici.

  4. Promuovere una grande battaglia per liberazione d’identità di genere. Questo tema non deve passare unicamente, seppur importante, per una logica istituzionale ma deve anche passare da una lotta politica, di massa e sociale per i diritti civili. Il mondo LGBTQ deve essere visibile, prendersi la parola, la vita è i propri diritti.

  5. Obiettare gli obiettori spesso una donna o una coppia che scelgano di interrompere la gravidanza incontrino ostacoli non indifferenti nell’accesso al servizio, al punto da trovarsi nella situazione di aver superato il terzo mese di gravidanza. Questo non è ammissibile in ogni ospedale e struttura sanitaria ed in ogni orario ci deve essere un medico in grado di poter garantire l’aborto, si deve valutare caso per caso la diffusione dei medi obiettori in ogni ospedali e se in sovrannumero saranno spostati in altre strutture.



Una simile giunta di svolta, e il suo programma- proprio per il loro carattere di rottura- incontrerebbero l'opposizione aperta dei governi nazionali (e locali) di ogni colore. E dunque potrebbero essere imposti e realizzati solo da una mobilitazione di massa straordinaria in aperta contrapposizione alle classi dirigenti. Anche a questo fine, l'intera macchina comunale andrebbe rivista da cima a fondo: trasferendo il potere reale nelle strutture autorganizzate, come scritto sopra, dei lavoratori e del popolo, quartiere per quartiere, e su scala cittadina. Una assemblea cittadina di delegati eletti nei posti di lavoro e nei quartieri, privi di ogni privilegio sociale, permanentemente revocabili dai loro elettori, sarebbe infinitamente più forte, più efficiente, più democratica, più economica, di qualsiasi vecchia macchina burocratica dello Stato. E' la prefigurazione di un altro Stato: non più lontano e nemico dei lavoratori, ma organizzatore ed espressione della loro forza.

Una simile giunta sarebbe a tutti gli effetti un organo di potere degli sfruttati contro sfruttatori. Per questo costituirebbe di per sé un fattore di richiamo per i lavoratori di tutta Italia, e un atto di ribellione contro le classi dirigenti nazionali. Per questo sarebbe solo un passo in direzione di una alternativa generale, uno strumento di lotta per un governo dei lavoratori in tutta Italia.



Peraltro solo una lotta radicale generale per una alternativa anticapitalista può strappare cammin facendo risultati parziali e concreti. Le classi dominanti sono disposte a concedere qualcosa solo quando hanno paura di perdere tutto. Rivendicare “tutto” è l'unico modo concreto di strappare qualcosa. E viceversa. Respingere una prospettiva di lotta radicale, è il modo sicuro di non ottenere niente, e dunque di continuare ad arretrare lungo una discesa senza fondo.


Per questo ci rivolgiamo a tutti gli sfruttati ed oppressi di questa città, a partire dalle persone più combattive, più generose, più coscienti, per dire loro la cosa più semplice: uniamo le nostre forze attorno ad un programma di vera opposizione e di vera alternativa. Anche attraverso il voto: perchè ogni voto al PCL rafforzerebbe quel programma. Ma soprattutto al di là del voto, nei luoghi di lavoro, nelle strade, nelle piazze: perchè lì si deciderà chi comanda e chi obbedisce nella società italiana. Noi vogliamo che al posto di comando vadano finalmente i lavoratori. Dare un partito a questo programma è l'impegno del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL).



PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI


sabato 12 giugno 2021

Facciamo acqua da tutte le parti! [A dieci anni dalla vittoria referendaria]

Dieci anni fa il referendum del 12 e 13 giugno 2011 ha sancito, in modo netto come da tempo non accedeva, il no alla privatizzazione dell’acqua. 27 milioni di persone hanno deciso che l’acqua è un bene comune, fuori dalle regole del mercato e del profitto. Ad oggi, quel risultato è costantemente ignorato ad ogni livello politico e istituzionale: tanto dai governi centrali (UE e italiano) e dalle giunte locali pentastellate, di centrodestra, di centrosinistra.  

Roma, Acea. Profitto per pochi, disservizi per molti
L’azienda pubblica fornitrice di acqua è, già da anni, impegnata in una missione privatistica e aziendalistica. Acea viene definita uno “strano animale”: è una società per azioni quotata in borsa e la maggioranza è del Comune di Roma ma a decidere le strategie ci sono i soci privati, i francesi di Suez (23,3%) d’intesa con Francesco Gaetano Caltagirone (5%). Come società a maggioranza pubblica dovrebbe fare gli interessi del pubblico: non si tratta di proprietà pubblica o privata ma di inalienabile diritto alla vita per migliaia di persone. Acea, di fatto, si comporta come un’azienda privata e, dunque, la sua missione è massimizzare i profitti e dare dividendi ai soci, sfruttando la posizione di monopolio di cui gode, violando palesemente il risultato e la volontà popolare del referendum sull’acqua del 2011. Tutto ciò significa che in questi anni si è speso pochissimo per migliorare il servizio e mettere in atto investimenti che migliorassero la situazione delle condutture idriche e sistemasse disservizi già noti, come anche il CRAP ha denunciato a più riprese ed incessantemente.

Dispersione idrica: zero investimenti
Acea Ato 2 è la società operativa del Gruppo Acea che gestisce il servizio idrico integrato nell’Ambito Territoriale Ottimale (Ato, per l’appunto) del Lazio centrale, comprensivo di Roma e altri 111 comuni della regione. L’ATO2, con un’estensione territoriale superiore a 5.000 chilometri quadrati e a circa 3.600.000 abitanti, è il più grande in Italia e gestore del servizio idrico integrato dal 26/11/2002. La quota di partecipazione di Acea SpA è pari al 96.46% e «secondo i dati Mediobanca, nel 2016 Acea Holding ha registrato un risultato netto positivo di ben 643 milioni. Di questi guadagni, 90 milioni sono venuti dall’attività di Acea Ato2». Nell’attuale fase dovremmo discutere di come usare gli utili di Acea per il bene comune e non pensare ai dividendi dei suoi azionisti privati. Nel 2017, quando la crisi idrica del razionamento dell’acqua era alle porte Acea staccò assegni di dividendi milionari ai suoi soci (su tutti Comune di Roma e GDF-SUEZ dopo lo scambio di azioni col gurppo Caltagirone) ma la dispersione di acqua nelle tubature di Acea Ato2 era di appena il 25% nel 2007 salendo al 35% sei anni dopo per toccare il 45%.

Cosa pensiamo

Ribadiamo che di fronte agli inganni della politica del capitalismo italiano, europeo, mondiale, che si rincorrono e si danno spallate per privatizzare il più possibile, c’è una soluzione. Dobbiamo rispondere in modo netto a questo affronto ridicolo e surreale con una politica netta e di classe. Uniamo la lotta per l’acqua con la lotta per l’estensione dei diritti civili e sociali; con la lotta per la nazionalizzazione delle banche strozzine e porle sotto il controllo dei lavoratori. Dobbiamo uscire dalla logica della “correzione” del sistema: il sistema capitalistico è incorreggibile. Questo sistema basato sul profitto e l’anarchia di produzione: va superato, un altro mondo è possibile e si chiama socialismo! 

1. Esigiamo che venga rispettata la volontà referendaria di dieci anni fa a cui non è mai stato dato seguito 

2. Contro le privatizzazioni dei beni comuni 

3. Per un'altra gestione delle risorse e dell’economia. 

Per un governo dei lavoratori! Per il socialismo!