domenica 12 aprile 2015

Vertenza Contrattuale del Comune di Roma


Come è noto dalle cronache, con l’esigenza di tagliare le spese, i vertici del Comune di Roma hanno pensato bene di rivalersi sui lavoratori comunali, deliberando unilateralmente, ad agosto 2014, un nuovo contratto decentrato che, introducendo i famigerati meccanismi della legge Brunetta, affida alla dirigenza uno smisurato potere discrezionale di sottrarre reddito alle buste paga, di stroncare qualsiasi prospettiva di lavoro per il precariato, di disporre totalmente del tempo delle persone senza una reale ragione organizzativa e gestionale, di ridurre in definitiva tutto il personale a una condizione di miseria e obbedienza. 

 CGIL, CISL e UIL dopo avere gettato fumo negli occhi dei dipendenti capitolini con inutili proclami e manifestazioni di piazza, si accingevano, compiacenti, ad avallare questo ennesimo scempio. Per fortuna a presidiare la trattativa in quei giorni, tra gennaio e inizio febbraio 2015, vi era il sindacato USB e la sua massiccia mobilitazione dei lavoratori delle scuole comunali e i loro familiari. Era presente anche il PCL sezione Roma, attivo nel suo lungo e paziente lavoro politico di radicamento nelle vertenze contrattuali dell’amministrazione romana, delle sue aziende partecipate e nella ricerca di consensi tra i suoi lavoratori.Circondati da quella folla conflittuale i suddetti sindacati si sono limitati a sottoscrivere con la parte datoriale comunale, il 6 febbraio scorso, una preintesa, dai contenuti apparentemente migliorativi rispetto a l’atto unilaterale, e da sottoporre al vaglio referendario dei lavoratori. 

Nel frattempo il 5 marzo si sono svolte le elezioni per il rinnovo delle RSU comunali, che hanno visto erodere significativamente i consensi della triade CGIL-CISL-UIL a vantaggio di USB che ha raddoppiato i voti. Forse proprio a causa di questa doccia fredda la UIL ha prontamente ritirato la sua firma dalla preintesa. Invece, CGIL e CISL, in vista del referendum, hanno perseverato in una strategia che vale la pena menzionare: hanno da prima imposto un quesito referendario ingannevole, inserendo l'affermazione che votando SI alla preintesa, si superava l’atto unilaterale, eludendo furbescamente la questione che i dipendenti capitolini erano chiamati ad esprimersi unicamente sui contenuti dell'accordo sottoscritto da queste due sole sigle sindacali. Poi si sono adoperati affinché la gestione e l'organizzazione del referendum del 25 marzo fosse solo loro appannaggio, infischiandosene dello Statuto dei Lavoratori dove è chiaro che tutte le sigle aziendali debbono essere presenti nel comitato referendario e non solo una parte. 

D’altra parte con il NO alla preintesa, promosso da USB e svariate altre sigle si obbligavano i vertici capitolini a cancellare l’atto unilaterale (per sua natura temporaneo) e ritornare a trattare scrivendo un nuovo contratto vincolato alle reali richieste dei lavoratori, mandando contemporaneamente un forte segnale di dissenso ai sindacati che si sono prestati alla svendita dei loro diritti. Nonostante la disponibilità da parte di USB a qualsiasi dibattito pubblico per far emergere la verità anche attraverso un confronto tra le parti, CGIL e CISL hanno proseguito ad oltranza con le loro pretestuose bugie fino al giorno del referendum e sono stati clamorosamente smentiti da un secco NO che ha raggiunto il 60% decretando la bocciatura della preintesa. Si capisce quindi che quel’ipotesi di contratto, scritto e sottoscritto con il padronato comunale, ai lavoratori capitolini non piaceva proprio. I due sindacati sconfitti hanno prontamente ritirato la firma da quel contratto ma senza accennare ad una autocritica; nonostante sembra evidente che gran parte dei loro stessi iscritti, la stragrande maggioranza di coloro che pretendevano di rappresentare, hanno votato contro le loro indicazioni. 

Migliaia di lavoratori hanno scelto di bocciare un contratto miserabile e sono riusciti, dopo forse troppo tempo, a drizzare la schiena e a gridare un sonoro “NO” a chi pretendeva con colossali menzogne e la disinformazione la loro sottomissione a l’infame ricatto. Oggi, questi sindacati e i padroni loro referenti,indignati dalla inaspettata prova di forza dei lavoratori, reagiscono con una farneticante propaganda mediatica contro i “ribelli”, a suon di ricostruzioni creative di quello che sarebbe accaduto se avessero votato “SI”, raccontano di un contratto fantastico che stava per regalare centinaia, se non migliaia di euro a tutti e di lavoratori che, poveri ingenui, si sono fatti turlupinare ed hanno incredibilmente rifiutato questo dono generosamente elargito da una magnanima amministrazione. In realtà la troika concertativa, pronta a qualsiasi turpitudine, ha firmato un accordo che nessuno voleva e ha preteso di realizzare un referendum con modalità auto-dirette. Dopo averlo perso, invece di rendersi conto dell’accaduto e riflettere su tutte le loro malefatte, cercano all’esterno il colpevole di una disfatta che è soltanto loro, riuscendo a offendere ancora i comunali trattandoli da sprovveduti. 

In tutto questo USB,nelle sue dichiarazioni, afferma che darà corso al mandato ricevuto dai lavoratori per costringere l’amministrazione a tornare immediatamente al tavolo di trattativa, coinvolgendo tutte le altre organizzazioni sindacali schierate sul fronte referendario del “NO”, per programmare insieme le iniziative necessarie all’ottenimento di un nuovo contratto che rispetti la dignità etica e professionale dei dipendenti capitolini ed abbia come obiettivo il miglioramento dei servizi ai cittadini. 

Il PCL sezione Roma è solidale con questa lotta e continuerà a partecipare a fianco delle avanguardie sindacali in questo conflitto contrattuale,impegnandosi con vigilanza rivoluzionaria affinché siano al meglio tutelati gli interessi delle migliaia di lavoratori capitolini.

PCL - Sezione di Roma

Il 25 Aprile al fianco del popolo palestinese

La sezione romana del Partito Comunista dei Lavoratori esprime il proprio stupore difronte alla recente dichiarazione dell'Anpi Nazionale, avente ad oggetto l'invito a «evitare che la presenza di bandiere di Paesi stranieri rappresenti motivo di scontro ed è fondamentale che abbia una collocazione distinta rispetto ai simboli e alle bandiere delle forze partigiane». Crediamo, come PCL, che queste parole siano dettate dalla malcelata finalità di escludere la bandiera e la rappresentanza palestinese dalle celebrazioni della Resistenza, a seguito dei fatti successi a Roma lo scorso 25 Aprile. 


Il 25 Aprile del 2014, siamo stati al fianco delle compagne e dei compagni della rappresentanza Palestinese, vittime dell'azione squadrista e provocatoria di alcuni decine di sionisti, che hanno tentato di impedire la libera e democratica partecipazione delle bandiere palestinesi alla partenza del corteo. Siamo sdegnati dal tentativo mediatico di rovesciare la realtà, facendo risultare i compagni e le compagne che hanno condiviso quei momenti in piazza del Colosseo come i provocatori che vogliono impedire alla comunità ebraica di partecipare alla ricorrenza della Liberazione.

Per il PCL, il 25 Aprile è una giornata di lotta, sia in ricordo e profondo ringraziamento a tutti quei combattenti che hanno dato la vita contro il nazi-fascismo, sia a sostegno a chi oggi combatte il fascismo, che si annidi nel Kurdistan, nel Donbass o in Palestina. Non è una giornata unitaria; è una giornata di celebrazione dell'antifascismo vittorioso sul dispotismo fascista; per noi non può essere neppure una giornata di lotta comune interclassista, poiché oggi come ieri, fu il capitalismo, ad appoggiare prima e armare poi il nazi-fascismo.

Parteciperemo anche quest'anno all'iniziativa organizzata dall'ANPI, con il nostro antifascismo di classe, sostenendo il diritto di poter sventolare, accanto ai simboli della Resistenza storica, la bandiera della Palestina, simbolo della Resistenza di quel popolo contro l'oppressione sionista e, più in generale, simbolo dell'oppressione borghese.

Per inciso, ricordiamo all'Anpi Nazionale che il riferimento fatto ai “Paesi stranieri”, non può includere la Palestina: l'Italia, come la maggior parte delle Democrazie occidentali, infatti, non riconosce lo Stato di Palestina,se cosi fosse, ciò avrebbe significato che il popolo palestinese aveva riottenuto e aveva visto riconosciuti il diritto alla propria terra e alla propria soggettività internazionale...oggi i Palestinesi non hanno ancora uno Stato...

Per chiarezza politica, il PCL non si batte per la soluzione “due popoli, due stati”, espressione edulcorata dell'imperialismo occidentale, ma per “due popoli, uno stato”, dove lo stato sia laico e socialista.

ORA E SEMPRE RESISTENZA!
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!
MORTE AL NAZI-FASCISMO E AL CAPITALISMO!
PALESTINA LIBERA!

Per la Sez. romana del PCL

Le compagne e i compagni