domenica 25 ottobre 2015

Contro ogni sgombero

A Roma, da piazza di Cinecittà, il pomeriggio di venerdì 23 ottobre, è partita una partecipatissima manifestazione a sostegno del Centro Sociale Occupato e Autogestito Corto Circuito, storica realtà di Roma sud-est che dopo 25 anni di presenza vitale e resistenza politica, sociale e culturale si vede minacciata di sgombero, in un purulento gioco delle parti tra amministrazione comunale e magistratura.

Il PCL è al fianco delle compagne e dei compagni del “Corto” e di tutte le forze del territorio, rivoluzionarie o riformiste che siano, che si oppongono alla logica del profitto e della “legalità borghese”. Come è nel suo DNA, il Partito Comunista dei Lavoratori è dalla parte del lavoro e degli sfruttati, contro il capitale e gli sfruttatori. L’ondata di sgomberi che sta attraversando l’Italia, sgomberi eseguiti con la medesima ingiustificata violenza che le forze dell’ “ordine pubblico” hanno sempre mostrato, non solo in alcuni casi isolati, è espressione di questa contrapposizione e al tempo stesso è espressione del timore del capitale di qualunque forma sociale che con la sua sola esistenza metta in questione l’ “ordine costituito”.

NESSUNA OCCUPAZIONE DEVE ESSERE TOCCATA, SIA ESSA A SCOPO ABITATIVO, POLITICO O DI AGGREGAZIONE!

PER IL DIRITTO AD ABITARE E VIVERE I QUARTIERI!

ORA E SEMPRE RESISTENZA!





Partito Comunista dei Lavoratori - Roma

venerdì 25 settembre 2015

Al FIANCO DEI LAVORATORI DEL COLOSSEO PER LA TUTELA DEL DIRITTO D’ASSEMBLEA INSIEME PER IL SOCIALISMO

La sezione romana del Partito Comunista dei Lavoratori esprime la sua solidarietà e vicinanza ai lavoratori e alle lavoratrici dell’Anfiteatro Flavio, oggetto di un vergognoso attacco, da parte del Presidente del Consiglio e del Ministro per i beni culturali ai loro legittimi diritti sindacali, per altro regolarmente esercitati come acclarato dallo stesso Franceschini.

L’art. 20 dello Statuto dei diritti dei Lavoratori garantisce dieci ore annue retribuite per lo svolgimento delle assemblee su temi di carattere lavorativo e sindacale. I lavoratori hanno discusso sic et sempliciter degli straordinari non pagati e del collasso nel mantenimento del più importante monumento d’Italia e il quinto nel mondo: 1 custode ogni mille turisti. L’aver fatto notare agli intrepidi ministri che scioperi analoghi e più pesanti sono avvenuti alla Tour Eiffel (intera giornata di sciopero) e al British Museum (5 giorni di sciopero), non ha distolto il Consiglio dei Ministri a emanare un DL che equipara il lavoro nei musei e nei luoghi turistici a servizi pubblici essenziali, alla stregua di un servizio ospedaliero, di trasporto o di protezione civile. Di questo passo quasi tutte le attività lavorative potrebbero essere considerate servizi pubblici essenziali, se dovesse passare il concetto giuridico della necessità di non limitare la libertà degli utenti di fruire di un servizio.

Il malcelato intento invece, molto più pragmatico, è quello di ridurre ai minimi termini oppure eliminare i diritti sindacali e l’azione di tutela del sindacato; cosi dobbiamo intendere gli attacchi twittati di Renzi contro i lavoratori, inglobandoli nella odiata categoria dei sindacalisti definiti anti-italiani.

Un tweet che puzza di retorica fascista, quando chi criticava, si opponeva o semplicemente rivendicava era definito anti-italiano. “La misura è colma” continua Renzi e su quest’espressione noi comunisti rivoluzionari concordiamo: è colma perché è indecente che la Soprintendenza abbia richiesto i nominativi dei lavoratori che hanno partecipato all’assemblea sindacale di tre ore, regolarmente convocata; è indecente la politica anti-operaia a livello nazionale e locale portata avanti dal capo del Governo e capo del Pd e dal sindaco, commissariato de facto, Ignazio Marino.

Ci auguriamo che la risposta sindacale vada ben oltre ad un semplice biasimo mediatico da parte di Susanna Camusso e siamo convinti che i lavoratori pretendano una risposta più adeguata e confacente all’attacco che è stato perpetrato al diritto di assemblea.

Con le lavoratrici e i lavoratori del Colosseo senza se e senza ma.

Contro le politiche antisindacali e filo-padronali del governo Renzi e della giunta Marino.

Per la difesa dello Statuto dei diritti dei lavoratori e per il recupero delle prerogative sindacali perdute per colpa delle burocrazie sindacali.

Per il socialismo e il Governo dei Lavoratori a Roma, in Italia, in Europa, nel Mondo.


Partito Comunista dei Lavoratori - Roma

martedì 22 settembre 2015

Al fianco dei lavoratori CISA, contro l'arroganza del padrone!

Oggi oltre 150 operai della fabbrica CISA di Faenza hanno presidiato il ministero dello sviluppo economico durante il tavolo di trattativa che vede contrapposti i lavoratori all'azienda che da mesi ha deciso di mandare via oltre 200 lavoratori su un totale di 500. La posizione dei padroni è resa ancor più odiosa dal fatto che l'azienda non sta passando un periodo di crisi, continua a macinare profitti e proprio in queste settimane sta acquisendo un'altra fabbrica in Germania (la SimonVoss) per 210 milioni di euro. 

In seguito al tavolo contrattuale l'azienda ha fatto una contro offerta abbassando a 130 esuberi con una buonuscita di 24 mensilità (invece degli iniziali 200 esuberi e 12 mensilità) ma pretendendo di spostare i macchinari. I lavoratori a quel punto hanno fatto capire molto chiaramente che soprattutto quest'ultima evenienza non sarà accettata e il sindacato ha annunciato che non accetterà nessun esubero che non sia volontario (con un'offerta economica superiore a quella attualmente sul tavolo).

Come Partito Comunista dei Lavoratori rinnoviamo il pieno sostegno militante alla lotta dei lavoratori e delle lavoratrici CISA e ribadiamo le nostre posizioni:

PRESIDIO PERMANENTE! 
BLOCCO DELLE MERCI!
I MACCHINARI NON DEVONO LASCIARE LA FABBRICA!  
UNITÀ FRA GLI OPERAI IN LOTTA DELLE TANTE VERTENZE SPARSE PER IL TERRITORIO LOCALE E NAZIONALE!

Partito Comunista dei Lavoratori - Roma





martedì 16 giugno 2015

Al fianco dei lavoratori e di nessun altro


Ieri, 15 giugno 2015, come sezione romana del partito comunista dei lavoratori abbiamo partecipato con la nostra bandiera e un nostro volantino al presidio per pretendere le dimissioni del consiglio comunale, ormai irreversibilmente compromesso da mafia capitale e la cui popolarità è andata distrutta dalle misure lacrime e sangue sui dipendenti pubblici. Abbiamo inteso la nostra presenza null'altro come la continuazione del nostro impegno al fianco dei lavoratori in difficoltà e non certo per dare visibilità o un qualche tipo di appoggio a chi in quella piazza ci stava, a nostro parere, per capitalizzare un futuro e probabile scioglimento del comune per accaparrarsi la maggioranza al consiglio comunale (Movimento 5 Stelle in testa, ma anche Alfio Marchini noto imprenditore romano). In quest'ottica giudichiamo un azzardo da parte dei sindacati di base aver dato molto spazio alla possibile futura nuova amministrazione a cinque stelle, tanto più che si parla di un partito che si è espresso a più riprese per l'abolizione del sindacato in quanto tale (http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=4298). Il tempo ci darà le risposte, noi rimaniamo convinti che nessuna amministrazione borghese possa dare le case a chi non le ha, dare lavoro a chi ne è privato, difendere salari e tutele. Tutto questo può solo essere conquistato con la lotta organizzata di lavoratori, studenti, disoccupati contro il sistema capitalista ed è in questa prospettiva che continueremo ad appoggiare scioperi e manifestazioni dei lavoratori.

di seguito il testo del volantino distribuito in piazza:


CONTRO LA MAFIA DEL CAPITALE! 
SOLO LA LOTTA DEI LAVORATORI PUÒ FARE PULIZIA! 

“Se resta sindaco Marino se magnamo Roma” così si esprimeva una dei capi della Cupola romana di Mafia Capitale, Salvatore Buzzi, ex presidente della Cooperativa 29 giugno, in merito alla situazione politico istituzionale di Roma. Una situazione politica che, dalle carte dell’inchiesta, risulta essere bipartisan ai fini delle mire espansionistiche della Mafia Romana. La filosofia del vero sindaco di Roma, l’ex Nar Massimo Carminati e capo della Cupola ( “e allora mettete la minigonna e va’ a batte’ con questi, amico mio”; “ perché tanto in strada comandiamo noi”, rivolto a Buzzi), palesa un intreccio tra casta politica e capitale criminale dove è quest’ultimo ad avere il libro paga della prima. Mafia Capitale aveva un variegato giro d’affari: dalle speculazioni sui campi Rom e sui rifugiati, agli appalti per il comune fino al finanziamento delle campagne del centro-destra e del centro-sinistra. Nella tarda primavera del 2013 il fascista Carminati e il ras delle Cooperative Buzzi, dopo aver sovvenzionato la campagna elettorale di Alemanno, consapevoli di una sua eventuale sconfitta, decisero di sovvenzionare la campagna dell’attuale sindaco Marino con due versamenti da 10.000 e 20.000 euro. Il piano mafioso proseguiva con gli stipendi che la Cupola elargiva (6-7.000 euro al mese) ai consiglieri comunali per l’ottenimento di favoreggiamenti soprattutto negli appalti. Sui migranti, i fascio-mafiosi intascavano dai 30 ai 45 euro a persona. Il traffico di droga rende meno, affermava orgoglioso Buzzi. La Cooperativa 29 giugno entrando nell’Emergenza Nord Africa riusciva infatti a mettere le mani su 1 miliardo e 300 milioni di euro, così come, sul versante campi rom. Stando alle intercettazioni, infatti, il piano di ristrutturazione del campo La Barbuta, affidato al colosso francese LeRoy Merilin che, in cambio di un lauto finanziamento di 10 milioni di euro, otterrebbe la concessione di un terreno per costruire un nuovo centro commerciale. Le mani di Mafia Capitale erano ben inserite nell’aula Giulio Cesare, come dimostrano recenti indagini. L'appalto per la ristrutturazione dell'aula è stato infatti affidato, con l'aiuto dei soliti noti Buzzi e Carminati, a una ditta edile il cui padrone era già stato perquisito per turbativa d'asta. In tutto questo il sindaco Marino gioisce per aver sostituito quattro assessori indagati.

Come sezione romana del Partito Comunista dei Lavoratori chiediamo le dimissioni della giunta Marino, consapevoli che non è la Mafia la causa bensì il sistema capitalista che la genera; solo abbattendo il sistema capitalista fondato sulla logica del profitto si può togliere terreno fertile alla Mafia, la quale come una metastasi prolifera nel corpo malato del sistema del profitto.

È una vergogna che oggi partiti xenofobi o filo-fascisti come la Lega Nord, ( che oggi chiede la ruspa sui campi Rom o il blocco navale in Libia e quando era al governo incentivava le pratiche politiche che hanno portato a Mafia Capitale) si facciano promotori di azioni moralizzatrici delle vicende romane. D'altro canto il problema del malaffare e della corruzione non si risolve, come dice il Movimento 5 Stelle, con il respingimento dei migranti che scappano dalle guerre causate direttamente o indirettamente dall’imperialismo del capitale occidentale o lo scioglimento dei sindacati (fermo restando la critica alle burocrazie).

La nostra richiesta di scioglimento immediato del Consiglio Comunale va di pari passo con la nazionalizzazione dell’industria edile e dei lavori pubblici, l’accoglimento dei migranti che scappano dalle guerre create dai capitalisti, il controllo dei lavoratori sui deputati del Consiglio Comunale in modo tale che essi siano sempre revocabili e responsabili. Sappiamo che queste richieste non saranno il frutto di una vittoria elettorale e per questo invitiamo i lavoratori e le lavoratrici di Roma e d’Italia, italiani e stranieri a organizzarsi per costruire un proprio programma politico autonomo ed indipendente dai partiti della borghesia.

Partito Comunista dei Lavoratori - Roma


domenica 24 maggio 2015

Dibattito sulla vertenza dei vigili del fuoco

Ieri 23 maggio abbiamo incontrato nella sezione di Roma del PCL alcuni Vigili del Fuoco per discutere della loro vertenza, degli obiettivi che si augurano di raggiungere e dei metodi con cui proveranno a fare questo. L'assemblea è stata proficua sia dal punto di vista della partecipazione, che ha visto giovani, studenti e lavoratori (sia vigili del fuoco che di altri settori) che dal punto di vista della discussione in cui sono stati toccati punti salienti quali la condizione del servizio a cui sono sottoposti i lavoratori, l'unione delle vertenze, i metodi di lotta e il ruolo delle istituzioni borghesi. 


In chiusura dell'assemblea abbiamo ribadito la nostra volontà come Partito Comunista dei Lavoratori ad affiancare e sostenere le future iniziative dei lavoratori accompagnando ed intrecciando questo lavoro di lotta con momenti di discussione politica. Ringraziamo tutti i lavoratori e le lavoratrici intervenuti per averci dato l'opportunità di organizzare una simile iniziativa.

Partito Comunista dei Lavoratori - Roma

mercoledì 20 maggio 2015

Continua la lotta dei Vigili del Fuoco

Il 13 maggio, dopo circa sette mesi, si è tenuta a Roma una nuova manifestazione nazionale dei discontinui Vigili del Fuoco organizzata stavolta dall'USB, contro le misure volute dal governo (di cui abbiamo già discusso qui).


A quasi sette mesi dalla precedente manifestazione nazionale è forse utile cercare di trarre un bilancio. Un anno fa alla guida del presidio potevano porsi personaggi che, forse sperando in una carriera politica, cercavano di blandire i colleghi proponendo accordi a ribasso e non criticando neppure i tagli del governo e i richiami a 14 giorni. Da allora si è guadagnato in consapevolezza. La manifestazione di questo 13 maggio, anche grazie alla collaborazione dell'USB, unico sindacato che si è opposto ai tagli, è risultata più credibile. Il corteo, iniziato con un presidio davanti al Viminale, è proseguito col blocco di una strada adiacente ed ha poi raggiunto Montecitorio. Il dispiegamento di forze dell'ordine, che con decine di agenti perimetravano costantemente il corteo e successivamente deviavano lo stesso due volte con l'intento, forse, di non far raggiungere ai vigili del fuoco il palazzo di Montecitorio, è stato significativamente più intenso rispetto alla scorsa manifestazione, nonostante il numero dei discontinui in piazza (alcune centinaia) non sia sostanzialmente cresciuto.

Tutto questo, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente. Un attacco frontale e spregiudicato come quello del governo ha bisogno di una risposta adeguata. Troppe volte l'esperienza ha dimostrato, a spese dei lavoratori, che la strategia del dialogo con le istituzioni e dei compromessi è destinata a fallire, se non è sostenuta da una forte mobilitazione che minacci concretamente gli interessi della classe dominante. Di Battista potrà anche aver strappato qualche applauso sbandierando la proposta di legge del Movimento Cinque Stelle ed elencando gli inquisiti in Parlamento, ma i lavoratori non devono dimenticare che queste promesse possono rivelarsi carta straccia, se non hanno alle spalle una mobilitazione radicale e di massa. Perché questo avvenga il fronte dei lavoratori deve rimanere unito. Le promesse del politicante di turno, come le proposte di stabilizzazione con limiti di età, possono essere funzionali a generare confusione e divisione tra i discontinui.

Da parte nostra sosterremo con tutte le forze che possiamo mettere in campo la loro mobilitazione augurandoci che i discontinui Vigili del Fuoco sapranno unire le loro rivendicazioni a quelle di altre categorie colpite duramente da tagli imposti dallo strozzinaggio delle banche, grazie ad una classe politica parassitaria che ha ben chiaro quali interessi servire.

Partito Comunista dei Lavoratori - Roma

lunedì 11 maggio 2015

La lezione della Grecia, l'illusione del riformismo, l'attualità della politica rivoluzionaria

Di seguito alcune foto della riuscita assemblea pubblica organizzata dal PCL Roma sabato 9 maggio con la presenza di Yannis Agellis del partito operaio rivoluzionario greco (EEK) e dirigente del sindacato dei giornalisti e Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL. Auspichiamo che momenti di confronto così proficui e interessanti per le realtà comuniste e rivoluzionarie del nostro paese possano ripetersi in futuro.




Partito Comunista dei Lavoratori - sezione di Roma

domenica 26 aprile 2015

25 Aprile al fianco di ogni resistenza!

La sezione romana del Partito Comunista dei Lavoratori, anche quest’anno ha partecipato alle celebrazioni della Liberazione, in occasione del 70 anniversario della Resistenza partigiana vittoriosa contro le orde nazi-fasciste. Abbiamo preso parte ad entrambi le iniziative che hanno riguardato la nostra città: a Centocelle, insieme alle compagne e ai compagni del Collettivo  Studentesco Rivoluzionario, siamo stati componenti del corteo dei movimenti sociali e in piazza di Porta San Paolo abbiamo ribadito la nostra vicinanza alla comunità Palestinese, vittima lo scorso anno di un attacco squadrista ad opera di sionisti e che ci ha visto in prima linea nel resistere e garantire il diritto di tutte le resistenze ai nazi-fascismi di oggi e di ieri (curda, del donbass, palestinese ecc...) di partecipare alle celebrazioni del 25 Aprile odierno.

L’iniziativa in piazza di Porta San Paolo si è conclusa con un corteo indetto dal Comitato 25 Aprile,di cui siamo componenti e con cui abbiamo avviato un percorso politico-organizzativo da un anno a questa parte, che ha reso omaggio alle 10 donne trucidate dai nazi-fascisti sul Ponte dell’Industria,depositando dei fiori sulla targa commemorativa, alla presenza di un folto numero di persone e bandiere rosse e palestinesi. La responsabilità dell’indizione del corteo è gravata sulle spalle del Comitato a seguito della grave decisione dell’Anpi di annullare il tradizionale corteo del 25 Aprile, a seguito alla decisione della Comunità ebraica di disertare le celebrazioni, adducendo motivi falsi e pretestuosi, tra i quali presunte minacce contro i rappresentanti di quella comunità. 

Un 25 Aprile, che per noi comunisti rivoluzionari non rappresenta un giorno di festa, bensì di lotta, nel ricordo di una Rivoluzione mancata e di una Resistenza tradita dagli stessi capi “comunisti” (Stalin e Togliatti) i quali barattarono la spartizione delle aree di influenza geo-politica con chi aveva armato il nazi-fascismo (le potenze democratiche del capitalismo, Usa e Regno Unito, in primis), un solo errore, pertanto, ci fu in quel tormentato periodo: aver posato la canna del fucile partigiano e non aver portato a termine l’autentica Liberazione, quella dal capitalismo e dallo sfruttamento del lavoro salariato, obiettivo che quotidianamente, da trotskisti e comunisti conseguenti perseguiamo e perseguiremo fino alla vittoria.

Partito Comunista dei Lavoratori - Roma

domenica 12 aprile 2015

Vertenza Contrattuale del Comune di Roma


Come è noto dalle cronache, con l’esigenza di tagliare le spese, i vertici del Comune di Roma hanno pensato bene di rivalersi sui lavoratori comunali, deliberando unilateralmente, ad agosto 2014, un nuovo contratto decentrato che, introducendo i famigerati meccanismi della legge Brunetta, affida alla dirigenza uno smisurato potere discrezionale di sottrarre reddito alle buste paga, di stroncare qualsiasi prospettiva di lavoro per il precariato, di disporre totalmente del tempo delle persone senza una reale ragione organizzativa e gestionale, di ridurre in definitiva tutto il personale a una condizione di miseria e obbedienza. 

 CGIL, CISL e UIL dopo avere gettato fumo negli occhi dei dipendenti capitolini con inutili proclami e manifestazioni di piazza, si accingevano, compiacenti, ad avallare questo ennesimo scempio. Per fortuna a presidiare la trattativa in quei giorni, tra gennaio e inizio febbraio 2015, vi era il sindacato USB e la sua massiccia mobilitazione dei lavoratori delle scuole comunali e i loro familiari. Era presente anche il PCL sezione Roma, attivo nel suo lungo e paziente lavoro politico di radicamento nelle vertenze contrattuali dell’amministrazione romana, delle sue aziende partecipate e nella ricerca di consensi tra i suoi lavoratori.Circondati da quella folla conflittuale i suddetti sindacati si sono limitati a sottoscrivere con la parte datoriale comunale, il 6 febbraio scorso, una preintesa, dai contenuti apparentemente migliorativi rispetto a l’atto unilaterale, e da sottoporre al vaglio referendario dei lavoratori. 

Nel frattempo il 5 marzo si sono svolte le elezioni per il rinnovo delle RSU comunali, che hanno visto erodere significativamente i consensi della triade CGIL-CISL-UIL a vantaggio di USB che ha raddoppiato i voti. Forse proprio a causa di questa doccia fredda la UIL ha prontamente ritirato la sua firma dalla preintesa. Invece, CGIL e CISL, in vista del referendum, hanno perseverato in una strategia che vale la pena menzionare: hanno da prima imposto un quesito referendario ingannevole, inserendo l'affermazione che votando SI alla preintesa, si superava l’atto unilaterale, eludendo furbescamente la questione che i dipendenti capitolini erano chiamati ad esprimersi unicamente sui contenuti dell'accordo sottoscritto da queste due sole sigle sindacali. Poi si sono adoperati affinché la gestione e l'organizzazione del referendum del 25 marzo fosse solo loro appannaggio, infischiandosene dello Statuto dei Lavoratori dove è chiaro che tutte le sigle aziendali debbono essere presenti nel comitato referendario e non solo una parte. 

D’altra parte con il NO alla preintesa, promosso da USB e svariate altre sigle si obbligavano i vertici capitolini a cancellare l’atto unilaterale (per sua natura temporaneo) e ritornare a trattare scrivendo un nuovo contratto vincolato alle reali richieste dei lavoratori, mandando contemporaneamente un forte segnale di dissenso ai sindacati che si sono prestati alla svendita dei loro diritti. Nonostante la disponibilità da parte di USB a qualsiasi dibattito pubblico per far emergere la verità anche attraverso un confronto tra le parti, CGIL e CISL hanno proseguito ad oltranza con le loro pretestuose bugie fino al giorno del referendum e sono stati clamorosamente smentiti da un secco NO che ha raggiunto il 60% decretando la bocciatura della preintesa. Si capisce quindi che quel’ipotesi di contratto, scritto e sottoscritto con il padronato comunale, ai lavoratori capitolini non piaceva proprio. I due sindacati sconfitti hanno prontamente ritirato la firma da quel contratto ma senza accennare ad una autocritica; nonostante sembra evidente che gran parte dei loro stessi iscritti, la stragrande maggioranza di coloro che pretendevano di rappresentare, hanno votato contro le loro indicazioni. 

Migliaia di lavoratori hanno scelto di bocciare un contratto miserabile e sono riusciti, dopo forse troppo tempo, a drizzare la schiena e a gridare un sonoro “NO” a chi pretendeva con colossali menzogne e la disinformazione la loro sottomissione a l’infame ricatto. Oggi, questi sindacati e i padroni loro referenti,indignati dalla inaspettata prova di forza dei lavoratori, reagiscono con una farneticante propaganda mediatica contro i “ribelli”, a suon di ricostruzioni creative di quello che sarebbe accaduto se avessero votato “SI”, raccontano di un contratto fantastico che stava per regalare centinaia, se non migliaia di euro a tutti e di lavoratori che, poveri ingenui, si sono fatti turlupinare ed hanno incredibilmente rifiutato questo dono generosamente elargito da una magnanima amministrazione. In realtà la troika concertativa, pronta a qualsiasi turpitudine, ha firmato un accordo che nessuno voleva e ha preteso di realizzare un referendum con modalità auto-dirette. Dopo averlo perso, invece di rendersi conto dell’accaduto e riflettere su tutte le loro malefatte, cercano all’esterno il colpevole di una disfatta che è soltanto loro, riuscendo a offendere ancora i comunali trattandoli da sprovveduti. 

In tutto questo USB,nelle sue dichiarazioni, afferma che darà corso al mandato ricevuto dai lavoratori per costringere l’amministrazione a tornare immediatamente al tavolo di trattativa, coinvolgendo tutte le altre organizzazioni sindacali schierate sul fronte referendario del “NO”, per programmare insieme le iniziative necessarie all’ottenimento di un nuovo contratto che rispetti la dignità etica e professionale dei dipendenti capitolini ed abbia come obiettivo il miglioramento dei servizi ai cittadini. 

Il PCL sezione Roma è solidale con questa lotta e continuerà a partecipare a fianco delle avanguardie sindacali in questo conflitto contrattuale,impegnandosi con vigilanza rivoluzionaria affinché siano al meglio tutelati gli interessi delle migliaia di lavoratori capitolini.

PCL - Sezione di Roma

Il 25 Aprile al fianco del popolo palestinese

La sezione romana del Partito Comunista dei Lavoratori esprime il proprio stupore difronte alla recente dichiarazione dell'Anpi Nazionale, avente ad oggetto l'invito a «evitare che la presenza di bandiere di Paesi stranieri rappresenti motivo di scontro ed è fondamentale che abbia una collocazione distinta rispetto ai simboli e alle bandiere delle forze partigiane». Crediamo, come PCL, che queste parole siano dettate dalla malcelata finalità di escludere la bandiera e la rappresentanza palestinese dalle celebrazioni della Resistenza, a seguito dei fatti successi a Roma lo scorso 25 Aprile. 


Il 25 Aprile del 2014, siamo stati al fianco delle compagne e dei compagni della rappresentanza Palestinese, vittime dell'azione squadrista e provocatoria di alcuni decine di sionisti, che hanno tentato di impedire la libera e democratica partecipazione delle bandiere palestinesi alla partenza del corteo. Siamo sdegnati dal tentativo mediatico di rovesciare la realtà, facendo risultare i compagni e le compagne che hanno condiviso quei momenti in piazza del Colosseo come i provocatori che vogliono impedire alla comunità ebraica di partecipare alla ricorrenza della Liberazione.

Per il PCL, il 25 Aprile è una giornata di lotta, sia in ricordo e profondo ringraziamento a tutti quei combattenti che hanno dato la vita contro il nazi-fascismo, sia a sostegno a chi oggi combatte il fascismo, che si annidi nel Kurdistan, nel Donbass o in Palestina. Non è una giornata unitaria; è una giornata di celebrazione dell'antifascismo vittorioso sul dispotismo fascista; per noi non può essere neppure una giornata di lotta comune interclassista, poiché oggi come ieri, fu il capitalismo, ad appoggiare prima e armare poi il nazi-fascismo.

Parteciperemo anche quest'anno all'iniziativa organizzata dall'ANPI, con il nostro antifascismo di classe, sostenendo il diritto di poter sventolare, accanto ai simboli della Resistenza storica, la bandiera della Palestina, simbolo della Resistenza di quel popolo contro l'oppressione sionista e, più in generale, simbolo dell'oppressione borghese.

Per inciso, ricordiamo all'Anpi Nazionale che il riferimento fatto ai “Paesi stranieri”, non può includere la Palestina: l'Italia, come la maggior parte delle Democrazie occidentali, infatti, non riconosce lo Stato di Palestina,se cosi fosse, ciò avrebbe significato che il popolo palestinese aveva riottenuto e aveva visto riconosciuti il diritto alla propria terra e alla propria soggettività internazionale...oggi i Palestinesi non hanno ancora uno Stato...

Per chiarezza politica, il PCL non si batte per la soluzione “due popoli, due stati”, espressione edulcorata dell'imperialismo occidentale, ma per “due popoli, uno stato”, dove lo stato sia laico e socialista.

ORA E SEMPRE RESISTENZA!
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!
MORTE AL NAZI-FASCISMO E AL CAPITALISMO!
PALESTINA LIBERA!

Per la Sez. romana del PCL

Le compagne e i compagni

lunedì 30 marzo 2015

lunedì 23 marzo 2015

Al fianco dei vigili del fuoco discontinui!

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la massima solidarietà ai discontinui Vigili del Fuoco impegnati, in tutta Italia, nelle lotte contro i disastrosi tagli voluti dal governo.

La situazione di forte sotto organico in cui versa il corpo dei Vigili del fuoco ci mette di fronte innanzitutto ad un problema di sicurezza, come dimostrano recenti fatti di cronaca. Lo scorso 19 febbraio gli abitanti di Tarquinia, durante un incendio scoppiato in una palazzina, hanno dovuto attendere 50 minuti prima di vedere dei soccorsi. Il risultato è stata l'evacuazione di 25 persone ed il ricovero di 9 inquilini rimasti coinvolti.

Secondo la media europea, che prevede un Vigile del Fuoco ogni 1500 persone, dovremmo avere 43000 lavoratori impegnati in questo servizio, contro i soli 28000 attualmente assunti. È chiaro dunque quanto cruciale sia il ruolo che svolgono i tanti discontinui, 30-40 mila secondo le stime Uil, ancora di più secondo altre fonti. Questa situazione già insostenibile viene ora aggravata da un nuovo vergognoso provvedimento che prevede un taglio del 50% ai fondi destinati ai richiami dei discontinui, tagli agli stipendi del 20%, ritardi nei pagamenti fino a tre mesi, soppressione dell'unico giorno di riposo, nessun diritto al Tfr e nessuna assicurazione. I discontinui, inoltre, si sono visti equiparare in modo del tutto improprio ai volontari, con la conseguenza del mancato riconoscimento del loro status di precari. Una delle conseguenze del provvedimento più sentite dai discontinui è la diminuzione dei giorni di richiamo da 20 a 14. Come Partito Comunista dei Lavoratori esprimiamo piena solidarietà a tutti quei Vigili del Fuoco precari che, pur trovandosi in una situazione di ricatto, coraggiosamente rifiutano i nuovi richiami.

È necessario favorire anche in questo settore forme di lotta all'altezza della radicalità dell'attacco portato alle condizioni di lavoro; lotta che, oltre alla stabilizzazione di tutti i discontinui, senza limiti di età, si estenda anche all'opposizione alle misure contenute nel progetto di riordino dei Vigili del Fuoco, al quale si è purtroppo opposta fra i sindacati la sola USB, con colpevole assenza dei sindacati più radicati (CGIL CISL e UIL).
Per raggiungere questo obbiettivo, a nostro avviso, è necessario unificare la mobilitazione dei Vigili con quella di tutti gli altri settori del pubblico impiego e dei lavoratori dei servizi pubblici, siano essi sotto attacco del governo nazionale che delle giunte locali. In particolare in quest'ultimo caso già in numerose occasioni i lavoratori hanno dimostrato la loro disponibilità alla lotta, contestando fortemente la giunta romana a guida PD.

Seguiremo e sosterremo con tutta le nostre forze le iniziative messe in campo dai lavoratori e dalle lavoratrici. Uniti si può vincere!

lunedì 2 marzo 2015

Mai con Salvini!

Sabato 28 febbraio forze della sinistra, politica e sindacale, movimenti di lotta per la casa, centri sociali, studenti, associazioni e movimenti antifascisti hanno attraversato in migliaia le strade di Roma per opporsi ai neofascisti di Casapaund e alla Lega di Salvini, al loro populismo razzista, demagogico e reazionario. 


Il PCL oggi era in piazza per condividere questo “no” e per portarlo in un quadro di lotta di classe: razzisti e fascisti, infatti, cercano di dividere il popolo secondo la provenienza geografica, l’orientamento sessuale, politico o religioso, con il solo risultato di generare la guerra tra poveri. Ma la sola lotta in grado di emancipare il popolo stesso è quella tra sfruttati e sfruttatori, ovvero la lotta di classe.

Il PCL, inoltre, ha denunciato quanto la crescita del consenso di Matteo Salvini sia necessaria alla borghesia e quanto i mezzi di informazione, cartacei e televisivi, tutti fedeli servitori di quest’ultima, siano responsabili dell’invasione mediatica del segretario leghista, condizione sufficiente per svolgere il compito loro richiesto.


Partito Comunista dei Lavoratori - Roma

sabato 17 gennaio 2015

Viva la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici del comune!

Continuano a Roma le lotte dei dipendenti comunali contro il contratto decentrato. Il 15 gennaio le maestre d'asilo sono scese di nuovo in piazza per chiedere la sospensione di provvedimenti che, se approvati, vedranno aumentare gli orari di lavoro e diminuire le paghe per mezzo dei tagli ai salari accessori. Forte, all'interno del corteo, la presenza delle maestre precarie che, dopo anni di incertezze e sacrifici, anziché ottenere una risposta dalla giunta Marino, rischiano l'ulteriore aggravarsi di una situazione già insostenibile.
Nel dare il nostro sostegno a questa mobilitazione siamo rimasti colpiti dall'intensa partecipazione delle maestre e riconosciamo all'USB la capacità di aver organizzato un corteo ancora più massiccio di come ce lo saremmo aspettato. La determinazione delle lavoratrici delle scuole d'infanzia e degli asili nido è stata tale da forzare l'apertura del cancello che separava il corteo dal palazzo in cui si teneva l'incontro tra l'istituzione comunale e i rappresentanti sindacali, mentre i bambini erano lì a ricordare l'importanza di un servizio fondamentale per la comunità - in special modo per chi non ha la possibilità di ricorrere a strutture private - e i rischi che esso corre a causa degli aumenti degli orari proposti dai nuovi provvedimenti.

Ma anche all'interno di una mobilitazione forte ed incisiva come questa c'è stato chi ha esortato le lavoratrici, dopo che queste hanno forzato l'apertura del cancello, a sedersi per non rischiare di «essere scambiati per rivoluzionari bolscevichi».

Bisognerebbe chiedere a quelle lavoratrici cosa hanno ottenuto da vent'anni di "pacato" riformismo; bisognerebbe chiedere a tutte le precarie presenti in quella piazza se le loro aspettative sono migliori di quelle dei loro genitori; bisognerebbe chiedersi, infine, se questa lunga stagione, ormai peraltro conclusa, di "pacata" concertazione e garbato "dialogo" con le istituzioni abbia davvero prodotto buoni frutti. Quelle lavoratrici, forse, se lo sono chiesto e non si sono sedute, sono rimaste in piedi contro il portone. La realtà è che i diritti del lavoro stanno subendo da decenni ormai un arretramento spaventoso, colpo dopo colpo. Noi pensiamo che, di fronte allo sfacelo dei tre sindacati confederali, i lavoratori d'avanguardia e quei lavoratori che, anche oggi, lontano dai riflettori, stanno dimostrando disponibilità alla lotta, debbano far tesoro di queste riflessioni e darsi risposte nuove. Non è mostrando la propria cortesia, ma mostrando la propria forza che i lavoratori potranno strappare qualcosa alla borghesia e alle sue istituzioni.


La trattativa, intanto, si è arenata proprio grazie alle determinate mobilitazioni di lavoratori e lavoratrici. Il PCL rimarrà al fianco dei dipendenti nell'ottica del totale respngimento del contratto decentrato.

Partito Comunista dei Lavoratori - Roma

lunedì 5 gennaio 2015

La vertenza Carocci, dicembre-gennaio 2014-15

Il 10 dicembre 2014 il presidente del CDA di Carocci editore, Giovanni Belluzzi, e Giuliano Bassani, amministratore delegato di Carocci e della Società editrice Il Mulino, hanno presentato un piano industriale che annunciava la riduzione del personale da 32 a 17 unità, con l'utilizzo immediato della cassa integrazione straordinaria, a fronte di precedenti piani di ristrutturazione che non prevedevano esuberi; anche Il Mulino sarà interessato dal piano industriale di modo che 14 dei suoi dipendenti vengano esternalizzati in una società controllata dalla casa editrice, con la prospettiva di ulteriori tagli nel giro di un paio d'anni a causa del possibile ricorso ad aziende esterne. L'annuncio della ristrutturazione del Mulino e del sostanziale smantellamento di Carocci ha colto di sorpresa i dipendenti i quali, dopo l'annuncio dei tagli, sono scesi immediatamente in sciopero e hanno chiesto la revoca delle misure aprendo un tavolo di confronto.

"Da quando Il Mulino ha acquisito Carocci Editore nel 2009, questa azienda non ha mai avuto un vero piano commerciale. Qui a Roma non è mai esistita una figura di direttore commerciale, non c'è mai stato nessuno che si preoccupasse di gestire i rapporti con le librerie. Si è campato d'inerzia sperando che il prestigio acquisito negli anni continuasse a fruttare, forse, in ogni caso senza nessuna strategia adeguata da parte del gruppo. Per alcuni versi lo dimostra il fatto che l'azienda di promozione di proprietà del gruppo, Promedi, non si è mai più di tanto preoccupata in questi anni dei titoli realizzati qui a Roma, preferendo concentrarsi su quelli del Mulino. E oggi, 17 persone su 32 in azienda rischiano di rimanere disoccupate a breve", dichiara un dipendente della Carocci.

L’azienda, fondata nel 1980 da Giovanni Carocci (già fondatore de La Nuova Italia Scientifica) e acquisita nel 2009 dalla società editrice Il Mulino, è oggi parte del gruppo Edifin, un gruppo editoriale proprietario anche della società di promozione editoriale Promedi. L’azienda pubblica più di 350 titoli l’anno, quasi un libro al giorno, suddivisi in numerose collane. Eppure, lamentano i lavoratori, in questi anni “piuttosto che investire in una strategia commerciale adeguata, si è preferito finanziare progetti collaterali anche di alto livello per carità, come il progetto di cartoleria italiana “writeit“, che però non hanno nulla a che fare con il core business, che sono costati molto e il cui rendimento, per il momento, è ignoto.”

Per i dipendenti dunque “le avvisaglie di questa situazione c’erano già da tempo. I problemi con l’azienda sono iniziati per la precisione il 16 dicembre 2013, giorno in cui siamo entrati tutti in cassa integrazione straordinaria a 1 giorno la settimana”, ci viene spiegato. “In quella circostanza non dicemmo nulla, come lavoratori mettemmo avanti il bene dell’azienda. Se avessimo fatto trapelare la notizia che eravamo in cassa integrazione, con quale fiducia avrebbero potuto i partner di Carocci acconsentire a progetti editoriali che prevedono l’ingresso in catalogo di un titolo per un periodo di 10 anni almeno? Qui siamo in 32: 11 redattori, circa 6 o 7 fra editor e responsabili della programmazione editoriale, altri preposti ad amministrazione, ufficio stampa, segreteria, ufficio rapporti con l’Università. Alcuni lavorano in azienda da decenni, ma il criterio con cui saranno decisi i licenziamenti non sarà, secondo quanto ne sappiamo, quello dell’anzianità. Infatti è il comparto redazionale nella sua totalità che sarà accompagnato verso il licenziamento, oltre ad alcuni impiegati di amministrazione. Nel frattempo, l’azienda ha previsto l’apertura di un nuovo service editoriale di proprietà del gruppo; si chiamerà Edimill e avrà sede a Bologna, si occuperà di redazione e assumerà, ci possiamo immaginare, l’incarico di redarre anche i titoli Carocci al posto nostro”.

I dipendenti dell’azienda, “dimostrando un’unità di cui ci siamo stupiti noi stessi”, hanno iniziato a protestare più veementemente – raccontano – solo a settembre di quest’anno, quando a distanza di mesi “il piano editoriale per il rilancio del gruppo, che ci era stato detto avremmo ricevuto a luglio, non era ancora stato presentato ai lavoratori. In compenso al ritorno dalle ferie, invece della cassa integrazione a un giorno la settimana per tutti come promesso, ci è stata proposta una cassa integrazione a zero ore per i redattori. In quella circostanza ci siamo opposti e abbiamo espresso tutte le nostre rimostranze, ma non l’abbiamo fatto a sufficienza. Per recare veramente disagio all’azienda avremmo dovuto scioperare e bloccare la produzione già a settembre. Invece abbiamo ottenuto grazie alle nostre proteste un passo indietro solo momentaneo. A dicembre, il piano presentato dall’azienda prevedeva di nuovo cassa integrazione straordinaria per 14 persone, e cassa integrazione a zero ore per altre tre persone. A questo abbiamo deciso di opporci con tutte le nostre forze ma finora, oltre alle solite frasi di rito, non abbiamo ottenuto nessun incontro, né si è mai aperta una trattativa contrariamente a quanto sostiene l’azienda, perché le rappresentanze sindacali che hanno ricevuto il piano aziendale non potevano certo trattare nello stesso momento in cui hanno ricevuto il piano, senza essersi prima consultate con i lavoratori. La verità è che la trattativa deve ancora iniziare e attendiamo la convocazione per i prossimi giorni. Il destino di quest’azienda non è già segnato. Basterebbe la volontà di portarla avanti, di mantenere in vita il marchio Carocci e la sua storia, attraverso un piano commerciale reale e degno di questo nome.” 

L'altra azienda del gruppo, Il Mulino, compie nel 2014 60 anni (nata nel 1954, già nel 1951 era iniziata la diffusione della rivista omonima): riferimento internazionale dell'area social-liberale e del "cattolicesimo democratico", ha visto tra gli autori in catalogo personaggi di primo piano del potere borghese tra cui Giuliano Amato, Romano Prodi e Ignazio Visco. Oltre cinquemila titoli di saggistica e manualistica nelle scienze sociali, fatturati che almeno fino al 2009 viaggiavano oltre i 17 milioni di euro l’anno, la società editrice Il Mulino comprende casa editrice, rivista omonima, l’associazione di cultura e politica e l’Istituto Cattaneo; similmente alla situazione della Carocci di qualche mese fa, viene utilizzata la cassa integrazione ordinaria dal giugno 2013 per i 58 dipendenti, inclusi 15 quadri, con riduzione dello stipendio del 10% e riduzione di una giornata lavorativa a settimana a scelta dell'azienda.

“Era un affarone, il Mulino andava bene e Carocci no, ma il suo marchio è stato molto valorizzato dopo l’acquisto, soprattutto dal punto di vista scientifico”, ricorda Carlo Galli, docente di dottrine politiche all'Università di Bologna, dal 1972 socio del Mulino, a lungo presidente del comitato editoriale e oggi parlamentare del PD. Oggi i conti sono questi: la Società editrice Il Mulino nel 2013 ha prodotto ricavi per 10 milioni e perdite di 7.407 euro. La Carocci. Nello stesso periodo, ha avuto un fatturato di 5,3 milioni e una perdita di 27 mila, dopo il rosso di 73 mila l’anno prima.

L'azienda ha diramato un comunicato stampa il 16 dicembre: “Ci è dispiaciuto che si sia voluta attribuire alla proprietà una deliberata volontà di ridimensionare, se non addirittura di cancellare, la casa editrice romana” [eppure le cose stanno così, ndr], si parla di una“decisione, dolorosa, ma che rappresenta una svolta importante e l’unica garanzia di un futuro per l’editore e per la sua autonomia negli anni a venire” [esclusivamente a spese dei dipendenti, ndr]. L'esternalizzazione del lavoro redazionale si colloca in un contesto dove il fatturato consolidato è passato dalla fase stagnante degli anni 2008-2011 alla fase di contrazione: come tutti gli editori italiani, Carocci editore ha visto decrementare il proprio fatturato del 15% nel triennio 2012-2014. Con ogni evidenza, un fatturato pari all’incirca a cinque milioni, nonostante lo straordinario risultato ottenuto nel contenimento di tutte le linee di costo, non consente più una marginalità tale da sostenere una struttura organizzativa invariata rispetto al periodo pre-crisi”.

Lo stesso Luigi Pedrazzi, l’unico sopravvissuto tra i fondatori della casa editrice di Bologna e attuale membro del CDA, ha però riconosciuto la bassezza dell'operazione portata avanti da Edifin:«È stato vergognoso mollare così la Carocci. Ero presidente dell’Associazione del Mulino quando venne acquistata: una grandissima soddisfazione. E ora, che figura ci facciamo? Nel giro di pochi anni, da paladini ci siamo trasformati in affossatori. Probabilmente l’operazione è stata fatta in cambio di un cospicuo assegno che ci ha permesso di ricapitalizzare il Mulino e creare la nuova società. I soldi ci sono per noi e non per la Carocci. Mi sembra osceno». 

Contemporaneamente al "chiarimento" dell'azienda, i lavoratori de Il Mulino a Bologna sono scesi in sciopero per 3 ore in solidarietà ai colleghi, manifestando con loro davanti alla sede della società.

Gli stessi dipendenti de Il Mulino hanno trascorso un periodo di cassa integrazione nel corso del 2014 e hanno espresso “preoccupazione per i provvedimenti annunciati in questi giorni dalla direzione dell’azienda che produrranno nell’immediato, all’inizio del 2015, lo scorporo delle attività produttive e redazionali in una nuova società controllata dal Mulino, di cui al momento non sono stati esplicitati i termini societari, le condizioni contrattuali, i percorsi formativi, la sede, in sostanza le linee guida del piano industriale in cui rientrerà la cessione del ramo d’azienda”.

Gli intellettuali Alberto Asor Rosa, Tullio De Mauro, Adriano Prosperi, Luca Serianni hanno lanciato una petizione per il "rilancio" di Carocci editore il 14 dicembre, scrivendo:"Auspichiamo vivamente che il piano industriale possa essere rivisto in modo radicale, con la duplice finalità di garantire la piena occupazione al personale di Carocci e di preservare, anzi rafforzare, il pluralismo dell'editoria italiana". La petizione (su change.org) si è data l'obiettivo di 5.000 firme, raccogliendone già oltre 4.000 in dieci giorni.

A seguito dello sciopero dei propri dipendenti, Il Mulino rifiuta la trattativa con i sindacati e i lavoratori e va avanti con i licenziamenti e lo "smantellamento" di Carocci editore. Nonostante la netta presa di distanze di Luigi Pedrazzi e l'ampia eco della petizione, Bassanni e Belluzzi insistono e preannunciano l'avvio dei licenziamenti dal 12 gennaio. L'assemblea dei lavoratori Carocci replica sottolineando che parlando ai media lo stesso Bassani si era detto pronto a riaprire la trattiva.

"Il Mulino smentisce il Mulino" denuncia l'assemblea chiosando con amara ironia: "Ecco come Giuliano Bassani e Giovanni Belluzzi "aprono" la trattativa sindacale".

"Oggi (19 dicembre) - recita un comunicato dell'assemblea - dopo le dichiarazioni rilasciate alla stampa la scorsa settimana da Giuliano Bassani, amministratore delegato di Carocci editore, che si diceva disponibile ad aprire la trattativa con i lavoratori e, nonostante l'intervista a Luigi Pedrazzi, fondatore del Mulino, pubblicata stamattina da Repubblica, che auspicava di salvaguardare i dipendenti, la dirigenza prosegue sulla strada dello scontro aperto confermando i licenziamenti. La richiesta dei lavoratori di aprire un tavolo di confronto è stata rifiutata".

Parlando ad esempio al sito Illibraio.it il 12 dicembre scorso, l'a.d. Bassani aveva testualmente affermato: " Dal canto nostro, siamo disponibili a riaprire la trattativa".

Il 20 dicembre l'assemblea dei lavoratori Carocci in sciopero manda la seguente lettera all'Associazione Il Mulino:


Gentile presidente, gentili soci,

noi lavoratori della Carocci editore ci rivolgiamo a voi nella certezza di trovare ascolto e il conforto di una sensibilità ben diversa da quella degli interlocutori con cui ci siamo sinora confrontati in questa difficile vertenza.
Quella di ieri è stata una giornata difficile. Dapprima l’intervista al professor Pedrazzi sulla “Repubblica” ha riacceso la speranza di valutazioni finalmente lucide sulle prospettive della Società editrice il Mulino e sulle sorti della Carocci editore; poi l’arrogante comunicazione aziendale che il 12 gennaio si procederà con l’allontanamento dagli uffici di ben 17 dei 32 dipendenti della Carocci editore. Tutto ciò senza neanche aver aperto una vera trattativa o tentato vie meno traumatiche come un contratto di solidarietà.
Neanche il tempo di una riflessione: questo modo di procedere, oltre a contraddire quanto pubblicamente affermato dall’amministratore delegato Bassani sull’intenzione di “riaprire” la trattativa, è per noi l’ennesima prova dell’insipienza e della mancanza di visione che hanno contraddistinto la gestione della Carocci editore dal 2009 ad oggi.
Siamo ben consapevoli della crisi del mondo editoriale, ma la nostra era nel 2009 un’azienda sana e prestigiosa, che ha poi subìto i colpi della cattiva gestione. Non un progetto culturale, non un programma in cui si individuassero obiettivi e strategie, non un piano industriale serio. Osteggiato un qualsiasi coordinamento editoriale, per non parlare dell’assenza di una direzione commerciale, delle politiche sciagurate attuate in materia di promozione e distribuzione, dell’assenza di formazione specifica del personale e della mancanza di iniziativa nel mondo del digitale, fino agli improponibili – talvolta – prezzi di copertina. L’unica iniziativa reale di quest’ultimo anno è stata un’incursione in un campo (la cartoleria) lontano dalle competenze e dalle tradizioni della Carocci e del Mulino.
Siamo convinti però che per noi ci sia ancora spazio. La Carocci non è un’impresa sull’orlo del fallimento. È un’azienda che come molte altre subisce i colpi della crisi ma che ha in sé, se ben diretta, le potenzialità per uscirne. Segno concreto di questa vitalità sono anche le nostre iniziative di questi giorni, che sono riuscite a porre all’attenzione dell’opinione pubblica l’azienda e la sua storia, ottenendo vasta eco. Ma non basta. È nostra convinzione che si possa e si debba trovare una soluzione alternativa, e siano proponibili misure radicalmente diverse per uscire da una situazione oggettivamente delicata. A questo scopo è essenziale la concreta apertura di un tavolo negoziale.
Riteniamo anche che senza piani culturali – assenti o nel migliore dei casi inconsistenti – né noi né la Società editrice il Mulino potremo andare avanti e affrontare la sfida durissima che l’attuale momento storico c’impone. Se la linea di Edifin passasse e diventasse realtà, questo, oltre a pregiudicare il futuro della Carocci editore e il posto di lavoro dei suoi dipendenti, macchierebbe in modo irrimediabile l’immagine del Mulino, della sua vicenda, dei valori – etici, morali, politici – di cui si è fatto portatore in sessant’anni di storia. Ci rivolgiamo a voi nella certezza che non vorrete dare il vostro avallo a un’operazione moralmente discutibile e culturalmente grave, oltre che miope e ingiustificabile dal punto di vista economico e aziendale.


A seguito del ricevimento della lettera, è stata convocata una riunione straordinaria dei soci per il 24 dicembre. Il direttivo dell'associazione ha prodotto un comunicato in cui «ribadisce la fondatezza del piano predisposto nella sua autonomia dalla casa editrice e dalle società collegate e la necessità di darvi seguito». Anche se non avvertiti preventivamente delle scelte aziendali, i membri del direttivo mostrano dunque di ritenerle adeguate. E il richiamo alle «società collegate» evidenzia che questo vale non solo per la mossa riguardante Il Mulino, cioè lo scorporo della parte redazionale e produttiva dal resto dell'editrice con una cessione di ramo d'azienda, ma anche per il taglio della medesima componente redazionale di Carocci editore, con la cassa integrazione a zero ore per 17 dipendenti su 32. Il conflitto non sembra però destinato a rimanere senza effetti sulla complessa struttura di governo del Mulino, in particolare sui rapporti tra gli organi aziendali e l'Associazione. I soci di quest'ultima, tutti intellettuali e accademici di rango, terranno infatti un'assemblea straordinaria il 10 gennaio «per chiarire ruoli e responsabilità fra le istituzioni del Mulino».
I dipendenti Carocci hanno anticipato la presa di posizione del Mulino con l'adesione all'unanimità allo sciopero a oltranza nella direzione di una soluzione alternativa a quella proposta e avviata dall'amministratore delegato. «Se non viene presentato un piano di rilancio serio», annuncia il sindacato Slc Cgil [egemone in azienda], «la Carocci non riaprirà ». Per decisione unanime dell'assemblea, nessun lavoratore rientrerà in casa editrice dopo la pausa per le festività.

Aspettando gli esiti della vertenza, appare chiaro come (in maniera identica a molte altre situazioni di annunciata chiusura più o meno dissimulata) i lavoratori, incoraggiati dal sindacato, facciano il gioco dell'azienda aspettando fantomatici tavoli risolutivi che mai ci saranno: il massimo che si può ottenere con la concertazione (che ci sarebbe già stata se la proprietà ne avesse avuto il desiderio e la necessità) è una dilazione in un modo o nell'altro della ristrutturazione aziendale con conseguenti licenziamenti, non un suo blocco. L'unica attività che possa veramente scuotere l'intera Edifin e le sue controllate è uno sciopero prolungato di tutti i dipendenti, a Roma come a Bologna, fino al ritiro dei licenziamenti, affinché siano i magnifici soci del Mulino e i proprietari di Edifin a pagare la loro incapacità di gestire l'attività editoriale di Carocci e del Mulino. La sicura opposizione dei progressivi signori del baraccone Edifin a una prospettiva del genere non farà altro che confermare, come già il comunicato del direttivo dell'Associazione, la loro presa di parte contro i lavoratori e per il profitto, posizione già ben espressa in innumerevoli volumi pubblicati dal Mulino stesso, che ha ospitato le opere dove si teorizzava (o si giustificava a posteriori) la fase di attacco totale ai lavoratori, craxiana, ulivista o renziana che fosse.

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