lunedì 12 maggio 2014

DAVANTI AD AMBASCIATE E CONSOLATI UCRAINI CONTRO LA REPRESSIONE DEL GOVERNO LIBERAL-FASCISTA

Di seguito l'appello del PCL e alcune foto del presidio svoltosi davanti l'ambasciata ucraina venerdì 9 maggio.

Il governo ucraino liberal-fascista prodotto dalla rivolta reazionaria di EuroMaidan sta scatenando una azione armata contro le popolazioni russofone dell'Est del Paese, in lotta per i propri diritti nazionali. È necessaria un’immediata mobilitazione, anche in Italia, contro questa aggressione. 

I governi democratici degli imperialismi occidentali hanno prima benedetto, nel nome della “democrazia”, un governo reazionario prodotto da una rivolta a egemonia fascista e semifascista; e ora arrivano ad appoggiare l'aggressione condotta dalle forze militari fasciste (Pravy Sektor, “Settore Destro”, incorporate alla stessa Guardia Nazionale Ucraina). Forze che a Odessa hanno promosso e guidato un'azione sanguinaria contro le opposizioni, con 40 morti sul campo orribilmente assassinati. Il sostegno degli imperialismi occidentali al governo di Kiev ha una sola ragione: consolidare ed estendere la propria area d'influenza in Ucraina, a scapito dell'imperialismo russo. 

Il PCL non difende l'imperialismo russo e le sue mire sull'Est Ucraina. Denuncia il regime di Putin come bonapartista, reazionario, nemico dei lavoratori russi e ucraini. Tanto meno rivendica un intervento militare russo in Ucraina, che non avrebbe carattere progressivo e democratico, ma servirebbe unicamente al prestigio politico del regime di Putin e al suo richiamo nazionalista.



MA IN PIENA AUTONOMIA DAL NAZIONALISMO ‘GRANDE RUSSO’ E DALLE FORZE POLITICO-MILITARI CHE A ESSO FANNO RIFERIMENTO IN UCRAINA, IL PCL RIVENDICA L'OPPOSIZIONE INCONDIZIONATA E SENZA RISERVE AL GOVERNO UCRAINO E INNANZITUTTO AL NOSTRO IMPERIALISMO, ITALIANO ED EUROPEO.

Una vittoria della campagna militare di Kiev significherebbe: consolidamento del governo reazionario ucraino contro i lavoratori e i diritti democratici in tutto il Paese; estensione dell'influenza della Unione Europea e delle sue politiche di rapina in Ucraina; negazione e oppressione dei diritti nazionali della popolazione russofona in Ucraina. In più, rafforzerebbe considerevolmente il fascismo ucraino, nel momento stesso della crescita in diversi paesi dell'Europa di forze populiste reazionarie o apertamente fasciste.

COME PCL, PROMUOVIAMO LA FORMAZIONE DI PRESIDI DAVANTI ALL'AMBASCIATA E AI CONSOLATI UCRAINI, CONTRO L'AGGRESSIONE DEL GOVERNO LIBERAL-FASCISTA DI KIEV. 

CHIEDIAMO, PARALLELAMENTE, A TUTTE LE SINISTRE POLITICHE, SINDACALI E DI MOVIMENTO, ALLE ORGANIZZAZIONI ANTIFASCISTE, UNA INIZIATIVA UNITARIA CONTRO L'AGGRESSIONE MILITARE DI KIEV E CONTRO OGNI APPOGGIO MILITARE ITALIANO A UNA TALE AGGRESSIONE ( COME VENTILATO DAL MINISTRO PINOTTI).

Partito Comunista dei Lavoratori





domenica 11 maggio 2014

CRONACHE DALL'ATAC

La situazione del trasporto pubblico a Roma e delle lotte dei lavoratori

 

9 Maggio 2014
In un'assemblea al Campidoglio di fine gennaio, la giunta Marino ha presentato il nuovo Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU), all’interno del quale sono esposte una serie di proposte per il rilancio della mobilità nella capitale. Il nuovo Piano è stato denominato dalle stesse istituzioni “PGTU dell’austerità”, come a voler anticipare il carattere delle misure e delle modifiche che lo caratterizzano.
Fra le tante cose che si sono dette in questa assemblea, non si è mai parlato del problema della privatizzazione del trasporto, ma viene spontaneo domandarsi innanzitutto come si possa programmare un servizio così importante senza avere certezze sulla natura pubblica o privata di questo servizio. Viene il forte dubbio, quindi, che questo progetto e questa assemblea siano solo di facciata, “obblighi” istituzionali che hanno il solo scopo di legittimare le istituzioni nella loro attività.
Le privatizzazioni, imposte da un capitalismo in profonda crisi, trovano terreno particolarmente fertile in periodi come il nostro, data anche l'assenza di reazione politica e sindacale (il sindacato confederale è schierato anzi a loro difesa, mentre i sindacati di base non sono ancora riusciti ad accumulare sufficiente forza a loro favore).
Le classi dirigenti e la loro stampa diffondono il concetto che le privatizzazioni sono necessarie perché fanno risparmiare soldi allo Stato, rilanciano l’economia ed eliminano privilegi e clientelismi. Argomentazioni totalmente false: un'azienda come l’ATAC, in posizione di monopolio e con migliaia di utenti, può fallire solo se viene mal gestita; ed infatti è quello che è successo. Da più di vent'anni partiti di centrodestra e centrosinistra, con l’avallo di CGIL-CISL-UIL, ammorbano questa azienda di clientelismo, utilizzandola come bacino e come strumento ben oliato per ingrassare imprenditori e palazzinari attraverso appalti e operazioni commerciali varie. Numerosi servizi che prima venivano svolti internamente sono stati dati in mano a ditte private che non pagano gli stipendi, cancellano ulteriormente i diritti dei lavoratori, offrono un servizio più che scadente (ad esempio, vengono acquistati materiali di ricambio ad un prezzo triplo rispetto a quello di mercato).
Fra i tanti scandali che hanno colpito la municipalizzata dei trasporti c’è anche quello dei “biglietti falsi”, ultimo in ordine cronologico, che ha sottratto alle casse aziendali circa 70 milioni l’anno dal 2000 a oggi.
Tutto questo, sommato alla progressiva fortissima riduzione dei finanziamenti statali, ha portato l'ATAC ad avere un debito di un miliardo e mezzo. Secondo le intenzioni di governo e piano industriale, a pagare questo debito dovranno essere i lavoratori e i cittadini: gli uni attraverso l’aumento della produttività e il taglio dei diritti, gli altri attraverso la riduzione del servizio e l’aumento del biglietto.
Le condizioni lavorative peggiorano sempre di più. Difficilmente vengono concesse ferie; viene incentivato lo svolgimento degli straordinari; si cerca di scoraggiare il lavoratore all’uso di leggi, come ad esempio la 104/92; si lavora con un parco vetture vetusto, con autobus guasti che spesso non rispettano i requisiti di sicurezza (viene fatta pressione sugli autisti affinché proseguano il servizio anche se le condizioni non lo permettono); il rapporto con l’utenza è sempre più complicato vista la quotidianità del disservizio, l’attesa alle fermate è spesso molto lunga ed è in esecuzione un ulteriore taglio di linee soprattutto in periferia e in generale sulle linee che sono poco remunerative, a fronte ricordiamo di un aumento del biglietto 50%.
In contrasto con le politiche filopadronali di CGIL-CISL-UIL in azienda è nato un sindacato autonomo, guidato da quella parte di lavoratori che con più forza ha deciso di rompere con il sindacato confederale. Sono state quindi messe in campo azioni di protesta, come ad esempio lo sciopero degli straordinari nel mese di novembre, represso in maniera illegittima dall’azienda attraverso rapporti disciplinari, e che ha mostrato quanto sia precario il servizio offerto da ATAC: esso, infatti, si regge in buona parte sul lavoro volontario straordinario di molti dipendenti.
Ci sono state alcune manifestazioni in difesa del trasporto pubblico, come quella del 20 dicembre 2013 (fra i cui promotori c’era anche l’USB), alla quale hanno partecipato i movimenti per la casa e gli studenti, e in cui il PCL è intervenuto con le proprie parole d'ordine volte a contrastare le politiche di esternalizzazione, la cessione di linee ad aziende private e a favore delle assunzioni a partire dagli ex-interinali.
In continuità con le giornate di lotta di Genova e Firenze, il 20 gennaio a Roma si è tenuta una manifestazione sul tema del trasporto, che ha contato anche sulla partecipazione di delegazioni di tranvieri provenienti da altre città (come ad esempio Milano, Genova, Torino, Firenze).
E’ chiaro a tutti quanto sia importante il rilancio del trasporto pubblico (sebbene padroni ed istituzioni facciano finta di niente), soprattutto in una città come Roma nella quale, secondo recenti sondaggi, risultano esserci una media di 978 automobili private ogni mille abitanti, contro le 415 di Parigi o le 400 di Londra.
Tutto ciò è il frutto di scellerate politiche nazionali e locali che da una parte hanno sempre privilegiato le grandi case automobilistiche con ingenti somme di denaro, mentre dall'altra parte hanno lasciato a sé stesso il trasporto pubblico, incentivando così la mentalità e le abitudini delle persone a discapito del trasporto collettivo, ed è per questo se oggi a Roma quasi ogni cittadino è proprietario di una macchina.
Questa situazione può essere capovolta solo a patto di uno stravolgimento delle politiche nazionali, che a sua volta può avvenire solo attraverso la forza esercitata da una forte opposizione sociale che veda alla sua testa la classe lavoratrice, organizzata politicamente e con un suo programma autonomo che metta in discussione il sistema capitalista, fondato sul potere di banchieri ed industriali.
Anche nel caso dell'ATAC a Roma, il Partito Comunista dei Lavoratori si propone di diventare lo strumento di organizzazione di tutti i lavoratori; chiama tutti a raccogliersi attorno ad uno sciopero generale ad oltranza, una vertenza generale del settore del trasporto pubblico, organizzata in consigli o assemblee permanenti dei lavoratori capaci di creare una rete di solidarietà che si esprima in una cassa di resistenza, andando oltre quella legalità imposta da chi ci governa e fonda il suo dominio proprio sull’illegalità: solo così si possono strappare risultati.
PCL Roma