venerdì 6 dicembre 2013

La rivoluzione socialista mondiale

IL fine dell’azione rivoluzionaria del trotskismo è la distruzione della società capitalistica e lo sviluppo della società socialista.

Solo con la distruzione del capitalismo su scala mondiale sarà possibile realizzare un poderoso sviluppo delle forze produttive e liberare l’umanità dallo sfruttamento, dalla miseria, dall’oppressione sessuale e razziale, dall’ineguaglianza, dal deterioramento e dalla distruzione delle risorse naturali e dell’ambiente, dalle guerre e dalla violenza, prodotti della società divisa in classi. L’abolizione del capitalismo con la socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio e il processo di costruzione del socialismo presuppongono la distruzione dello stato borghese.
Tale distruzione è possibile solo tramite l’insurrezione armata realizzata dal proletariato, unica classe conseguentemente rivoluzionaria della società capitalistica, che trascini dietro di sé le masse della piccola borghesia urbana e rurale oppresse dal capitalismo.
Solo con tale insurrezione sarà possibile al proletariato impadronirsi del potere politico e sconfiggere l’inevitabile resistenza violenta della classe dominante e delle forze sociali ad essa legate, e la trasformazione della società in senso socialista.

I trotskisti rigettano come illusoria la pretesa di arrivare al socialismo per via pacifica e graduale, come risultato di un progressivo sviluppo della democrazia conseguente per azione del proletariato all’interno dello stato borghese. Nella stragrande maggioranza dei casi tali posizioni mascherano la volontà di non mettere in causa i rapporti di produzione e di proprietà capitalistici; ma anche dove esse sono espressione di reale volontà anticapitalistica, sono utopiche e di fronte alla violenza dello stato borghese, che la storia anche recente ha sempre dimostrato manifestarsi nelle forme più brutali ove la borghesia senta messo in causa il suo dominio sociale, non possono che portare alla disfatta del proletariato.

Nello stesso tempo il trotskismo conseguente rifiuta ogni strategia rivoluzionaria centrata sulla guerra di guerriglia di tipo sia contadino che urbano.

Infatti tale strategia porta alla sostituzione del proletariato come forza motrice della rivoluzione con altre classi sociali (contadini, piccola borghesia urbana, gioventù declassata) e con ciò dimostra il suo carattere non socialista.

Allo stesso modo il trotskismo rigetta l’azione dei gruppi terroristicoguerriglieri che pretendono di parlare in nome del proletariato ma che, anche quando composti in maggioranza da proletari, in realtà rappresentano settori staccati dalla classe operaia e il cui avventurismo è un elemento di disgregazione nelle file proletarie.

Il trotskismo ribadisce la concezione marxista e leninista secondo cui l’insurrezione proletaria vittoriosa può realizzarsi solo se gode dell’appoggio attivo della maggioranza politica del proletariato e nel quadro di una situazione di crisi rivoluzionaria.

In luogo dell’apparato statale borghese distrutto, il proletariato edificherà il proprio stato (dittatura del proletariato). Esso si baserà sugli organi della democrazia sovietica: i consigli dei lavoratori nelle fabbriche, nei campi, nei quartieri popolari, centralizzati ai livelli superiori dello stato operaio.

Uno dei compiti centrali dello stato proletario sarà la lotta contro il pericolo della burocratizzazione. La dittatura del proletariato prevederà l’eleggibilità e revocabilità dei funzionari dello stato, che in ogni caso non dovranno godere di privilegi particolari per le loro funzioni.

I trotskisti devono promuovere la più compiuta democrazia nello stato operaio. Le modalità concrete di attuazione della democrazia proletaria saranno determinate dalla situazione concreta dello stato operaio. Come argomentava Trotsky: «È una dittatura, e al contempo la sola vera democrazia proletaria. La sua ampiezza e la sua profondità dipendono dalle condizioni storiche concrete. Più stati prenderanno la via della rivoluzione socialista, più libere e duttili saranno le forme della dittatura, più ampia e profonda sarà la democrazia operaia.». Nostro obiettivo è appunto quest’ampia e profonda democrazia operaia (a tal punto che il proletariato potrà estendere laddove possibile i diritti democratici anche ai nemici della rivoluzione, e lottare contro di essi con mezzi politici.) Ma ricusiamo di legarci in anticipo a schemi garantistici, che non possono prendere in considerazione lo sviluppo concreto del processo rivoluzionario, e in particolare il contesto internazionale.

La dittatura del proletariato costituisce una fase di transizione che col progressivo sviluppo delle forze produttive porterà all’estinzione delle classi sociali e al socialismo.

Tale fine sarà raggiungibile solo con l’estensione internazionale della rivoluzione proletaria e la creazione di una repubblica mondiale dei consigli dei lavoratori.

Con il raggiungimento del socialismo le funzioni coercitive della dittatura proletaria verranno a cadere portando così all’estinzione dello stato.