martedì 14 maggio 2013

MOBILITAZIONE GENERALE O DISFATTA



Siamo in un momento drammatico per il movimento operaio italiano. O si produce una reazione tanto radicale quanto radicale è l'attacco in corso, o si annuncia una disfatta storica.

La Fiom è sbattuta fuori dalle principali fabbriche come non accadeva dagli anni 30. Il contratto nazionale è in via di smantellamento ovunque. Le pensioni sono ridotte a carne da macello da offrire ai banchieri.  A milioni di giovani, già precarizzati per 20 anni da tutti i governi, si nega un futuro e si regalano false promesse. Mentre il governo della “grande coalizione” galleggia... sui “sacrifici impressionanti” dei lavoratori. E la promessa di “congelare” lo scalpo dell' articolo 18...prodotto dalla Fornero

La verità è che il governo e le classi dominanti possono permettersi tutto questo perchè non incontrano opposizione. Non solo dispongono del sostegno congiunto di PD, PDL,  tutti sul libro paga di grandi imprese e banche. Ma si avvalgono del cuscinetto protettivo della concertazione sindacale. CGIL inclusa. Visto che Susanna Camusso, dopo la resa di fatto sulle pensioni, continua la politica, a mo' di mantra, della concertazione(impossibile) in compagnia di Bonanni e Angeletti, e con la benedizione di Napolitano.

Così non si può andare avanti. Occorre reagire.


Grillo rivendica lo sciogliemento del sindacato, urla contro lo ius soli...e mostra sempre di più il suo profilo reazionario...

La manifestazione convocata dalla FIOM per il 18 maggio è una scelta molto positiva e importante. Ma non basta. Non bastano più le lotte ad intermittenza che manifestano dissenso, ma non dispiegano la forza. Occorre gettare sul campo l'enorme forza sociale di  milioni di lavoratori, in una vero braccio di ferro col padronato e col governo. O l'insieme del sindacalismo di classe lavora a questa svolta, o tutto continuerà a deteriorarsi a a sciogliersi come neve al sole...

Si promuova finalmente una mobilitazione prolungata di milioni di lavoratori, precari, disoccupati, attorno ad una piattaforma rivendicativa unificante che risponda unicamente alle loro esigenze: a partire dal blocco dei licenziamenti, dalla ripartizione generale del lavoro a parità di paga, dalla cancellazione di tutte le forme di precariato, da un grande piano di opere sociali finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze. E accompagni questa mobilitazione straordinaria con la occupazione di tutte le aziende che licenziano e il loro coordinamento nazionale.


Ma questa svolta necessaria ha implicazioni più generali di prospettiva.
Il capitalismo è fallito, il riformismo anche. L'illusione che la crisi capitalista possa essere risolta a vantaggio dei lavoratori dall'immancabile “governo amico” ( Prodi, Zapatero, Obama..) si sono rivelati una truffa. Le sinistre cosiddette “radicali” che hanno avallato o alimentato questa truffa (in cambio talvolta di sottosegretariati e ministeri) sono complici della truffa. Basta con le illusioni governative recintate dal fiscal compact.
E' necessaria, anche qui, una svolta di fondo. Non c'è soluzione della crisi senza il rovesciamento del capitalismo. Senza ripudiare il debito pubblico verso le banche. Senza nazionalizzare le banche, unificandole in una unica banca pubblica. Senza espropriare, sotto il controllo dei lavoratori, le grandi aziende, a partire da quelle che licenziano o colpiscono i diritti sindacali ( FIAT in testa).
Ma questo programma può essere realizzato solo per via rivoluzionaria. Solo per via di una grande sollevazione operaia e popolare che imponga un governo dei lavoratori: un governo unicamente basato sulla loro forza. L'unica vera alternativa.

Eugenio Gemmo