martedì 23 aprile 2013

25 APRILE!


Contro una risposta presidenzialista e autoritaria all’attuale crisi politica Contro il nuovo governo PD-PDL, la ripresa delle politiche antipopolari di Monti Contro il progetto populista e reazionario di Grillo e Casaleggio Ricostruiamo un movimento dei lavoratori, una risposta di classe: non basta ricordare la Resistenza, bisogna renderla attuale!

Oggi celebriamo una grande lotta di massa, la lotta dei partigiani che hanno combattuto non solo contro l'oppressione fascista, ma anche per un paese migliore e più giusto.

Il 25 aprile del 1945, la sollevazione partigiana chiuse la pagina buia del fascismo nella speranza di una vera alternativa di società e di potere, che liquidasse le classi dirigenti padronali e aprisse la via del potere dei lavoratori. I governi di unità nazionale, con Togliatti (Pci) e De Gasperi (Dc), con la benedizione degli Usa e di Stalin, realizzarono un programma opposto: la ricostruzione del capitalismo italiano. Fu il tradimento della Resistenza.

Da allora tutte le stagioni di lotta del movimento operaio sono state subordinate alla salvaguardia delle compatibilità, del capitalismo e delle sue classi dominanti. Prima col compromesso storico con la Dc, che liquidò la grande pagina del ’68-‘69; poi, dopo l'89, con la subordinazione alla seconda Repubblica, la demolizione delle conquiste sociali e dei diritti dei lavoratori.

Oggi, con le ultime elezioni, se le masse operaie e popolari hanno rigettato le politiche di austerità del governo Monti, hanno però scelto tre grandi forze che non intendono cambiare queste politiche antipopolari, a sostegno del capitalismo e del padronato: PD, PDL e M5S.

Il progetto di Grillo e Casaleggio è infatti un progetto liberale e reazionario. Socialmente rivendica l'abbattimento del “peso parassitario” di 19 milioni di pensioni e di 4 milioni di pubblici dipendenti, per liberare le risorse necessarie per tagliare l'Irap ai padroni e privatizzare la sanità pubblica, in cambio di un “reddito di cittadinanza” come parziale indennizzo alla spoliazione del lavoro o della pensione. Politicamente punta alla conquista del potere in monopolio, con la soppressione di tutti i partiti, dei sindacati, dei cosiddetti corpi intermedi. La rivendicazione dell'abolizione del sindacato (“roba dell'800”) non ha niente a che vedere con la denuncia delle burocrazie: si propone la trasformazione dei lavoratori in azionisti individuali del capitale d'impresa e per questa via la cancellazione della loro rappresentanza sindacale come strumento di rappresentanza collettiva.

Nel contempo, di fronte alla crisi della seconda repubblica, con la rielezione di Napolitano e il nuovo governo di “larghe intese”, monta nel paese una campagna reazionaria per la realizzazione di una svolta autoritaria e presidenzialista. Una svolta che si accompagna nei posti di lavoro ad un nuovo “patto dei produttori”, sostenuto dalle burocrazie sindacali di Cgil Cisl e Uil, in grado di rilanciare l’intesa sulla produttività, approvata qualche mese fa senza una reale opposizione della Cgil (deroghe al contratto, abbassamento dei salari ed aumenti delle ore di lavoro, demansionamento, controlli tecnologici a distanza dei lavoratori, ecc). Dopo aver ottenuto con il sostegno di tutto il Parlamento allo sblocco di 40 miliardi di crediti delle imprese, adesso chiedono l'introduzione del modello tedesco di "mini-job" (lavoretti poveri) e un nuovo patto di pacificazione sociale.

Solo una ripresa del conflitto di classe, solo una mobilitazione generale e concentrata contro il padronato e i suoi governi, solo una risposta all'altezza dell'attacco dei padroni e dei loro governi può fermare i licenziamenti e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Solo un governo dei lavoratori, solo una repubblica socialista dei lavoratori, in Italia e in Europa, può cambiare realmente le cose. Oggi non basta ricordare la Resistenza, bisogna renderla attuale. Per questo occorre costruire il Partito Comunista di Lavoratori.

 Partito Comunista dei Lavoratori