giovedì 11 aprile 2013

PER LE ELEZIONI COMUNALI ROMANE DEL 26-27 MAGGIO



Martedì 16 Aprile
Presso il "FORTE FANFULLA" , Via Fanfulla da Lodi 5, Roma
Due incontri giornalieri e spettacolo teatrale
Ore 11 - Incontro con la stampa
Ore 18.30 – Incontro pubblico e dibattito

Interverranno: Eugenio Gemmo, candidato sindaco del PCL; Marco Ferrando, portavoce nazionale

Alle prossime elezioni comunali di Roma del 26 E 27 maggio il Partito Comunista dei Lavoratori - PCL sarà presente con un proprio candidato sindaco e con proprie liste. Dopo la scelta del PD e SEL di sostenere l'ennesima candidatura liberal-banchiera di Ignazio Marino (un programma minimale che ripercorre le strade dei Rutelli e Veltroni) e il fallimento della politica del PRC (lista giustizialista di Ingroia e Di Pietro) il Partito Comunista dei Lavoratori sarà l'unica sinistra coerente che parteciperà alla competizione elettorale portando come simbolo la falce e martello e quello che rappresentano: le rivendicazioni dei lavoratori.

A seguire spettacolo teatrale di finanziamento per il PCL

DRUG GOJKO, con Pietro Benedetti, regia di Elena Mozzetta

Tratto dai racconti di Nello Marignoli, partigiano viterbese combattente in Jugoslavia. Drug Gojko narra, sotto forma di monologo, le vicende di Nello Marignoli, classe 1923, gommista viterbese, radiotelegrafista della Marina militare italiana sul fronte greco-albanese e, a seguito dell’8 settembre 1943, combattente partigiano nell’Esercito popolare di liberazione jugoslavo. Lo spettacolo, che si avvale della testimonianza diretta di Marignoli, riguarda la storia locale, nazionale ed europea assieme, nel dramma individuale e collettivo della Seconda guerra mondiale. Una storia militare, civile e sociale, riassunta nei trascorsi di un artigiano, vulcanizzatore, del Novecento, rievocati con un innato stile narrativo, emozionante quanto privo di retorica.

mercoledì 10 aprile 2013

PERCHÉ IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI (PCL) ALLE ELEZIONI


Il Partito Comunista dei lavoratori partecipa alle elezioni comunali di Roma con un punto di vista alternativo: quello dei lavoratori /lavoratrici, dei nativi e dei migranti, dei giovani, dei precari e dei disoccupati, in contrapposizione alle formazioni che si contendono la difesa degli interessi della borghesia romana. E tanto più, di fronte alla subalternità della sinistra riformista (SEL e FDS) alla politica del centro-sinistra, incarnata dal PD.

Non ci illudiamo che il terreno elettorale possa rappresentare di per sé l'emancipazione del mondo del lavoro dallo sfruttamento. Tuttavia, il terreno elettorale può dare visibilità e voce a una proposta d'azione, anticapitalista e rivoluzionaria, facendola conoscere a più ampi settori di massa, e favorendo l'organizzazione attorno ad essa degli gli strati più coscienti dei lavoratori e dei giovani. Questa è la ragione della nostra presentazione alle elezioni, in contrapposizione a tutti gli altri partiti.

A differenza di ogni altra forza politica, infatti, non siamo a caccia di assessorati e prebende a braccetto col PD. Non siamo alla ricerca di pacche sulle spalle da parte di ambienti benpensanti e della loro legittimazione. Noi non abbiamo altro interesse da difendere che l'interesse dei lavoratori e la loro liberazione. Non facciamo politica per prendere voti, ma chiediamo voti per una politica: una politica intransigente per la difesa del lavoro.

Non a caso siamo l'unico partito della sinistra italiana a non aver mai tradito i lavoratori. A non aver mai votato - in cambio di ministeri - missioni di guerra, sacrifici sociali, regalie alle banche. A non aver mai votato - in cambio di assessorati - tagli alla sanità, privatizzazioni dei trasporti, rincaro delle tariffe. Siamo stati e saremo sempre e ovunque, a ogni livello, da una sola parte. Dalla parte degli sfruttati contro gli sfruttatori, i loro governi, le loro giunte. Non abbiamo l' ‘ambizione’ di allearci col PD o di non essere ‘scaricati’ dal PD, che oggi sostiene il governo Monti e tutte le sue porcherie contro i lavoratori. Abbiamo un’ambizione più grande: unire gli sfruttati contro tutti i loro avversari per realizzare una società a misura d'uomo. Una società socialista.

Questo patrimonio di coerenza è decisivo perché la sinistra e il suo popolo possano tornare a vincere. La sinistra non ha perso affatto perché troppo “divisa”. Ha perso perché ha cessato di essere tale, di essere sinistra. Tutte le sinistre erano unite al governo in anni recenti per votare le leggi di precarizzazione dei giovani e le finanziarie “lacrime e sangue” contro i lavoratori. Altro che sinistre “divise”! Tutte le sinistre sono unite, al di là delle diversità di sigla, nelle giunte di centro-sinistra per votare il taglio delle spese sociali. E se litigano spesso tra loro è solo perché si disputano poltrone e ruoli nelle stesse giunte in cui siedono assieme. Altro che sinistre “divise”!

La verità è che c'è bisogno finalmente di una sinistra vera, di una sinistra che non tradisca.

Solo una sinistra vera può unire realmente i lavoratori, i precari, i disoccupati contro i loro avversari. Può contrastare le mistificazioni dominanti. Può aprire una pagina nuova. Il PCL è impegnato, controcorrente, con tutte le sue forze in questa prospettiva: unire in una vera sinistra tutti coloro che vogliono ribellarsi all'esistente, per costruire una società liberata dalla dittatura del profitto.

IL CAPITALISMO È FALLITO. È NECESSARIA UN’ALTERNATIVA DI SOCIETÀ

Il capitalismo è fallito.

Più di venti anni fa, dopo il crollo del Muro di Berlino, ci avevano raccontato la favola di un futuro radioso dell'umanità, grazie alla vittoria del capitalismo. È accaduto l'opposto. Il capitalismo si trova di fronte alla crisi più grave degli ultimi ottant’anni, e non sa come uscirne. Nel frattempo, prova a scaricare la propria crisi sulle condizioni sociali, di lavoro e di vita, della maggioranza dell'umanità.

Ovunque si distruggono i contratti nazionali di lavoro, ovunque si precarizzano le giovani generazioni, ovunque si saccheggia l'ambiente come mai in passato, ovunque tornano i venti di guerra per la spartizione del petrolio e delle materie prime, ovunque riemergono le pulsioni malate del razzismo, in una guerra disperata tra poveri. Si è tornati indietro di un secolo. Alla faccia del “progresso” e della “modernità”!

Il lavoro e le prestazioni sociali sono la prima vittima del capitale in crisi. Così in tutta Europa, così in Italia. Se in Europa siamo ormai arrivati a 20 milioni di disoccupati, in Italia la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 30%. Tutto ciò, mentre Confindustria e Fiat mirano al cuore dell'articolo 18 e sbattono fuori dalle fabbriche la Fiom e i diritti dei lavoratori, come non accadeva dagli anni ‘30. Dopo aver precarizzato una intera generazione.

Parallelamente, istruzione pubblica, sanità e pensioni diventano “carne da macello” per pagare gli interessi alle banche (grazie a Monti, il paladino). Tutta la campagna ossessiva a favore dei tagli e dei sacrifici in nome del “debito pubblico” vuol dire concretamente una cosa sola: spolpare definitivamente ciò che è rimasto delle vecchie conquiste sociali per pagare gli interessi ai banchieri, grandi detentori dei Titoli di Stato. Lo Stato italiano versa ogni anno nelle tasche delle banche 90 miliardi di Euro. Le giunte locali di ogni colore versano complessivamente ogni anno ai banchieri 70 miliardi. Ecco a cosa servono i sacrifici sempre più insopportabili imposti a lavoratori, pensionati, cittadini: a pagare quegli stessi banchieri che con le loro speculazioni e truffe sono i primi responsabili della grande crisi! Altro che “democrazia”! La grande maggioranza della popolazione viene sacrificata alla dittatura di una piccola minoranza di industriali e banchieri. I principali partiti (di ogni colore) e i loro governi, nazionali e locali, sono solo gli esattori del capitale finanziario. Non a caso PDL, PD, UDC - i grandi sostenitori del governo Monti - sono tutti sul libro paga di industriali e banchieri, come rivelano i loro bilanci pubblici (al netto delle gigantesche ruberie e mazzette “private”).

Pensare di “riformare” questo stato di cose è pura utopia.

Chi ha diffuso a sinistra, in questi anni, la leggenda di un possibile governo “amico” che possa risolvere la crisi a vantaggio dei lavoratori, ha raccontato frottole, per giustificare la propria corsa a ministeri o assessorati. I governi Prodi, Zapatero, Obama, sono stati il cimitero di queste fandonie e illusioni. L'unica via, certo difficile, ma reale, è quella di rovesciare questo stato di cose. Mettendo in discussione il capitalismo e le sue radici. Rifiutando il pagamento del debito pubblico ai banchieri strozzini. Nazionalizzando le banche (con piena tutela dei piccoli risparmiatori), e unificandole in una unica banca pubblica, sotto controllo sociale. Espropriando le grandi aziende, per metterle sotto il controllo dei lavoratori, a partire da quelle che licenziano e ignorano i diritti sindacali (Fiat in testa). Ripartendo fra tutti il lavoro esistente, secondo un piano democraticamente definito dai lavoratori stessi, in modo che nessuno ne sia privato. Avviando un grande piano di opere sociali (riassetto ambientale, fonti energetiche alternative, trasporto pubblico, edilizia scolastica e popolare, riparazione della rete idrica, bonifica del territorio), che dia nuovo lavoro a milioni di disoccupati (italiani e migranti) e che sia finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze, dall'abbattimento dei privilegi istituzionali e clericali, dall'abbattimento delle spese militari e di guerra, dalle enormi risorse risparmiate con il ripudio del debito ai banchieri e la nazionalizzazione delle banche. A proposito della “lotta agli sprechi”…

Questo programma indica l'unica via possibile di alternativa. Ma non sarà realizzato né dai governi avversari, né dalla pura pressione dei movimenti, né dalle grida populiste di qualche comico guru, come Beppe Grillo (che apre a Monti, difende gli evasori di Cortina, nega i diritti dei figli dei migranti...). Può essere realizzato solo da un governo dei lavoratori: un governo che può essere imposto solo da una sollevazione popolare.

Lavorare in ogni lotta a questo sbocco è il nostro impegno quotidiano. La campagna elettorale è solo un terreno collaterale e provvisorio di questo nostro lavoro. Un nostro eletto/a, in qualsiasi sede istituzionale, sarebbe solo un tribuno di questa battaglia generale, in un rapporto indissolubile con le ragioni di tutti gli oppressi. Un eletto dei lavoratori, al loro servizio, per un’alternativa di società. Non un agente di chi avversa i lavoratori a difesa della società capitalistica, come troppe volte è successo.

IL CENTRODESTRA A ROMA: COMITATO D'AFFARI DEI POTERI FORTI E DEL PROFITTO A DANNO DELLA POPOLAZIONE SFRUTTATA

Dopo l’era Rutelli-Veltroni, negli ultimi 5 anni, l’Amministrazione Alemanno ha finito di massacrare la città e la popolazione meno agiata. La sua politica è stata quella di favorire, in senso corporativistico, il suo stesso entourage, nominandolo ai vertici delle aziende municipali (vedi “affare parentopoli”). Così la destra di “Dio, patria e famiglia” si è trasformata in “Dio, prendi e famiglia”…

L’impressionante stato di abbandono della città, il degrado all’ordine del giorno, l’incapacità del Sindaco nel gestire le normali difficoltà (vedi la totale impreparazione mostrata durante la nevicata a Roma del 2012), l’indifferenza di fronte all’emergenza abitativa e a quella occupazionale, la mancanza di una politica abitativa e occupazionale sono sotto gli occhi di tutti gli abitanti romani, che ne pagano il prezzo.

La legge del profitto e le sue compatibilità, insomma, la fanno da padrone, a danno della ‘sicurezza’ più elementare del territorio.

Da ogni punto di vista, dunque, la giunta Alemanno ha operato come agente degli industriali, dei banchieri, dei costruttori e più in generale del profitto. La subordinazione ‘religiosa’ al Patto di Stabilità imposto dalle finanziarie nazionali di centro-destra e centro-sinistra ne è la misura. Salvo, poi, abbandonarsi al malaffare (vedi, da ultimo, il coinvolgimento del PDL di Polverini e Alemanno nel “metodo Fiorito”).

Non può esserci una reale alternativa a tutto ciò se non rovesciando questa logica: sfidando apertamente, anche sul terreno locale, la dittatura del capitale, contrapponendovi le ragioni del lavoro e della maggioranza della società. Siano i lavoratori a governare Roma, non le banche, gli industriali e la Curia. Questa è l'unica reale alternativa.

PER UN ANTIFASCISMO DI CLASSE!

Karl Radek scriveva che la dittatura fascista è paragonabile a: "cerchi di ferro con la quale la borghesia tenta di consolidare la botte sfasciata del capitalismo". Occorre sottolineare che la botte, contrariamente a quanto si potrebbe ritenere, non è stata sfasciata dall'azione rivoluzionaria della classe operaia; il fascismo non è la risposta della borghesia a un attacco del proletariato, ma piuttosto l'espressione della decadenza dell'economia capitalistica. La botte, insomma, si è sfasciata per sua stessa ‘natura’.

Oggi più che mai, assistiamo a una ripresa politica delle organizzazioni di estrema destra. Il loro ‘risveglio’ poggia sulla crisi economica e sulla copertura che è stata fornita dai vari governi di destra o centro-destra (Italia, Francia, Europa dell’est). Basti pensare, ad esempio, a Casa Pound che trae linfa... dalla giunta Polverini (PDL).

Il dovere e il primo compito di un'organizzazione rivoluzionaria come la nostra è quello di saper intercettare il malcontento presente nelle periferie e spiegare a tutti che il fascismo non può esserne la soluzione. Dobbiamo parlare di cultura, la destra è portatrice di dogmi e false verità (Dio, Patria e famiglia), noi dobbiamo rispondere con la lotta di classe internazionalista allo sciovinismo piccolo-borghese che la destra esprime. Gli esseri umani - questo dobbiamo spiegare in modo chiaro e certosino - non si dividono per nazionalità, etnia o religione, ma tra sfruttati e sfruttatori....

L’antifascismo, storicamente, è stato essenzialmente prerogativa dei militanti comunisti, socialisti e anarchici, i quali hanno pagato il prezzo più alto in termini di repressione, mentre altri, come il Partito Popolare (antenato della DC), ha sostenuto l’avvento della dittatura fascista fino a far parte del primo governo Mussolini.

Da alcuni anni, assistiamo a squallidi tentativi di “pacificazione” tesi ad affermare che partigiani e repubblichini fascisti fossero “tutti uguali”, tutti egualmente italiani e patrioti (in questi giorni a Roma è apparso tra le vie della città un manifesto atto a spiegare " l'onore" dei repubblichini di Salò).

Ancora oggi, bisogna guardarsi da chi tenta di cambiare la storia per affermare nel presente un nuovo autoritarismo fatto di razzismo e discriminazioni nei confronti di ogni “diversità", fatto di negazione dei diritti dei lavoratori, di repressione poliziesca del dissenso, d’annientamento di ogni garanzia sociale.

È necessario stare attenti anche a chi agita strumentalmente la bandiera dell’antifascismo per ‘nobili’ calcoli elettorali: come ha sempre fatto il centro-sinistra, lo stesso centro-sinistra che ha tra le sue fila Luciano Violante che, da Presidente della Camera dei Deputati, nel 1996 sostenne, nel suo discorso di insediamento, che bisognava “capire le ragioni dei ragazzi di Salò”.

Se oggi c’è qualcosa da ricordare sono i 40.000 italiani che furono strappati dalle loro case dai militi della Repubblica Sociale o dalle truppe tedesche e deportati nei lager, di questi, 30.000 erano partigiani, antifascisti e lavoratori arrestati in gran parte dopo gli scioperi del marzo del 1943.

VIA I FASCISTI DA ROMA!

NON BASTA CAMBIARE IL DIRETTORE D’ORCHESTRA, BISOGNA CAMBIARE ANCHE MUSICA: BASTA CON IL CENTRO SINISTRA

Dopo i massacri sociali effettuati delle precedenti amministrazioni Rutelli e Veltroni, dopo i proclami e gli slogan di “cambia il vento”, “cambia l’aria”, Roma si trova oggi a fare i conti con l’ennesima candidatura dei poteri forti a servizio del Clero. Il centro-sinistra ripresenterà i nomi noti, che nulla hanno a che fare con la tradizione della sinistra, legati anzi ai poteri forti della città, della nazione. Questa politica è partita con il piede sbagliato.

Come PCL, più volte abbiamo detto: i governi di centro-destra e di centro-sinistra suonano tutti lo stesso spartito, fanno solo gli interessi della grande borghesia, del capitale, della chiesa. Esempio è appunto l’amministrazione Veltroni, confindustriale, che ha curato il bilancio della nostra città con la stessa cura che Tremonti ha attuato a livello nazionale… Quindi gli interessi che il centro-sinistra pensa di rappresentare a livello locale sono gli interessi dei poteri forti e del Clero, ciò vuol dire “lacrime e sangue” per il mondo del lavoro.

L’unica vera alternativa è un Governo dei Lavoratori

NON UN PROGRAMMA “PER ROMA”, MA PER I LAVORATORI, I PRECARI, I DISOCCUPATI ROMANI. SIANO I LAVORATORI A GOVERNARE ROMA, NON I BANCHIERI, GLI INDUSTRIALI, LA CURIA

Le nostre rivendicazioni programmatiche, sul terreno comunale, sono dichiaratamente “di parte”. Rifiutano di recitare il mantra ipocrita dell’ “interesse generale della Città”. Sposano dichiaratamente una parte della Città contro l'altra: la parte del lavoro, dei giovani precari, dei disoccupati, dei migranti (la larga maggioranza della popolazione romana) contro la parte dei salotti, della borghesia benpensante, dei poteri forti cittadini (la piccola minoranza di banchieri, industriali, costruttori, della Curia, e dei loro ambienti ramificati). O di qua o di là: in mezzo non si può stare. E noi stiamo, senza riserve, da una parte sola.

Proprio per questo rifiutiamo apertamente la logica, apparentemente “realista”, delle cosiddette “compatibilità”. A chi ci dice che la svolta che ci vorrebbe “non è possibile”: “perché c'è la crisi, perché le risorse sono poche, perché il comune ha competenze limitate, perché non si può che obbedire alle leggi esistenti” ecc, ecc, rispondiamo che proprio la subordinazione a questa cultura, ad ogni livello, ha accompagnato negli ultimi trent’anni la sconfitta drammatica del mondo del lavoro. Noi rifiutiamo questa logica. La nostra logica non è quella di gestire l'esistente, ma di rompere con le sue leggi. Non è quella della rassegnazione e della resa, ma è quella della rivolta. L'unica via per tornare a vincere.

Il nostro “programma elettorale” è molto poco elettorale.

Non si limita a elencare i buoni propositi del nostro Candidato Sindaco. Ma presenta quello che comunque facciamo e faremo a fianco dei lavoratori, precari, disoccupati romani, in opposizione alle giunte di centro-sinistra o centro-destra. Sia se resteremo fuori dal Consiglio Comunale, sia, con forza ben superiore, se i nostri candidati saranno eletti.

Le politiche di attacco al lavoro, di privatizzazione, di tagli sociali, continueranno purtroppo anche a Roma sia che vinca il centro-sinistra, sia che vinca il centro-destra.

È la logica di Pisapia e di Vendola: prendono voti a sinistra per gestire poi le politiche di sempre. Col primo che taglia a Milano 50 milioni di spese sociali, aumenta il prezzo del bus, gestisce il grande business dell'Expo (contro cui ha vinto le elezioni). E il secondo che chiude 18 ospedali pubblici in Puglia, mentre regala centinaia di milioni di euro alla clinica privata di Don Verzè.

Noi ci opporremo con tutte le nostre forze a queste politiche, chiunque le gestisca. Come facciamo a Milano, in Puglia e ovunque. Sosterremo tutte le lotte che si svilupperanno contro di esse. Lavoreremo a unificarle in una grande vertenza cittadina. Chiederemo incessantemente a tutte le sinistre cittadine (politiche, sindacali, associative, di movimento) di rompere con esse e di combatterle, in ogni sede, a partire dalle piazze e dai luoghi di lavoro. Di rompere col PD, cessando di votare tagli e privatizzazioni in cambio di assessorati. Di realizzare con noi un fronte unico delle sinistre al fianco dei lavoratori, contro le forze dominanti.

Al tempo stesso non ci limiteremo all'opposizione. Non siamo solo “antagonisti”. Siamo comunisti. Non ci limitiamo a combattere l'attuale potere, vogliamo un altro potere, quello dei lavoratori, in funzione di un’altra società, dove a comandare non siano le banche ma chi lavora.

In questo senso avanziamo un programma di rivendicazioni radicali: tanto radicali quanto radicale è la crisi che i lavoratori subiscono e l'attacco che viene loro portato. È il programma di una Giunta di svolta a Roma, che abbia il coraggio di rompere apertamente con le regole del gioco del capitalismo e di battersi per un governo nazionale dei lavoratori.

Una Giunta di svolta dovrebbe innanzitutto:

    Rifiutare di subordinarsi al Patto Finanziario di Stabilità che sta strangolando i Comuni a vantaggio delle banche, e ripudiare il debito pubblico contratto con le banche stesse; le risorse così recuperate e risparmiate vanno investite nei servizi pubblici e sociali, a tutela dei lavoratori e, in particolare, della popolazione povera.

    Abolire il finanziamento pubblico alle scuole private, laiche o confessionali, devolvendo le risorse così risparmiate all'istruzione e ai nidi pubblici. Opporsi al finanziamento regionale delle cliniche private, per la sanità pubblica e la cancellazione dei ticket. Tutti i servizi sociali devono essere pubblici, sotto controllo sociale. Tutte le aziende e i servizi privatizzati a Roma vanno recuperati al controllo pubblico.

    Rifiutare l'applicazione dell'IMU sulla prima casa popolare (tanto più insopportabile per chi sta pagando mutui da rapina), e applicare un prelievo progressivo sulle proprietà immobiliari (dalle seconde e terze case in su). Requisire le case sfitte, a partire da quelle detenute dalle grandi società immobiliari, e porle a disposizione della popolazione povera e bisognosa come edilizia residenziale pubblica.

    Esproprio dei beni ecclesiastici (con esclusione dei luoghi di culto), per usarli a fini sociali, sotto controllo pubblico (ad esempio, a scopo abitativo, come strutture autogestite per i giovani, strutture di ritrovo per anziani, come luoghi dedicati all’arte e alla cultura, etc.).

    Promuovere un autonomo controllo popolare sul territorio, col pieno coinvolgimento di comitati di quartiere e strutture sindacali, per censire in modo capillare tutti i casi di sfruttamento del lavoro (nero e irregolare) e di evasione fiscale e contributiva, imponendo la regolarizzazione dei lavoratori sfruttati (fino alla requisizione delle aziende responsabili); investire le risorse così recuperate nell'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari della pubblica amministrazione.

    Abbattere i privilegi istituzionali: Sindaco, Assessori, Consiglieri, dirigenti del Comune e delle aziende comunali dovranno avere uno stipendio non superiore a quello di un operaio specializzato. Le risorse così liberate dovranno partecipare al finanziamento di un salario sociale ai disoccupati in cerca di lavoro.

    Recupero pieno al controllo pubblico della gestione dell'acqua; riassetto idrogeologico del territorio; piano generale di raccolta differenziata dei rifiuti con l’obiettivo del “Riciclaggio totale - Rifiuti zero”; ampliamento dei consultori; potenziamento del trasporto pubblico cittadino; risanamento dell'edilizia scolastica e residenziale.

Una simile Giunta di svolta, e il suo programma - proprio per l’intrinseco carattere di rottura - incontrerebbero l'opposizione aperta dei Governi nazionali (e regionali) di ogni colore. E dunque potrebbero essere imposti e realizzati solo da una mobilitazione di massa straordinaria in aperta contrapposizione alle classi dirigenti. Anche a questo fine, l'intera macchina comunale andrebbe rivista radicalmente: trasferendo il potere reale nelle strutture autorganizzate dei lavoratori e del popolo, quartiere per quartiere, su scala cittadina. Un’assemblea cittadina di delegati eletti nei posti di lavoro e nei quartieri, privi di ogni privilegio sociale, permanentemente revocabili dai loro elettori, sarebbe infinitamente più forte, più efficiente, più democratica, più economica, di qualsiasi vecchia macchina burocratica dello Stato. È la prefigurazione di un altro Stato: non più lontano e nemico dei lavoratori, ma organizzatore ed espressione della loro forza.

Una simile Giunta sarebbe, a tutti gli effetti, un organo di potere degli sfruttati contro sfruttatori. Per questo costituirebbe di per sé un fattore di richiamo per i lavoratori di tutta Italia, e un atto di ribellione contro le classi dirigenti nazionali. Per questo sarebbe solo un passo in direzione di una alternativa generale, uno strumento di lotta per un governo dei lavoratori in tutta Italia.

E' naturale che sia così. Tutti i problemi sociali dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati romani, possono essere risolti compiutamente solo su scala nazionale. Lottare a Roma per questa prospettiva generale di svolta, non è “parlar d'altro”: è l'unico modo coerente di battersi per gli obiettivi e le esigenze dei lavoratori romani. Fuori da questa prospettiva generale, ogni forma di radicalismo municipale rischierebbe, contro una sua apparente “concretezza”, di rimuovere la reale possibilità di soddisfacimento delle domande degli sfruttati.

Peraltro, solo una lotta radicale generale per una alternativa anticapitalista può strappare risultati parziali e concreti. Le classi dominanti sono disposte a concedere qualcosa solo quando hanno paura di perdere tutto. Rivendicare “tutto” è l'unico modo concreto per strappare qualcosa. E, viceversa, respingere una prospettiva di lotta radicale, è il modo sicuro per non ottenere niente, e dunque di continuare ad arretrare lungo una discesa senza fondo.

Per questo ci rivolgiamo a tutti gli sfruttati e oppressi di questa città, alle persone più combattive, più generose, più coscienti, agli intellettuali e agli artisti per dire loro la cosa più semplice: uniamo le nostre forze attorno a un programma di vera opposizione e di vera alternativa. Anche attraverso il voto: perché ogni voto al PCL rafforzerebbe questo programma. Ma soprattutto al di là del voto, nei luoghi di lavoro, nelle strade, nelle piazze: perché lì si deciderà chi comanda e chi obbedisce nella società italiana. Noi vogliamo che al posto di comando vadano finalmente i lavoratori. Dare un partito a questo programma è l'impegno del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL).

Partito Comunista dei Lavoratori

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pclroma@gmail.com

   
   

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