venerdì 8 marzo 2013

LETTERA APERTA AI MILITANTI E AGLI ISCRITTI DEL PRC E DEL PDCI E' ORA DI ROMPERE CON I GRUPPI DIRIGENTI TRASFORMISTI E DI UNIRSI NEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI



Cari/e compagni/e,
La disfatta dell'operazione “Rivoluzione civile” non è solo elettorale, ma politica. E' il capolinea definitivo di un lungo corso trasformista dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI, che ha distrutto e disperso, in tanti anni, energie, passioni, potenzialità enormi. E che si è rivelato irriformabile.
Ci rivolgiamo a voi- nel nome di tante battaglie comuni- per chiedervi di trarre un bilancio onesto di questo fallimento politico senza ritorno. E di compiere l'unica scelta politica conseguente : quella di unirvi al Partito Comunista dei Lavoratori, e dunque al programma e ai principi del marxismo rivoluzionario. Per rafforzare l'unico partito a sinistra che non si è mai compromesso nelle politiche borghesi. Per costruire insieme, finalmente, una coerente presenza anticapitalista e comunista, contro ogni opportunismo e trasformismo.

L'OPERAZIONE “INGROIA”: IL CAPOLINEA DEL TRASFORMISMO

Non si tratta di discutere con voi dell' “insuccesso elettorale” in quanto tale dell'operazione Ingroia o del mancato ritorno in Parlamento di PRC e PDCI. Né si tratta di confrontare i 113.000 voti del PCL al Senato ( comunque conquistati -senza mezzi e senza coprire tutti i collegi- su un programma anticapitalista,) con i 500.000 o poco più di “Rivoluzione Civile” ( IDV+ PRC+ PDCI+ Verdi+ De Magistris..). Perchè successi o insuccessi, tanto più sul piano elettorale, possono essere a volte indipendenti dalle scelte politiche che si compiono.
Si tratta invece di discutere esattamente della scelta politica compiuta: quella di aver annullato la propria autonomia e riconoscibilità di “comunisti” dentro l'arancione dei pubblici ministeri, nel momento della massima crisi del capitalismo. Quella di aver imboscato la stessa centralità delle ragioni del lavoro dentro l'abbraccio col liberal questurino Di Pietro, nel momento della più grave aggressione contro i lavoratori dell'intero dopoguerra. La disfatta elettorale ha solo registrato l'enormità di questa scelta politica. Che ha esposto decine di migliaia di compagni/e ad un'autentica umiliazione. E che oltretutto ha favorito lo sfondamento grillino a sinistra.
Il punto è : qual'è la radice di questa scelta politica abnorme? Non siamo in presenza di un “errore”, per quanto letale. Siamo in presenza dell'ennesima manifestazione del codice politico di fondo dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI: quello per cui la propria collocazione o ricollocazione istituzionale ( o... la speranza di conseguirla) prevale su ogni considerazione di principio. E tanto più sul rispetto dei propri militanti e delle loro ragioni.

LA LUNGA STORIA DI UNA DERIVA ISTITUZIONALE

E' lo stesso codice genetico che ha segnato, con responsabilità anche più gravi, il lungo corso dei gruppi dirigenti di Rifondazione.
E' il codice che nel 96/98 spinse l'intero gruppo dirigente del PRC ( Bertinotti, Cossutta, Ferrero, Diliberto, Grassi, Rizzo..) a entrare nella maggioranza del primo governo Prodi, votando l'introduzione del lavoro interinale (Pacchetto Treu), il record delle privatizzazioni, i campi di detenzione per i migranti( legge Turco- Napolitano).
E' il codice che nel 99/2001 spinse Diliberto (e Rizzo) a sostenere i bombardamenti “umanitari” su Belgrado, in cambio di un ministero nel governo D'Alema-Cossiga per il neonato PDCI.
E' il codice che nel 2006/2008 spinse PRC e PDCI a entrare nel secondo governo Prodi, votando missioni di guerra e detassazione dei profitti, in cambio di un ministero( Ferrero) e della Presidenza della Camera (Bertinotti).
E' il codice che tuttora spinge PRC e PDCI in tante giunte locali di centrosinistra a votare tagli sociali in cambio di assessori. Magari a braccetto dell' UDC, come in Liguria.
Del resto: la stessa operazione Ingroia non è nata forse per il solo rifiuto del PD di accettare Di Pietro e Diliberto nella coalizione di Centrosinistra? E a nome di “Rivoluzione civile” Ingroia non ha forse continuato ad offrire al PD la propria disponibilità di governo, al posto di Monti, durante tutta la campagna elettorale?
Questo codice politico si è rivelato irriformabile. Ha disperso e demotivato negli anni un patrimonio enorme di energie e di speranze di decine di migliaia di attivisti e di milioni di lavoratori e di giovani. Ed oggi è giunto semplicemente al suo epilogo.

PERCHE' UNIRSI AL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Il Partito Comunista dei Lavoratori è nato (tra il 2006 e 2008) contro questa politica, dopo una battaglia di 15 anni all'interno del PRC, basata sui principi anticapitalistici e di classe. E' nato non per “dividere” i comunisti. Ma per liberarli da partiti che comunisti non erano e non sono. Per dare loro un riferimento coerente da cui ripartire. Per evitare loro nuove delusioni e dispersioni.
Certo: siamo un piccolo partito. Che si è dovuto confrontare , in anni difficili, con gli effetti di confusione e demoralizzazione prodotti dal fallimento del PRC governista in un vasto settore della stessa avanguardia. Che ha dovuto lottare controcorrente , negli anni della peggiore crisi sociale, rispetto allo stesso arretramento della coscienza politica del movimento operaio . Ma abbiamo lavorato e lavoriamo per ricostruire una coscienza di classe , non per contribuire a disperderla. Da qui la nostra battaglia, in tutte le lotte e i movimenti, contro ogni subordinazione al PD, o al giustizialismo, o al grillismo. Da qui anche la nostra presenza alle elezioni: come terreno di presentazione di un programma comunista, alla luce del sole e senza mimetismi.
Oggi possiamo dire di aver costruito, con tutti i nostri limiti, l'unico partito a sinistra del PRC realmente presente su scala nazionale, dotato di un minimo di organizzazione e di radicamento. L'unico che, nel suo piccolo, sta estendendo la propria presenza territoriale. L'unico, non a caso, che può presentarsi alle elezioni nazionali. L'unico, soprattutto, che non ha altro interesse da difendere che gli interessi del lavoro e della rivoluzione sociale.
Cari compagni e compagne,
diversi militanti di PRC e PDCI, in diverse parti d'Italia, hanno raggiunto in questi mesi le fila del PCL. E' un fatto prezioso. Ma se entrassero nel nostro partito tutti coloro che- tra voi- ci hanno detto e ci dicono che “sono d'accordo” con il PCL, con la sua politica, con il suo programma, la nostra comune battaglia comunista e rivoluzionaria farebbe un grande passo avanti. Nell'interesse dei lavoratori e di tutti gli sfruttati.
Questa è esattamente la proposta che vi avanziamo.
Disponibili, con i nostri dirigenti, e con le nostre sezioni territoriali, ad ogni occasione di incontro , di confronto, di approfondimento. A partire dalle lotte comuni di ogni giorno.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

lunedì 4 marzo 2013

L'UNITA' DEI COMUNISTI ? SI FA NEL PCL!




La clamorosa sconfitta della sinistre alle elezioni politiche del 2013 (senza dimenticare i fallimenti del 2008 e delle elezioni europee del 2009) ha segnato, in modo netto, la fine del "opportunismo riformista" della sinistra "radicale" in tutte le sue salse, dal "dilibertismo" al "ferrerismo" e "ingroiaismo"di ultima ora . L'effetto sul corpo militante delle forze comuniste, oramai deluse, è quello di una vera propria bomba.

Molti compagni, in particolar modo militanti di base, per reagire a questa cocente sconfitta sono spinti da una sorta di desiderio unitario delle forze comuniste. Insomma una risposta emotiva, legittima, ad un disastro politico.

Sarebbe stupido, oltre che sbagliato, da parte di tutto il mondo comunista glissare su tali riflessioni eludendo completamente il confronto politico.

Due sono, a parer mio, i punti nodali senza i quali si ridurrebbe la proposta sull' "unità comunista" ( fusione) ad una semplice retorica "affettiva".

IL bilancio delle nostre rispettive esperienze politiche, dei nostri percorsi, insomma quello che abbiamo fatto nel corso degli anni e, come secondo aspetto, il metodo.

Bilancio politico.

Negli ultimi diciotto anni abbiamo assistito ad un vero e proprio tradimento dei gruppi dirigenti delle forze politiche della sinistra riformista ai danni della classe operaia . Un tradimento finalizzato, questo la recente storia ci insegna, al solo fine di ottenere qualche posto istituzionale; sia che fosse un ministero della giustizia (Diliberto), della solidarietà (Ferrero), presidenza della camera (Bertinotti) o un pugno di deputati frutto di un'alleanza social questurina. (cartello elettorale, Ingroia, PRC, PDCI, VERDI, IDV) . Insomma la sinistra radicale (PRC,PDCI) ha mercanteggiato le sue idee (vere o presunte), sbandierate al popolo della sinistra in cambio di qualche posto nella camera dei deputati.
Segnalato questo, entriamo nel dettaglio per capire, per farci un idea, di cosa questi dirigenti dotati di etica, perlomeno, sibillina hanno votato.

GOVERNO PRODI 96\98


Rifondazione allora guidata dai Bertinotti, Diliberto, Grassi, Rizzo e Ferrero votò:


1) Pacchetto Treu. La prima legge precarizzazione del lavoro.

2) Privatizzazioni. Aumentando, nei fatti, la disoccupazione e l'incertezza lavorativa.

3) Finanziaria lacrime e sangue che gravò unicamente sul mondo del lavoro.

4) Detassazione delle rendite, con immensa gioia dei grandi imprendi tori, muovendo a mo' di domino cinese l'effetto "forbice economica", ovvero aumentando il divario economico tra ricchi e i poveri.

5) CPT. I famosi campi lager a cielo aperto per gli immigrati.

Rifondazione satura del suo operato... (sic!) ruppe nel '98 con il primo centrosinistra di Prodi. La rottura di Bertinotti e Ferrero, come gli eventi successivi ci hanno dimostrato, fu fatta in modo del tutto strumentale. Poter, nel prossimo futuro governo di centro sinistra, contrattare con maggior peso la spartizione di posti istituzionali. Così fu. Bertinotti uscì dal governo per poi rientrarci dalla porta principale otto anni più tardi. Diliberto, Rizzo e Cossutta non ancora soddisfatti delle loro durissima lotta di classe - il mondo del lavoro ancora li ringrazia con vivo entusiasmo - decisero di sostenere il successivo governo di centrosinistra creato ad hoc da D'Alema. Un governo che si fece protagonista anche del bombardamento dei Balcani.

6) Guerra nei Balcani.

Dunque questo primo bilancio dell'esperienza governativa, per usare un eufemismo, non può essere definita brillante...

La situazione cambia. Nel giro di pochi anni il centro sinistra vince nuovamente le elezioni, nel 2006. Oramai PRC e PDCI sono un tutt'uno politico, ritornano finalmente a fare la politica che più gli sta a cuore: il sostegno incondizionato al nuovo governo dei banchieri, al nuovo governo Prodi.
Entrando nel merito elenchiamo cosa sono riusciti, questa volta alla luce dell'esperienza governativa passata, a sostenere a Montecitorio i vari leader "antagonisti".

7) Guerra Afghanistan, Libano e Balcani. Hanno nuovamente sostenuto le missioni militari.

8) Aumento delle spese militari. Un aumento, per gli armamenti militari, pari al 17%

9) Continuazione della legge Biagi. La legge conosciuta come legge 30 quella che ha , letteralmente, polverizzato il contratto a tempo indeterminato.

10) Tfr alle banche. IL trattamento di fine rapporto (liquidazione) è stato, per fare cassa, gentilmente regalato alle banche.

11) Aumento dell'età pensionabile.

E dulcis in fundo, questo ultimo punto vale solo per Ferrero. Last but not least.

12) Votazione di un decreto legge xenofobo e razzista mirato ad espellere cittadini comunitari.



Questo breve, ma intenso, periodo governativo dei dirigenti della sinistra "radicale" ( 2008 caduta del governo Prodi) a cui -seppur con complicità diversa - va aggiunto Turigliatto (dirigente di Sinistra Critica il quale con completa : nonchalance si è preso l'onere di votare una missione militare e una finanziaria lacrime e sangue per il mondo del lavoro) è stato un massacro.

Un'esperienza tragica, non solo per i suoi contenuti politici e etici, ma anche per i suoi fini. Questa gente ha votato e si è schierata contro la sua base di riferimento, peggiorando le condizioni attuali del mondo del lavoro e sciogliendo l'opposizione di classe nel paese.

Questo è il loro bilancio, questa è stata per 18 anni la loro politica. Mentre in contemporanea in Francia (CPE) e nella Martinica (aumento salariale) proteste di massa, guidate dall'estrema sinistra trotskista di opposizione otteneva delle vittorie.
Ma perché si è verificato tutto questo? Il problema risiede, solamente, in un gruppo dirigente opportunista e irresponsabile?

Non credo che questa tragedia politica della sinistra sia stata il frutto unicamente della vanità politica dei suoi dirigenti, ma credo che le responsabilità risiedano anche nel loro metodo, nella storia...

2013

IL PRC e IL PDCI danno vita insieme a varie correnti e partiti alla lista Ingroia. Un lista che vede nella sua composizione una strana osmosi fatta di secondi, giustizialisti che hanno affondato la commissione sul G8 (Di Pietro) con compagni che hanno lottato nel e per il G8 (PRC e PDCI). Insomma tutto il contrario di tutto...vittime e carnefeci sulla stessa barca... Ma non finisce qui, questo pastrocchio elettorale, se analizziamo il programma vediamo che le rivendicazioni della lista Ingroia erano la proiezione di un programma socialdemocratico, ove la parola socialismo era completamente rimossa. IL Riformismo era il collante di questo cartello elettorale che gonfiava di prospettive questa formazione si riproponeva per l'ennesima volta:
• un'alternativa forte, sobria e convincente alla politica liberista;
• il suo fondamento la Costituzione italiana del 1948;
• proponeva "il Welfare" come "la strada che ha portato alla soluzione delle grandi crisi economiche del secolo scors"
• proponeva infine "una nuova rappresentanza politica, preparata, capace e disinteressata al servizio della comunità.


La fisionomia d'insieme di questa impostazione è inequivocabile: si tratta di un tradizionale appello democratico progressista...E' la sua confusione politico programmatico è stato il primo tassello per la sua implosione politica.



IL METODO POLITICO

Profondamente scorretto, non solo eticamente ma anche storicamente, cancellare con un colpo di spugna le differenze del movimento operaio e delle sue correnti. Mettere sullo stesso piano lo stalinismo con il troskismo vorrebbe dire mettere sullo stesso piano la controrivoluzione burocratica con la rivoluzione operaia.

Quale falce e martello?
Lo stalinismo e sulle diverse sfumature di sinistra ( maoismo) non vanno criticati, come ha fatto Bertinotti, unicamente dal versante dei diritti. Rispetto delle posizioni altrui in seno al movimento comunista, ma anche per il suo metodo. Un metodo politico al servizio dell'autoconservazione e dei suoi privilegi, che ancor oggi non sembra aver abbandonato i dirigenti dei partiti della sinistra radicale.

1) L'indipendenza di classe.

Le uniche esperienze positive che hanno contraddistinto il mondo del lavoro hanno, come base, la strategia dell'opposizione politica e la tattica del fronte unico. Il disastro del movimento operaio in Cina tra il '25 e il '27, la sconfitta nella guerra civile spagnola, l'ascesa del nazismo o l'avvento della dittatura cilena, solo per fare alcuni esempi, sono il frutto di un impostazione politica sbagliata, che sia l'ultrasinistrismo o che sia la tattica del fronte popolare.

CINA: La politica del partito bolscevico, ormai stalinizzato, nel processo rivoluzionario del 1925-'27 fu di subordinazione al Kuomitang (organizzazione nazionalista borghese). Questa politica di collaborazione, portata avanti con insistenza da parte di Stalin, non solo provocò l'implosione del processo rivoluzionario, ma fu anche direttamente responsabile di uno dei più grandi massacri operati dalle forze borghesi (Kuomitamg) ai danni del proletariato. A fine marzo del '27, dopo che Stalin aveva ordinato il disarmo degli operai sotto l' indicazione di Chang Kai Sheek, Chang Kai sheek entrò a Shanghai e massacrò migliaia di operai i cui cadaveri riempivano le strade.


GERMANIA: L'internazionale guidata da Stalin e Bucharin avanzò l'idea che la socialdemocrazia era il miglior alleato del fascismo, da qui "socialfascimo", e che il KPD doveva concentrare i suoi attacchi contro gli agenti del fascismo inseriti nella classe operaia socialdemocratica (SPD) . Stalin sosteneva che non ci fossero differenze tra la democrazia e il fascismo. Nel settembre 1930, il Rote Fahne, organo del PC tedesco proclamò: "Ieri è stato il giorno più grande del signor Hitler, ma la cosiddetta vittoria elettorale dei nazisti è l’inizio della fine". Togliatti in passato aveva lanciato l'appello: "ai Fratelli in camicia nera"... Insomma invece di promuovere un fronte unico d'azione (unire la classe operaia sul terreno della lotta) si propose la politica di " ultrasinistra" di isolamento (terzo periodo).

SPAGNA: La situazione rivoluzionaria fu congelata e oppressa dal IC comunista guidata da Togliatti-Stalin. La politica di collaborazione fu una sorta di dogma... ancora una volta l'indipendenza di classe fu sacrificata per il mantenimento della burocrazia sovietica. Gli stalinisti in Spagna furono assorbiti dal compito, per la quasi totalità del loro tempo, di massacrare trotskisti e anarchici .

Compagni come Nin e Berneri furono uccisi, le menzogne fabbricate da Mosca erano priorità... Ordine e verità indiscutibili...

Ci sarebbero moltissimi altri esempi storici, come scritto sopra, in cui si evidenzia il fallimento della politica staliniana in tutte le sue eccezioni dalla "Svolta di Salerno" del '46, alla Grecia degli anni '60, al Cile prima dell'avvento di Pinochet ecc. La costante è sempre la medesima.
L'unica chance che ha il proletariato per vincere si fonda su un principio indissolubile: l'autonomia politica.




2) PROGRAMMA TRANSITORIO


La lotta politica delle organizzazioni che si richiamano al movimento comunista, dovrebbe essere coerente, lineare e sopratutto credibile. E' difficile, come abbiamo visto, aver fiducia in una classe dirigente che da un lato critica le politiche reazionarie (guerre, precariato, immigrazione ecc) e dall'altro le vota. Tutto il contrario di tutto. Manca il metodo, la strategia. Il solo obiettivo che caratterizza PRC e PDCI e il loro riciclo come casta politica.

Trotsky: "bisogna aiutare le masse a trovare, nel processo della lotta quotidiana, il ponte tra il programma delle rivendicazione attuali e il programma della rivoluzione socialista. Questo ponte deve consistere in un sistema di rivendicazioni transitorie che partano dalle condizioni attuali e dal livello di coscienza attuale dei larghi strati e della classe operaia e portino invariabilmente ad una sola conclusione: la conquista del potere da parte del proletariato".
IL Partito Comunista dei Lavoratori fa suo il metodo transitorio . Non esistono sotterfugi, ripiegamenti e contingenza attuali. O si lavora per il proletariato o ci si piega alle politiche padronali.


3) L'INTERNAZIONALE COMUNISTA.


L'internazionalismo non è semplicemente un sentimento di solidarietà. In Italia la politica internazionale, quando vi è stata, si è ridotta ad un semplice atto di solidarietà. Questo hanno fatto i sedicenti partiti comunisti. Né Marx con la Prima, né Lenin con la Terza e né Trotskij con la Quarta hanno fondato l'internazionale comunista per hobby. Hanno costruito e ricostruito l'internazionale dei lavoratori perché sapevano che il socialismo o sarà internazionale o non sarà...



LE NOSTRE PROPOSTE COME PCL



Rilanciamo l'unità d'azione tra le sinistre. Vogliamo costruire una rete che unisca, sul terreno pratico, il mondo del lavoro passando per le lotte di movimento, sindacali, dei diritti ecc. (esempio Comitato No Debito) Solo l'unità d'azione, tramite la spinta del movimento di massa, è la tattica giusta e vincente.

Ma non siamo pronti a rinunciare alla nostra indipendenza politica . Oggi più che mai... Siamo consci del rislutato modesto elettorale raggiunto dal PCL, ma è un risultato frutto di un totale "silenziamento mediatico" ... Ma anche il risultato che oggi, nella tristezza generale della sinistra radicale, ci da una buona prospettiva per il rafforzamento del nostro partito (molte sono le adesioni che riceviamo dai compagni delusi delle altre organizzazioni "comunisti). Insomma siamo gli unici in crescita Non si tratta di salvaguardare il proprio recinto politico come alcuni affermano, bensì continuare per la strada della coerenza rivoluzionaria. Lenin diceva che agli operai bisogna dire la verità. La verità che le oltre organizzazioni comuniste (PRC e PDCI) hanno fatto parte per anni di comitati d'affari dei banchieri (centro sinistra) e continuano a farlo (giunte locali).

Invitiamo i compagni delle altre organizzazione comuniste a rompere con il loro gruppo dirigente e a passare nelle file del PCL. Queste organizzazioni sono da freno per il mondo del lavoro, PRC & Company hanno tradito il mondo del lavoro per la loro sopravvivenza.

O si sta dalla parte della soluzione (PCL) o si permane dalla parte del problema (PRC PDCI)...

E.G.