sabato 2 marzo 2013

TOCCA AI LAVORATORI COSTRUIRE UN'ALTERNATIVA IN PIENA AUTONOMIA DAI PARTITI PADRONALI E DAI COMICI GURU

Le elezioni hanno visto il successo di un vecchio miliardario imbroglione (Berlusconi) e soprattutto di un comico milionario (Grillo).

Un "guru" che propone tra le altre cose (in sintonia con il progetto del "guru del guru", il padrone milionario Casaleggio) l'abolizione pura e semplice del sindacato in quanto tale ("roba dell'800"), proprio nel momento della massima aggressione padronale contro il lavoro e i diritti sindacali. Che a Parma, dove governa, alza le rette di asili e mense per pagare gli interessi alle banche. Che rivendica licenziamenti di massa nel pubblico impiego e la riduzione di tutte le pensioni per ridurre le tasse ai padroni (con l’abolizione dell ‘IRAP).

Perché tanti giovani, tanti lavoratori, tanti precari, sbagliando clamorosamente, hanno finito con l'affidarsi a un guru milionario che non ha nulla a che spartire con i suoi interessi? Perché si è sentita priva di riferimenti, rappresentanza, prospettive, dentro la crisi sociale più drammatica del dopoguerra.

Per anni tutti i governi (Prodi, Berlusconi, Monti) hanno colpito i lavoratori per conto degli industriali e dei banchieri.

Tutti i partiti dominanti, di ogni colore (dal PD al PDL) hanno servito gli interessi dei capitalisti da cui sono finanziati (basta vedere i loro bilanci) contro i lavoratori, i precari, i disoccupati.

Ma soprattutto le sinistre sindacali e politiche che avrebbero dovuto difendere i lavoratori, li hanno abbandonati a loro stessi.

La direzione della CGIL ha prima concertato coi governi di Centrosinistra le politiche antioperaie, e poi ha consentito al governo Monti le peggiori misure contro lavoro e pensioni (pur di coprire il PD di Bersani). Le sinistre cosiddette "radicali" prima hanno votato (unite) guerre e sacrifici in cambio di ministeri nei governi di centrosinistra e poi hanno finito col rifugiarsi (divise) sotto il comando del PD o dei pubblici ministeri (Ingroia), sino a cancellare l'autonomia delle ragioni del lavoro e la propria stessa riconoscibilità elettorale.

C'è da stupirsi se una disperazione sociale, allo sbando, si affida al primo ciarlatano, magari ottimo comiziante, e pure "simpatico"?

Ricostruire una rappresentanza indipendente del lavoro, per un'alternativa alla dittatura degli industriali e delle banche: questa è la vera necessità.

Unire lavoratori, precari, disoccupati in una mobilitazione straordinaria: senza di questo le condizioni sociali di milioni di lavoratori e di giovani continueranno a peggiorare. Perché il sistema capitalistico non ha più niente da offrire ma solo da togliere, chiunque governi (Berlusconi, Monti, Bersani.. o Grillo-Casaleggio).

Solo i lavoratori possono costruire, con la propria forza, un'alternativa vera, imponendo un proprio governo che rovesci il capitale finanziario e riorganizzi alla radice l'intera società. Senza una lotta per questa prospettiva, i lavoratori resteranno divisi, senza difese e senza risultati. E nella loro disperazione inzupperanno il pane, a proprio vantaggio, padroni e truffatori di ogni specie. Magari comici.

Ricostruire tra i lavoratori la coscienza dei propri interessi, della propria forza, della necessità di una soluzione anticapitalista, è la ragione d'essere del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL).

E’ solo per questo che ci siamo presentati alle elezioni, ed è solo per questo che una sia pur modesta avanguardia di lavoratori e giovani ha sostenuto le nostre liste.

Certo: siamo un piccolo partito, dentro un maremoto, che nuota contro corrente. Ma siamo l'unico partito della sinistra che non si è mai compromesso con politiche antioperaie. L'unico che non si subordina né al PD, né ai magistrati, né ai comici guru.

L'unico che si batte, in ogni lotta, per una prospettiva di governo dei lavoratori e di rivoluzione sociale: la sola rivoluzione vera per eliminare sfruttamento, miseria, disoccupazione e corruzione.

Partito Comunista dei Lavoratori

www.pclavoratori.it – info@pclavoratori.it

mercoledì 27 febbraio 2013

Il 28 Febbraio, una giornata di lotta

Il 28 febbraio 1978 Roberto Scialabba, ragazzo 24enne militante nel quartiere popolare di Cinecittà, viene freddato a colpi di pistola da un gruppo di fascisti mentre sosta in piazza Don Bosco.
Il commando, partito dall'EUR e composto da cinque membri, agisce in maniera bestiale e demente, come ci si aspetta da terroristi neri: la spedizione vuole colpire i compagni responsabili della strage di Acca Larenzia, non trovandoli, il branco si sfoga colpendo un gruppo di giovani colpevoli di star fumando in piazza e di avere un "aspetto" di sinistra.

A morire è Roberto Scialabba, giustiziato a sangue freddo dal gruppo comandato dal terrorista Fioravanti. Nonostante la rivendicazione politica seguente all'assalto i quotidiani borghesi trattarono il caso come un omicidio nell'ambito di un regolamento di conti tra bande criminali per il controllo del mercato dell'eroina.

Il 28 febbraio per i militanti e i comunisti del quartiere non può e non deve essere una semplice giornata del ricordo. Rappresenta molto di più. Rappresenta di più perché le lotte che portava avanti Roberto Scialabba sono le nostre lotte.

Perché Roberto è morto a due passi dall'edificio occupato che frequentava e nel quale militava, e l'emergenza abitativa è rimasta in questo come in molti altri quartieri di Roma. Piaga contro cui lottiamo ogni giorno, aprendo le serrande di Via Calpurnio Fiamma, chiuse da anni perché non produttive nelle logiche del capitale.

Perché Roberto è morto sotto il piombo fascista, e le organizzazioni fasciste esistono ancora, e sono più forti che mai, come dimostrano le schede elettorali delle elezioni di Febbraio, con ben tre partiti che si definiscono tali. Piaga contro cui lottiamo ogni giorno nelle scuole e nelle università.

Perché Roberto è morto per il suo impegno politico, ma i quotidiani borghesi, per tentare di svuotare di significato il fatto, lo accomunarono a un deinquente comune, uno spacciatore di eroina. Una piaga, quella della deformazione dell'informazione, che esiste ancora e infanga molti altri compagni arrestati e condannati, oggi, per il proprio impegno politico, che vengono declassati come esagitati violenti, teppisti da strada che meritano la galera e le torture del sistema carcerario.

Ecco cosa dovrebbe rappresentare questa giornata: ricordiamo Scialabba portando avanti le lotte che devono essere necessariamente combattute perché non sono ancora vinte. E' per questo che aderiamo al corteo del 28 febbraio come Partito Comunista dei Lavoratori e Spazio Aperto Roberto Scialabba.
Pensiamo che tali battaglie possano essere vinte solo con una lotta e una mobilitazione che dia casa e lavoro a chi non ne ha, distrugga il potere borghese e sciolga i gruppi fascisti al servizio dei padroni.

La lotta continua.
Solo la rivoluzione cambia le cose.

PCL Sezione di Roma "Vito Bisceglie"

domenica 24 febbraio 2013

Le elezioni italiane: tra la contesa imperialista mondiale e i processi rivoluzionari che attraversano il mediterraneo

1- Borghesia decadente
Che il sistema capitalista così come lo abbiamo conosciuto, dal secondo dopoguerra ad oggi, sia fallito è un dato oggettivo e spetterà agli storici di domani inquadrare questo evento.
Cosa sostituirà le rovine del capitalismo e dei suoi Stati è una storia tutta da scrivere. Di fronte alla sfacciata mediocrità della classe dirigente (tutta): dal Vaticano ai capitani d’industria, passando per politici e banchieri; è davvero difficile contenere le una fragorosa risata.
Ormai il Re è nudo!
I recenti “scandali” MpS, Eni, ecc dimostrano che il sistema del profitto è alla base della corruzione e la stessa facciata ipocrita di perbenismo ha finito per permeare tutta la società, ne sono l’emblema più eclatante le dimissioni del papa e la recente querelle che ha coinvolto l’ultra liberista Oscar Giannino [grande sostenitore della “meritocrazia”...] che millantava titoli accademici mai conseguiti.
Una borghesia appunto che oltre ad aver dimostrato tutta la sua totale incapacità appare davvero per quello che è: ancien régime.
L’attuale borghesia decadente dentro alla sua crisi di rappresentanza sta trovando nel reazionario Grillo la sua carta di rilancio, a dimostrazione appunto che si è chiusa un'epoca, ma quella nuova è ancora di fronte a noi. Ieri era la Lega ad incarnare le spinte retrive della società, oggi sono questi nuovi paladini della legalità e della lotta alla casta che confondono la democrazia diretta con forme sfacciate di autoritarismo.
Sarà probabilmente il fascismo 2.0 a coprire il vuoto politico di queste elezioni, ma non offrirà alcun futuro perché è persino impensabile veder trionfare chi rivendica una società ancor più atomizzata in cui non esistono né partiti né sindacati ma solo “smile” e “pollici alzati” su facebook.
Il movimento di Grillo non è la soluzione alla crisi, ma semmai il sintomo di decadenza di un’epoca che ha letteralmente fatto scadere il suo tempo.

2- Il contesto mondiale: l’attualità della rivoluzione permanente
Questo provinciale quadro di scandali e menzogne finisce per attirare l’attenzione sull'ombelico del problema, decontestualizzando il quadro in cui ci troviamo.
Far ricorso a qualche dato può essere utile a comprendere la portata della fase storica.
Il capitalismo è entrato nel sesto anno di crisi, e dal 2007 ad oggi nell'area euro la disoccupazione giovanile ha raggiunto la media del 24% con vette del 57% (Grecia e Spagna) passando per il 37% (Portogallo e Italia) a questi dati catastrofici si aggiungono i cosiddetti “inattivi”.
Il Rapporto 2012 della UE su “occupazione e sviluppi sociali” riconosce che in Italia c’è un elevato rischio di cadere nella trappola della povertà, e una volta dentro alla spirale recessiva è improbabile uscirne. Una situazione che sta provocando una drammatica esclusione sociale di lungo periodo A livello internazionale l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha reso noto che i disoccupati in cerca di lavoro hanno raggiunto quota 200 milioni.
La crisi Americana ed Europea ha contagiato il mondo.
E’ in questo scenario che Grecia e Spagna hanno conosciuto un'ascesa delle lotte operaie, mentre la seconda ondata di rivoluzioni in Egitto e Tunisia sta mettendo al centro della scena politica la classe operaia dei rispettivi paesi.

La caduta del regime libico ha inoltre aperto ad un quadro d’instabilità nell'area del Sahel. Il regime di Gheddafi controllava i flussi migratori che oggi si trovano in una fase di riassetto. [Senza Gheddafi nel Sahel cambia tutto, Limes, Fronte del Sahara, 2013, p.57]
Le rivendicazioni indipendentiste del Azawad stanno inoltre portando alla ribalta la questione Tuareg che finisce per interessare non solo il Mali ma lo stesso Niger, [Così daremo uno Stato ai Tuareg, Limes, Fronte del Sahara, 2013, p.109] il principale fornitore di uranio delle centrali nucleari francesi, e che svela le ragioni dell'intervento militare voluto da Hollande (un modello di governo per Vendola e del Pd).
La contesa imperialista mondiale vede oggi l’Africa come arena di lotta per l’egemonia tra l’asse USA-UE in opposizione agli interessi cinesi e come ha ammesso lo stesso deputato belga Laurent Louis:

“… L’obiettivo della guerra in Mali è chiarissimo e visto che nessuno ne parla, ve lo dico io. L’obiettivo è di contrastare la Cina e consentire al nostro alleato americano di mantenere la sua presenza in Medio Oriente e Nord Africa. E’ ciò che ispira queste operazioni neo coloniali E vedrete che quando si sarà conclusa l’operazione militare, la Francia conserverà le sue basi militari in Mali che serviranno anche agli americani e nel contempo – è così che succede sempre in questi casi – le multinazionali occidentali strapperanno contratti miliardari, privando in tal modo i paesi ri-colonizzati delle loro ricchezze e materie prime. …Per essere chiari: i primi beneficiari dell’operazione militare saranno i padroni e gli azionisti del colosso francese AREVA che da anni tenta di ottenere la concessione di una miniera di uranio a Falea, un comune di 18000 abitanti situato a 350 km da Bamako. E qualcosina mi dice che tra non molto AREVA potrà finalmente sfruttare quella miniera… E’ solo un’impressione…”

Dalla Siria all'Africa occidentale, si stanno aprendo gli scenari di una nuova contesa mondiale e come in ogni fase di transizione siamo di fronte ad una lotta per l’egemonia. La Storia ha insegnato che dalla grande depressione si uscì con la mattanza della II Guerra mondiale, evitare quindi un nuovo macello in cui i figli della classe operaia saranno sacrificati sull'altare del profitto, è un nostro compito attuale!
Anche per questo in un mare di sciovinismo dilagante, nel quale tutti sguazzano, da Fiore a Ferrero, solo il PCL si sottrae e difende il suo carattere internazionalista.

3-L’attacco al PCL è un attacco al programma di Transizione: contro sette e riformisti senza riforme
Tra guerre alle porte e una crisi economica con pochi precedenti storici, ci si attenderebbe una sinistra di classe all'altezza dei tempi.
Eppure il PCL si ritrova in questa storica campagna elettorale come unico baluardo contro la UE delle banche e contro la dittatura del profitto; l’unico partito lasciato a condurre in solitaria una lotta impari su di un terreno per noi sfavorevole.
Ma c'è da chiedersi del perché vi sia tanta acredine a sinistra nei confronti del PCL. Perché no? Così recitava lo slogan di Sinistra Critica alle elezioni del 2008.
Perché non sostenere il PCL? E’ questa la domanda che oggi dovrebbero essere i militanti di base di SC a porre ai propri dirigenti.
Dopo aver coltivato la speranza di ritagliarsi un ruolo nel blocco della sinistra che oggi sostiene Ingroia (e le procure), SC ha optato per dare indicazione di astensione ai suoi simpatizzanti ignorando la presenza del PCL. Discorso analogo per la minuscola setta del Pdac che si presenterà solo in Puglia e tenta (come al solito) di gettar ombre sul programma rivoluzionario del PCL.
Mentre altri piccoli nuclei di compagni (spesso validissimi) ignorano le elezioni: PCInt. e Programma Comunista; altri se ne interessano sparando quintalate di letame sul PCL ma finendo con un attacco alla strategia del “programma di Transizione”: Nucleo comunista internazionalista e Battaglia Comunista.

Quanto agli eredi dello stalinismo (nelle sue diverse sfumature) siamo invece di fronte alla sindrome da eterni orfani del fronte popolare: i Carc invitano a votare Grillo; mentre la Rete dei Comunisti sostiene più o meno apertamente Ingroia… Rizzo invece ignora la presenza del PCL e si presenta nella circoscrizione estero. Una tristezza immane!

Ma se per gli stalinisti si tratta di una tara storica ereditata da una tradizione politica fallimentare, per quanto riguarda i raggruppamenti settari nati alla periferia della Quarta Internazionale si assiste ad un ripetersi di errori che Trotsky denunciava sin dal 1938:

“(…) alcuni atteggiamenti e raggruppamenti settari di vario tipo. Si caratterizzano per il rifiuto di lottare per rivendicazioni parziali e transitorie, cioè per gli interessi e i bisogni elementari delle masse operaie così come sono oggi. Prepararsi alla rivoluzione significa, per i settari, convincere se stessi della superiorità del socialismo.(…) Semplicemente si trastullano senza muoversi, auto-compiacendosi con la continua ripetizione delle stesse vuote astrazioni. Gli eventi politici sono per loro un’occasione per fare dei commenti, non per agire. Poiché i settari (…) sono smentiti dalla realtà ad ogni pié sospinto, passano la loro vita in uno stato di perenne esasperazione, lamentandosi del “regime” e dei “metodi” e indugiano continuamente in piccoli intrighi.(…) Un programma non è formulato per le redazioni o per i capi dei circoli di discussione, ma per l’azione rivoluzionaria di milioni di persone.”

Tra quanti si rivendicano comunisti prevalgono tuttavia interessi da bottega, e così succede che di fronte ad un partito che rivendica apertamente alle elezioni la dittatura del proletariato (il PCL), ci siano militanti comunisti che rendono vivida la condanna di Trotsky al settarismo di ogni specie (centristi, ultrasinistri, ecc).

4- Non è il buon partito a condurre una tattica corretta, ma è la tattica corretta che fa il buon partito : l’attualità del Programma di Transizione
Se la presenza del PCL a queste elezioni al di là del risultato che conseguiremo segna un indiscutibile rafforzamento nella costruzione di un partito genuinamente marxista rivoluzionario(trotskista), getta le basi anche per la conquista dei settori di avanguardia.
Non mi preme di spiegare per l’ennesima volta il perché il riformismo in tempi di crisi sia una docile utopia in mano alla classe dominante, ma si tratta altresì di recuperare la vena polemica con i compagni che irridono alla strategia“elettoralista” (sic!) del PCL.
Per questo è bene chiarire l’attualità della strategia del Programma di Transizione. In particolare le polemiche di Battaglia Comunista e del Nucleo comunista internazionale, si caratterizzano per muoverci critica da angolature diametralmente opposte ma che trovano nel Programma di Transizione il loro obiettivo e allora è il caso di ricordare la questione del programma minimo e del programma di transizione:

“Il compito storico della prossima fase – fase pre-rivoluzionaria di agitazione, di propaganda e di organizzazione – consiste nel superare la contraddizione tra la maturità delle condizioni oggettive della rivoluzione e l'immaturità del proletariato e della sua avanguardia (smarrimento e demoralizzazione della vecchia generazione, inesperienza della nuova). Bisogna aiutare le masse a trovare, nel processo della loro lotta quotidiana, il ponte tra le rivendicazioni attuali e il programma della rivoluzione socialista. Questo ponte deve consistere in un sistema di rivendicazioni transitorie che partano dalle condizioni attuali e dal livello di coscienza attuale di larghi strati della classe operaia e portino invariabilmente a una sola conclusione: la conquista del potere da parte del proletariato.
La socialdemocrazia classica, che si è sviluppata all'epoca del capitalismo ascendente, divideva il suo programma in due parti: il programma minimo, che si limitava a riforme nel quadro della società borghese, e il programma massimo, che prometteva la sostituzione del capitalismo con il socialismo in un futuro non definito. Tra programma minimo e programma massimo non esisteva nessun ponte. La socialdemocrazia non ne aveva bisogno in quanto di socialismo parlava solo nei giorni di festa.
(…) Il compito strategico della IV Internazionale non consiste nel riformare il capitalismo, bensì nel rovesciarlo. Il suo fine politico è la conquista del potere da parte del proletariato per assicurare l'espropriazione della borghesia. Ma l'assolvimento di questo compito strategico è impensabile senza la massima attenzione per tutte le questioni di tattica, anche minute e parziali. Tutti i settori del proletariato, tutti i suoi strati, le sue categorie e i suoi gruppi devono essere trascinati nel movimento rivoluzionario. Quello che contraddistingue l'epoca attuale non è un affrancamento del partito rivoluzionario dal prosaico lavoro di tutti i giorni, ma il fatto che questa lotta può essere condotta in connessione indissolubile con i compiti della rivoluzione.”


Questa citazione era dovuta ai compagni che ignorando il PCL finiscono così per ignorare l’urgenza stessa di forgiare il Partito rivoluzionario.
Ed è dovuta anche ai nostri severi detrattori che in parte costituiscono quel partito diffuso a cui si riferiva Danilo Montaldi con cui è giusto mantenere un dibattito aperto; me detto questo cioè che serve realmente è rafforzare il PCL e la IV Internazionale e farlo al più presto:

“La IV Internazionale è oggetto già oggi del giustificato odio degli staliniani, dei socialdemocratici, dei liberali borghesi e dei fascisti. Non trova né può trovare posto in nessun fronte popolare. Si contrappone intransigentemente a tutti i gruppi politici legati alla borghesia. Suo compito è rovesciare la dominazione del capitale. Suo fine è il socialismo. Suo metodo è la rivoluzione.
Senza democrazia interna non c'è educazione rivoluzionaria. Senza disciplina non c'è azione rivoluzionaria. Il regime interno della IV Internazionale è basato sui principi del centralismo democratico: completa libertà nella discussione, unità completa nell'azione.
La crisi attuale della civiltà umana è la crisi della direzione proletaria. Gli operai avanzati, riuniti attorno alla IV Internazionale, indicano alla loro classe la via per uscire dalla crisi. Le propongono un programma basato sull'esperienza internazionale della lotta emancipatrice del proletariato e di tutti gli oppressi in generale. Le propongono una bandiera senza macchia.
OPERAI E OPERAIE DI TUTTI I PAESI, ENTRATE NELLE FILE DELLA IV INTERNAZIONALE! E' LA BANDIERA DELLA VOSTRA VITTORIA CHE SI AVVICINA!”


Articolo di Trotsko
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