lunedì 7 gennaio 2013

PERCHE' SOSTENERE IL PCL




Un altro sistema non si costruisce per mezzo riforme, non s'improvvisa e non s'avvia tramite il mercanteggiamento ideologico per un posto in Parlamento (magari con un candidato premier che fa della legalità la sua base). Un altro sistema ha le sue fondamenta ideologiche (marxismo rivoluzionario), ha la sua tattica e strategia che attinge dal leninismo/trotskysmo.
La cosa più importante è che per poter cambiare la società serve un programma transitorio che cammini verso il socialismo, il comunismo non è un traguardo casuale, né da attendere fatalisticamente... un orizzonte lontano, un solo richiamo simbolico.
Programma, base ideologica, unità nell'azione sono il DNA del PCL, ma non possiamo dire lo stesso della sinistra radicale.

La sinistra riformista (PRC, PDCI) basa invece tutte le sue proposte sulle modifiche istituzionali, sui correttivi da portare (new deal) centrando il suo baricentro politico sulla democrazia parlamentare (nella speranza di un loro ritorno tra le "sdraio di Montecitorio"). Tutta la sinistra radicale è tristemente elettoralista tanto da poter - senza troppe lamentele - rinunciare alla propria identità (simbolo, falce e martello).
La Rivoluzione civile lanciata dagli "ingroiani" non rappresenta neanche lontanamente la società. Si avvita sul solito rituale di concedere alla società civile il diritto di rappresentanza, ma non ha nulla a che vedere con un programma di cambiamento che prevede il superamento di questo potere per un potere dei consigli operai.
Sono decenni che questa sinistra ci intossica, ci avvelena con il riformismo (esigenza dei posti alleanze locali della sinistra radicale con giunte borghesi) come la sola via d'uscita alle contraddizioni del sistema. Ci si dice comunisti poi ci si allea con Di Pietro (colui che fa della legalità borghese il suo mantra).

Questa sinistra ossessionata dalla poltrone ha sistematicamente fallito le aspettative della sua base (governi Prodi e D'Alema, voto missioni militari, leggi precarizzanti, ecc), le promesse di cambiamento sono state canonicamente tradite (ricordo lo slogan del PRC nel 2006, II governo Prodi: "vuoi vedere che cambia davvero". Dopo, grazie al loro governo, è sopraggiunto Berlusconi e, in un certo senso, Bertinotti, Ferrero e Diliberto avevano ragione sostenendo che le cose sarebbero cambiate...) hanno così generato indifferenza, diffidenze e confusione tra il popolo della sinistra che spesso, ahimè oggi, volta lo sguardo, smarrito, a Grillo. Avrebbero dovuto i vari Ferrero, Vendola e Diliberto fare gli interessi dei lavoratori, mentre - questa è la triste verità - ne hanno solo ricercato strumentalmente il consenso elettorale.

Noi, come PCL, siamo altro, come la nostra storia insegna. Non abbiamo mai mercanteggiato le nostre idee per un posto, anzi a volte (caso Ferrando 2006) per le nostre idee e coerenza l'abbiamo perso...
Voler costruire un partito, come vuole il PCL, per il cambiamento è un dovere per i marxisti rivoluzionari, è un esigenza per i ceti più deboli. La necessità e la possibilità di un programma rivoluzionario chiaro (come quello del PCL) e di un'organizzazione per l'alternativa per il socialismo è oggi più che mai all'ordine del giorno. Non solo per le sbagliate risposte alla crisi mondiale che tutte le sfumature della borghesia hanno dato (Monti), ma perché il socialismo è l'unica alternativa possibile a questo iniquo sistema di ridistribuzione.

Per difendere gli interessi degli sfruttati è indispensabile un Partito stabile del proletariato che ne garantisca l'unità e l'indipendenza dalla borghesia. Solo il PCL, ad oggi, fa questo.

Eugenio Gemmo D.N. PCL