martedì 10 dicembre 2013

TRANVIERI O FORCONI RIVOLUZIONE O REAZIONE

10 Dicembre 2013
forchette

“ Vi sarà un periodo transitorio in cui lo Stato sarà guidato da una commissione retta dalle forze dell'ordine, trascorso il quale si procederà a nuove votazioni”. A rivendicare un governo militare, come sbocco del blocco in atto, non è un dirigente di Forza nuova o Casa Pound. E' il capo dei Comitati Riuniti Agricoli, Danilo Calvani, uno tre massimi coordinatori nazionali del cosiddetto “ Movimento 9 Dicembre”. Un personaggio già candidatosi a sindaco di Latina attorno alla sigla Dignità Sociale, fondata nel Gennaio 2012 assieme all'ex generale dei carabinieri Antonio Pappalardo. Qual'era il progetto di Dignità sociale? Una santa alleanza tra “contadini e carabinieri” per la “salvezza della patria”.

Questo dato naturalmente non è sufficiente a inquadrare la natura sociale e politica del Movimento 9 Dicembre . Ma non è irrilevante se si vuole capire la sua dinamica.


LA CRISI DELLA PICCOLA BORGHESIA E LA CRISI DEL MOVIMENTO OPERAIO

La crisi capitalista e le politiche dominanti non colpiscono solo la classe operaia, ma anche larghi settori delle “classi medie” ( padroncini del trasporto, dell'agricoltura, del commercio, dell'artigianato), a loro volta socialmente differenziate al proprio interno. La crisi del mercato, l'usura delle banche, l'aumento delle tasse per finanziare il debito pubblico a a vantaggio del capitale finanziario, producono nel loro insieme un impoverimento di questi strati sociali.

Qui sta il bivio. O il movimento operaio sviluppa una propria alternativa alla società capitalista e alla sua crisi, sulla base di un programma di lotta anticapitalista che dia la vera risposta alla sofferenza sociale degli strati inferiori delle classi medie. O l'insofferenza sociale di queste classi rischia di essere capitalizzata da ambienti sociali e politici reazionari contro il movimento operaio.
Gli avvenimenti in corso sono al riguardo indicativi.

Il movimento operaio italiano conosce una grave crisi sociale e politica, per responsabilità delle sue direzioni politiche e sindacali. Non sono mancate e non mancano lotte operaie importanti di resistenza all'aggressione capitalista e alle politiche di austerità. Ma le sinistre politiche e sindacali non solo rifiutano di unificarle sul terreno di una programma generale di mobilitazione contro la dittatura del capitale, ma si adoperano per frammentarle, contenerle, disperderle. Emblematico il caso recentissimo dei tranvieri. La loro rivolta ha bloccato Genova per cinque giorni, è passata per Firenze, minacciava di propagarsi nell'intera Italia. Poteva realmente innescarsi un movimento radicale di massa contro le privatizzazioni e le politiche di austerità e sacrifici, capace di porsi come riferimento egemone di classe di tutte le sofferenze delle masse oppresse e di ampi strati della stessa piccola borghesia. Ma proprio per questo le burocrazie sindacali si sono affrettate a spegnere la miccia di Genova, a garanzia della borghesia italiana.

A questo punto lo scenario della mobilitazione cambia volto sociale e protagonisti politici. Un insieme eterogeneo di piccole organizzazioni padronali e dei loro capi si prende la scena, e si presenta come bandiera di una “rivoluzione”.

Il programma della .. rivoluzione non porta nulla di buono per i lavoratori, i precari, i disoccupati.
Sul piano sociale coltiva un immaginario mitologico che unisce “abolizione di Equitalia”, “ritorno alla lira”, “sovranità nazionale”: che in un quadro capitalista significherebbe solamente un nuovo saccheggio di salari e piccoli risparmi, e una nuova aggressione a welfare e servizi sociali ( in un paese in cui oltretutto è il lavoro dipendente a reggere sulle proprie spalle il grosso delle tasse) in perfetta continuità col presente. E ciò senza nessun reale cambiamento per la stessa piccola borghesia: che forse otterrebbe più mano libera nell'evasione di contributi e sfruttamento in nero, ma continuerebbe ad essere strozzata dal potere immutato di capitalisti e banchieri . I veri detentori della “sovranità”: altro che sventolio del tricolore.

Sul piano politico questa miscela sociale e ideologica è il naturale brodo di coltura di forze reazionarie. L'anatomia dei gruppi dirigenti della..”rivoluzione”, parla chiaro. Capi di organizzazioni padronali che vengono dal bacino della Lega Nord ( in particolare dell'indipendentismo veneto), dall'ambiente fascistoide laziale ( in particolare a Latina), dall'autonomismo siciliano ( benedetto dal capitalista Zamparini, supersfruttatore di lavoratori precari nei suoi supermercati). Un personale di avventurieri che, nella crisi delle vecchie organizzazioni di categoria e della politica borghese, cercano di coltivare i propri sogni di gloria ( al più..elettorali, come già i Forconi in Sicilia). Chi può meravigliarsi se in questo movimento si gettano a piene mani Forza Nuova, Casa Pound, Movimento Sociale Europeo, Militia? Non hanno ad oggi l'egemonia. Ma quello è il terreno naturale su cui possono piazzare la propria bandiera. Nè è ragione di meraviglia se il sindacato di polizia UGL, fiero difensore dei torturatori della Diaz al G8, solidarizza pubblicamente col movimento. Sta nelle cose.
Il fatto che a questo movimento si possano aggregare in qualche caso settori studenteschi o disoccupati ( come spesso accade nei movimenti reazionari di massa), non cambia la sua natura. Semmai accresce le preoccupazioni, e misura una volta di più la crisi di egemonia del movimento operaio.


NE' CON LO STATO NE' COI FORCONI.
PER UN'ALTERNATIVA PROLETARIA AL POTERE DEI CAPITALISTI E DEI BANCHIERI

Il PCL non sta né con lo Stato, né col Movimento 9 Dicembre.

Non abbiamo alcun pregiudizio a intervenire a sostegno di rivendicazioni progressiste di strati impoveriti di piccola borghesia. L'abbiamo fatto col movimento dei pastori sardi, l'abbiamo fatto un anno fa con la lotta dei tassisti. E' parte della lotta per un blocco sociale alternativo, entro una logica di classe. Ma altra cosa è porsi a rimorchio di una dinamica reazionaria. Non siamo stati coi Forconi in Sicilia, non stiamo oggi coi loro prosecutori.

Al tempo stesso proprio quanto sta avvenendo pone una volta di più l'esigenza e l'urgenza di una svolta anticapitalista del movimento operaio. Abolire il debito pubblico verso le banche ( con garanzie per il piccolo risparmio), nazionalizzare le banche, senza indennizzo per i grandi azionisti, e unificarle in un'unica banca pubblica sotto controllo sociale, sono la condizione decisiva per liberare milioni di famiglie dall'oppressione del capitale finanziario, dalla stretta del credito, dal cappio di mutui usurai. Se il movimento operaio si battesse per queste rivendicazioni potrebbe prendere la testa della rabbia sociale e di rivolta di settori ampi di piccola borghesia, disgregando il blocco sociale reazionario, e chiudendo lo spazio di manovra della demagogia fascistoide. Ma una simile battaglia di massa implica la lotta per un'alternativa di potere. Che spazzi via il governo del capitale, i suoi partiti, il suo Stato. Solo una Repubblica dei lavoratori può liberare assieme alla classe operaia la maggioranza della società: è' l'unica reale rivoluzione possibile.

Il PCL si batte e si batterà, in ogni movimento di classe o progressivo, per questa prospettiva.

“Giunta militare” o governo dei lavoratori: queste parole d'ordine indicano simbolicamente due prospettive contrapposte, due opposte dinamiche di classe. Il bivio strategico tra rivoluzione e reazione percorre, in forme diverse, l'intero scenario italiano, in un quadro di massima crisi sociale, politica, istituzionale.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

venerdì 6 dicembre 2013

La rivoluzione socialista mondiale

IL fine dell’azione rivoluzionaria del trotskismo è la distruzione della società capitalistica e lo sviluppo della società socialista.

Solo con la distruzione del capitalismo su scala mondiale sarà possibile realizzare un poderoso sviluppo delle forze produttive e liberare l’umanità dallo sfruttamento, dalla miseria, dall’oppressione sessuale e razziale, dall’ineguaglianza, dal deterioramento e dalla distruzione delle risorse naturali e dell’ambiente, dalle guerre e dalla violenza, prodotti della società divisa in classi. L’abolizione del capitalismo con la socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio e il processo di costruzione del socialismo presuppongono la distruzione dello stato borghese.
Tale distruzione è possibile solo tramite l’insurrezione armata realizzata dal proletariato, unica classe conseguentemente rivoluzionaria della società capitalistica, che trascini dietro di sé le masse della piccola borghesia urbana e rurale oppresse dal capitalismo.
Solo con tale insurrezione sarà possibile al proletariato impadronirsi del potere politico e sconfiggere l’inevitabile resistenza violenta della classe dominante e delle forze sociali ad essa legate, e la trasformazione della società in senso socialista.

I trotskisti rigettano come illusoria la pretesa di arrivare al socialismo per via pacifica e graduale, come risultato di un progressivo sviluppo della democrazia conseguente per azione del proletariato all’interno dello stato borghese. Nella stragrande maggioranza dei casi tali posizioni mascherano la volontà di non mettere in causa i rapporti di produzione e di proprietà capitalistici; ma anche dove esse sono espressione di reale volontà anticapitalistica, sono utopiche e di fronte alla violenza dello stato borghese, che la storia anche recente ha sempre dimostrato manifestarsi nelle forme più brutali ove la borghesia senta messo in causa il suo dominio sociale, non possono che portare alla disfatta del proletariato.

Nello stesso tempo il trotskismo conseguente rifiuta ogni strategia rivoluzionaria centrata sulla guerra di guerriglia di tipo sia contadino che urbano.

Infatti tale strategia porta alla sostituzione del proletariato come forza motrice della rivoluzione con altre classi sociali (contadini, piccola borghesia urbana, gioventù declassata) e con ciò dimostra il suo carattere non socialista.

Allo stesso modo il trotskismo rigetta l’azione dei gruppi terroristicoguerriglieri che pretendono di parlare in nome del proletariato ma che, anche quando composti in maggioranza da proletari, in realtà rappresentano settori staccati dalla classe operaia e il cui avventurismo è un elemento di disgregazione nelle file proletarie.

Il trotskismo ribadisce la concezione marxista e leninista secondo cui l’insurrezione proletaria vittoriosa può realizzarsi solo se gode dell’appoggio attivo della maggioranza politica del proletariato e nel quadro di una situazione di crisi rivoluzionaria.

In luogo dell’apparato statale borghese distrutto, il proletariato edificherà il proprio stato (dittatura del proletariato). Esso si baserà sugli organi della democrazia sovietica: i consigli dei lavoratori nelle fabbriche, nei campi, nei quartieri popolari, centralizzati ai livelli superiori dello stato operaio.

Uno dei compiti centrali dello stato proletario sarà la lotta contro il pericolo della burocratizzazione. La dittatura del proletariato prevederà l’eleggibilità e revocabilità dei funzionari dello stato, che in ogni caso non dovranno godere di privilegi particolari per le loro funzioni.

I trotskisti devono promuovere la più compiuta democrazia nello stato operaio. Le modalità concrete di attuazione della democrazia proletaria saranno determinate dalla situazione concreta dello stato operaio. Come argomentava Trotsky: «È una dittatura, e al contempo la sola vera democrazia proletaria. La sua ampiezza e la sua profondità dipendono dalle condizioni storiche concrete. Più stati prenderanno la via della rivoluzione socialista, più libere e duttili saranno le forme della dittatura, più ampia e profonda sarà la democrazia operaia.». Nostro obiettivo è appunto quest’ampia e profonda democrazia operaia (a tal punto che il proletariato potrà estendere laddove possibile i diritti democratici anche ai nemici della rivoluzione, e lottare contro di essi con mezzi politici.) Ma ricusiamo di legarci in anticipo a schemi garantistici, che non possono prendere in considerazione lo sviluppo concreto del processo rivoluzionario, e in particolare il contesto internazionale.

La dittatura del proletariato costituisce una fase di transizione che col progressivo sviluppo delle forze produttive porterà all’estinzione delle classi sociali e al socialismo.

Tale fine sarà raggiungibile solo con l’estensione internazionale della rivoluzione proletaria e la creazione di una repubblica mondiale dei consigli dei lavoratori.

Con il raggiungimento del socialismo le funzioni coercitive della dittatura proletaria verranno a cadere portando così all’estinzione dello stato.

sabato 30 novembre 2013

PER LA LIBERAZIONE DEL POPOLO PALESTINESE




Il finanziamento dello Stato d'Israele da parte dei governi italiani ( nazionali e regionali) di ogni colore non è solo drenaggio di risorse pubbliche dalla tasche dei lavoratori cui si impongono sacrifici sempre più insopportabili, ma è il finanziamento dell'oppressione sui palestinesi.


Lo Stato d'Israele è uno Stato coloniale, senza costituzione e senza stabili confini, nato dalla pulizia etnica contro un altro popolo condotta coi metodi più spietati del terrore ( Nabka): uno Stato basato su fondamenti razziali e confessionali, sulla cacciata dei palestinesi dalla propria terra, sulla negazione del loro diritto al ritorno, sulla loro discriminazione giuridica, sulla sistematica rapina sociale delle loro risorse più elementari, a partire dall'acqua. Questo Stato, nato dal terrore, può difendere la propria natura solo attraverso il terrore.


L'equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, legittimata da Napolitano, è una ipocrisia odiosa.
La grande tradizione dell'ebraismo democratico e socialista del 900 si è sempre contrapposta all'ideologia sionista. Assimilare il sionismo all'ebraismo è non solo un falso storico spudorato, ma il più grande regalo all'antisemitismo, e alle correnti reazionarie e/o fasciste che lo sbandierano contro gli ebrei.


La distruzione, per via rivoluzionaria, dello Stato sionista, è l'unica prospettiva storica di liberazione del popolo palestinese, e perciò stesso di riconciliazione tra palestinesi ed ebrei.


La rivendicazione “ Due popoli, due Stati”, che oggi accomuna l'universo politico italiano, è solo una copertura dello Stato sionista, e della sua politica quotidiana di colonizzazione e deportazioni.
Non vi sarà mai autodeterminazione del popolo palestinese all'ombra di uno Stato carceriere. Il diritto dei palestinesi al ritorno nella propria terra è inconciliabile con i fondamenti giuridici dello Stato sionista. I bantustan di Cisgiordania e Gaza non sono l'embrione di un libero Stato palestinese, ma l'espressione del dominio sionista. Quelle leaderschip palestinesi ed arabe che accettano lo Stato d'Israele accettano perciò stesso l'oppressione del proprio popolo in cambio di ruoli o privilegi, reali o sperati, concessi loro dall'occupante.


Solo la distruzione dello Stato Sionista può consentire il ritorno dei palestinesi nella propria terra e la nascita di uno Stato palestinese realmente libero e laico, con diritti democratici per la minoranza ebraica: una prospettiva incompatibile col sionismo, con l'imperialismo che lo sostiene, con le borghesie arabe e i loro governi, vecchi o nuovi, che lo tutelano. Uno Stato palestinese libero e laico può nascere solo su basi socialiste dentro una prospettiva storica di rivoluzione sociale e di federazione socialista araba e del Medio Oriente.


La stessa battaglia per la rottura dell'Italia con Israele è inseparabile da una prospettiva anticapitalista in casa nostra e in Europa. Nessun governo dell'imperialismo italiano, quale che sia il suo colore, sarà mai nemico del sionismo e a fianco dei palestinesi. Solo un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e la loro forza, può rompere con lo Stato sionista e sostenere con tutte le proprie forze i diritti di autodeterminazione della popolazione palestinese ed araba.


Costruire il partito della rivoluzione, Rifondare la 4° Internazionale, è un investimento decisivo nella liberazione della Palestina e di tutti i popoli oppressi.





PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

giovedì 28 novembre 2013

LA FINE DI BERLUSCONI NON E' LA FINE DEI POTERI FORTI

Berlusconi non è più senatore della Repubblica italiana. 192 parlamentari hanno votato contro i nove ordini del giorno che proponevano di respingere la decadenza del Cavaliere. L’annuncio è arrivato alle 17.43, di oggi, da parte del presidente del Senato Pietro Grasso, nel silenzio generale dell’Aula.

Sicuramente si chiude un ciclo politico, indipendentemente da i suoi futuri risvolti, per il Centro Destra. Berlusconi è stato il protagonista reazionario della scena politica italiana degli ultimi anni. La votazione parlamentare di oggi  ha rappresentato per Berlusconi un duro colpo se non sarà un arresto giudiziario sarà un arresto politico. IL suo "miracolo italiano" si arena qui...

Noi pensiamo, da marxisti rivoluzionari, che Berlusconi ha rappresentato una delle pagine più scure dell'italia "democratica". I suoi governi sono stati tra i peggiori per il mondo del lavoro che dal dopo guerra si sono succeduti. Ricordiamo i suoi affondi sui diritti del mondo del lavoro, sul precariato, sul TFR, sui processi di liberalizzazioni, sulle politiche di compressione delle potere d'acquisto per il mondo del lavoro, per politiche reazionarie per quanto concerne i diritti civili, sperimentazione staminali. Lo ricordiamo per le sue regalie al clero, alle sue imprese, per leggi ad personam, per le sua internità con la loggia massonica della P2, ecc.

Certo lo scenario politico italiano si sgombera di un leader reazionario, ma questo non significa strada in discesa per la classe operia. IL mondo del lavoro per migliorare le sue condizioni di vita deve sglegarsi dalle attrazioni verso il Centro Sinistra. Solo un ' opposizione di classe potrà superare le contraddizioni di questo sistema.

sabato 9 novembre 2013

IL FIT E' LA VERA SINISTRA (Articolo tratto dal " Manifesto" del 08-11.2013



Cari compagni/e, l'articolo di Filippo Florini sull'esito delle elezioni argentine disinforma sulla natura del Frente de Isquierda (Fit) e del suo straordinario risultato. Il Fit non è affatto una generica «sinistra di base». E' una coalizione di tre partiti rivoluzionari trotskisti: il Partido Obrero, sezione argentina del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (Crqi), il Partido de los trabaiadores socialistas (Pts), e Isquierda socialista (Is).

Il loro programma comune riconduce tutte le rivendicazioni sociali alla prospettiva centrale della rivoluzione socialista e del potere dei lavoratori. «Vamos a vencer, obreros al poder» è lo slogan centrale della loro campagna di massa. Il 5,8% dei voti (1.400.000) sono andati a questo programma. Su questo programma tre deputati rivoluzionari sono entrati per la prima volta in Parlamento, dalle circoscrizioni di Buenos Aire ( 500.000 voti), Mendoza ( 14% ), Salta ( 19%). Questo risultato- definito «storico» per la sinistra argentina persino dal principale giornale borghese (La Nation)- corrisponde al crescente successo dei trotskisti nelle elezioni sindacali di importanti fabbriche (Craft, Pepsi Cola...). A significare che un'avanguardia di massa della classe operaia argentina vede oggi nel polo rivoluzionario troskista il proprio riferimento.
E' un fatto, che ha il diritto di essere conosciuto come tale: tanto più in Italia, dove gli stessi gruppi dirigenti della sinistra cosiddetta «radicale», che hanno distrutto i propri partiti nel nome dei ministeri, ci hanno spiegato per decenni che il leninismo è roba da «archivio».

Il PCL, sezione italiana del Crqi, trae dal successo straordinario del troskismo coerente in Argentina, una ragione in più per sviluppare in Italia, contro corrente, il partito rivoluzionario dei lavoratori. Sulla base dello stesso programma dei nostri compagni argentini: «Obreros al poder».

Marco Ferrando Partito comunista dei lavoratori (PCL)

domenica 29 settembre 2013

Ricordando Walter Rossi (30 Settembre 1977 - 30 Settembre 2013)

La mano che uccise Walter Rossi nel 1977 a Roma è la stessa che ha ucciso Pavlos Fissas oggi, ad Atene. È la mano della barbarie e dell'impotenza, della paura e dell'ignoranza. È la mano di chi crede che alla miseria e alla disperazione provocata da questo sistema sia necessario rispondere rivolgendo le armi non verso il sistema stesso, ma verso un nemico più a portata di mano, cioè verso chi contro questo sistema, che è il capitalismo, lotta incessantemente: perché ne è vittima, bersaglio, prigioniero. Il fascismo non è altro che barriera, estremo argine a difesa del capitalismo contro i suoi oppositori. Ecco perché uccide, ecco perché ‘serve’.

Ieri come oggi, ogni qualvolta i padroni e i loro governi hanno tutto da perdere, il fascismo corre loro in aiuto. Succedeva nell'Italia degli anni Settanta, quando masse di lavoratori e di giovani, mettendosi in marcia per cambiare radicalmente le loro condizioni di vita e di lavoro, trovarono sulla loro strada l’MSI e altri gruppi di estrema destra. Succede nella Grecia di oggi, dove milioni di persone, spinte dalla politica economica brutalmente antioperaia della borghesia internazionale, trovano la violenza del partito Alba Dorata, che raccoglie consenso sulla crisi della piccola borghesia e sulla pelle dei non pochi lavoratori che, purtroppo, temendo per la propria sorte, si affidano a una risposta che è tanto tragicamente falsa quanto suicida.

La cronaca, quindi, non solo ci dice che l'antifascismo non è un inutile reperto ideologico da tramandare con nostalgia, ma lo pone come una delle necessità impellenti della lotta per la trasformazione vera, cioè rivoluzionaria, di questa società. Ora più che mai.

Partito Comunista dei Lavoratori - sez. "Vito Bisceglie" Roma

lunedì 2 settembre 2013

PRESIDIO DEL PCL DAVANTI ALL’AMBASCIATA GRECA: L’ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA!

La sezione romana del Partito Comunista dei Lavoratori ha indetto un sit-in di protesta davanti all’Ambasciata greca (via Mercadante, 36) lunedì 2 settembre, dalle ore 16 alle 19

Mentre organizza ronde anti-immigrati e attacchi xenofobi ad Atene e in tutta la Grecia, il partito neo-nazista greco Alba Dorata si veste di innocenza e denuncia alla magistratura Savas Matsas, dirigente dell’EEK (Partito Operaio Rivoluzionario) accusandolo di diffamazione e di istigazione alla violenza: in un articolo pubblicato nel 2009 sul giornale dell’EEK “Nuova prospettiva” il leader della sinistra radicale esprimeva la necessità di «distruggere il fascismo».

Martedì 3 settembre, ad Atene, si aprirà questo farsesco processo politico Il Partito Comunista dei Lavoratori denuncia apertamente il paradosso di un partito neo-nazista che da carnefice si finge vittima e denuncia la ben più grave politica delle Istituzioni greche, che accolgano le provocazioni fasciste per zittire la stampa di sinistra e processare il partito dell’EEK, l’unico partito greco che esercita una opposizione di classe al governo delle Banche, della Troica, della Borghesia Internazionale.


Partito Comunista dei Lavoratori

 www.pclavoratori.it
 www.pclroma.blogspot.it pclroma@gmail.com Sez. di Roma “Vito Bisceglie” via Calpurnio Fiamma, 136 00173 Roma tel. 347.13.11.209

venerdì 30 agosto 2013

L'antifascismo non si processa

Martedì 3 settembre un tribunale greco di Atene porterà in giudizio Savas Matsas, dirigente dell’EEK (Partito Operaio Rivoluzionario, sezione greca del CRQI). Questo compagno è accusato di "diffamazione" per un suo articolo sul giornale dell’EEK «Nuova Prospettiva”, pubblicato nel 2009. È anche accusato di “istigazione alla violenza e alla discordia” e “alterazione dell’ordine pubblico”.

Il compagno Savas ha in effetti utilizzato in tale articolo la frase "distruggere il fascismo", che l'organizzazione nazista ed assassina ha scelto di interpretare come "istigazione all'omicidio"(!).

A denunciarlo è stato “Alba Dorata”, organizzazione nazista oramai tristemente nota in tutta Europa, che organizza direttamente ronde nei quartieri e attacchi xenofobi contro i migranti. I fascisti cercano di presentarsi come innocenti e pacifici cittadini, usando lo Stato borghese e le sue istituzioni per organizzare una offensiva politica contro l’opposizione operaia e democratica. Con questo pretendono di tappare la bocca alla stampa di sinistra: lo stesso giorno, oltre al compagno Savas, sarà giudicato anche l’ex rettore dell’università di Atene Costantino Moutzouris, accusato di aver permesso il funzionamento del sito web alternativo Indymedia-Atene.

La sezione PCL di Roma organizza un presidio di solidarietà al compagno Savas Lunedì 2 Settembre alle ore 16:00 davanti all'ambasciata di Grecia, a roma in via Saverio Mercadante, 36 angolo via del Giardino Zoologico.

venerdì 9 agosto 2013

SINISTRA ANTICAPITALISTA ENNESIMA RIPROPOSIZIONE DI UNA POSIZIONE POLITICA FALLIMENTARE.


Da qualche tempo, la notizia già era presente nell'aria nell'arcipelago dell'estrema sinistra, Sinistra Critica si è divisa in due correnti : La fine dell’avventura di sinistracritica.org (che ha visto da novembre 2012 a oggi una media di piu di 20.000 visite mensili) coincide in realtà con l’epilogo di una ben più complessa e coinvolgente avventura, quella dell’organizzazione politica Sinistra Critica.
Le motivazioni della scissione di Sinistra Critica sono dovute alle profonde divergenze strategiche. Una tendenza che da adesso si chiama Solidarietà Internazionale ha scelto la linea di internità profonda ai movimenti, raggiungendo in questo ambito politico le schegge dell'autonomia operaia. L'altra tendenza, denominata Sinistra Anticapitalista, invece rispolvera (se mai l'avesse abbandonata) la vecchia politica "pablista"1. Nell'ultimo comunicato di Sinistra Critica si legge :" Si tratta dell’organizzazione che ha raccolto, dopo l’espulsione-uscita dal Partito della Rifondazione comunista, le compagne e i compagni che in quel partito si erano battuti contro la sua involuzione “governista”, contro la svendita di buona parte dei suoi valori fondativi, a partire da quello dell’opposizione alla guerra “senza se e senza ma”.

La vicenda dell’espulsione dal PRC del senatore Franco Turigliatto, perché si era rifiutato di sostenere una mozione del governo Prodi che definiva ipocritamente “missione di pace” la spedizione italiana in Afghanistan, è stato l’atto conclusivo di una lunga battaglia interna a quel partito, che da allora in poi è diventata una battaglia anche all’esterno, una battaglia che già allora voleva tentare di arginare la deriva autodistruttiva della sinistra. La deriva che l’ha portata alla sua semisparizione attuale.
Prima di tutto, per igiene politica, va ricordato che il compagno Turigliatto, al contrario di quanto viene scritto nell'ultimo testo di  Sinistra Critica, ha svolto una politica conforme, in maniere intermittente, alla svolta governista del PRC . Fino alla fine (2006/8) ha sostenuto lo stesso governo con ben 23 fiduce tra cui il voto al primo rifinanziamento delle missioni militari. Dunque  oggi come allora siamo di fronte ad un abbaglio politico: nessuna opposizione netta al governo Prodi è stata fatta da parte di Turigliatto .
Ma andiamo avanti, perchè Sinistra Critica di allora sostenne il governo Prodi?
La risposta è semplice: questa organizzazione ha un metodo sbagliato che viene da molto lontano.
Alla fine degli anni 40, con l'ascesa di Pablo tra le file del movimento trotskysta, la Quarta Internazionale definiva centrista la politica della Jugoslavia di Tito e definiva lo stato Jugoslavo come stato operaio (senza deformazioni burocratiche). Questa scelta non solo portò all'esplosione della Quarta Internazionale, ma veicolò tra i maggiori dirigenti trotskysti di allora, tra cui Maitan, padre politico di Turigliatto, la politica dell'opportunismo.
Nel 1951 Pablo divenne segretario della Quarta Internazionale e i "trotskysti" iniziarono a cedere al movimento stalinista. Pablo era convinto che la situazione economica, sociale e politica mondiale avrebbe presto portato verso una nuova guerra mondiale e che le organizzazioni staliniste, sotto pressione delle masse, avrebbero assunto una posizione rivoluzionaria. Questo portò, in modo antileninista, alla rinuncia da parte dei militanti della Quarta alla costruzione di partiti comunisti rivoluzionari indipendenti e  li obbligò a svolgere il ruolo di "consiglieri di sinistra" alle dirigenze staliniste : il cosiddetto entrismo sui generis (l'entrismo nelle organizzazioni centriste o riformiste, come teorizzato da Lenin e da Trotsky, per loro non era più tattico ma diveniva strategico all'infinito).
Gli esempi dell'inclinazione  opportunista dei dirigenti della Quarta Internazionale sono moltissi: da Tito, Bevan, Mao, Nasser, Ben Bellà per non parlare di Posadas o LLSP 2 . Questo denota la non volontà di costruire, come vorrebbe la tradizione leninista, un partito indipendente rivoluzionario basato sul trotskysmo conseguente.
In Italia i GCR 3 poi LCR 4 percorsero lo stesso sentiero della loro organizzazione internazionale.
Nel 1968 il i GCR embrione della futura Sinistra Anticapitalisa fece una compagna politica a sostegno del gruppo del "Manifesto" che decise allora di presentarsi alle elezioni. Glissando sul risultato elettorale, poco importante, i CGR non fecero nessun distinguo politico all'interno del gruppo del Manifesto, non fecero nessuna critica all'ascendente politico del Manfesto (Maoisti)... Insomma si adattarono agli eventi, politica che da sempre ha caratterizzato questa organizzazione.
In seguito la Quarta Internazionale in Italia, o meglio il suo gruppo dirigente maggioritario,  ebbe delle minoranze coerenti come quella della T.L. guidata da Grisolia e Ferrando ora fondatori del PCL e quella di R. Massari T.M.R., mentre la maggioranza continuò in modo lineare a tirare la giacca ad altri dirigenti esterni al movimento trotskysta , come ad esempio Ingrao, con la speranza che essi costruissero per loro il partito rivoluzionario. Negli anni 80 Turigliatto sostenne dall'esterno DP sino al 1989 anno in cui entrò integralmente a farne parte (quindi non si oppose ad un'organizzazione centrista).
Nel 1991 il gruppo di Turigliatto entra nel PRC e dal 1998 entra a far parte della maggioranza bertinottiana di partito. La folgorazione nei confronti di Bertinotti fu forte: finalmente Turigliatto e Maitan avevo trovato chi incarnava le proprie volontà. Costruire un partito rivoluzionario tramite l'aggregazioni senza prinicipi. Nel 2002 a celebrare questo idillio ci pensa Turigliatto con un testo scritto su Bandiera Rossa  (organo di stampa della corrente di Turigliatto) intitolato La svolta necessaria del V congresso (PRC) :" questo rilancio di Rifondazione e la ricerca di un nuovo paradigma rivoluzionario apre scenari inediti e nuove possibilità al partito sia in Italia che in Europa; si tratta di una scelta necessaria e obbligata, senza la quale il partito navigherebbe a vista entro un orizzonte riformista che la condurre a un inevitabile declino, quello vissuto dalla maggior parte dei partiti comunisti europei."
Niente di più profetico... Rifondazione è implosa proprio grazie alla politica tanto agognata da Turigliatto il quale ne è stato protoganista e vittima. Non esistono scorciatoie per costruire partiti rivoluzionari, per farlo bisogna avere pazienza e idee chiare, aggettivi che mancano al gruppo dirigente di Sinistra Anticapitalista.
Oggi di fronte all'ennismo scivolone Sinistra Anticapitalista ha trovato il suo nuovo Ingrao o se vogliamo Bertinotti: Giorgio Cremaschi. Sinistra Anticapitalista a mo' di mantra politico si muove sugli stessi passi che sin'ora hanno portato solo sconfitte: costruire un partito rivoluzionario con chi ha un'esperienza politica fuori dai paradigmi rivoluzionari. L'esperienza di Ross@ diretta da G. Cremaschi è la sommatoria di neo stalinisti, revisionisti del trotskysmo e singoli insofferenti. Questa esperienza non può essere l'alternativa di classe alla tragedia sociale che stiamo vivendo. Mettere insieme lo "chavismo", la rivoluzione a tappe con la la rivoluzione permamente è una cosa senza senso. Per questo ci rivolgiamo alla base dei e delle compagn@ di Sinistra Anticapitalista affinchè scelagano di costruire con noi il PCL, l'unica vera chance per la lotta di classe.

1: Michel Raptis, pseudonimo Pablo, fu agli inizi degli anni 50 segretario della Quarta, fu anche teorico della tattica di entrismo sui generis
2: LLSP Partito trotskista di Cylon che subì, nel corso degli anii, una degenerazione verso destra sostenendo governo borghesi.
3: GCR : Gruppi Comunisti Rivoluzionari, organizzazione trotskysta che praticava l'entrismo nel PCI
4: Lega Comunista Rivoluzionaria : nome dell'organizzazione trotskysta dopo la fine del periodo entrista nel PCI

domenica 7 luglio 2013

Discorso sulla situazione di Aeroporti di Roma




Chi già lavorava all’aeroporto di Fiumicino da prima del 2000, ricorda con nostalgia quei periodi, quando lo scalo era del gruppo IRI, quindi statale. Si lavorava sicuramente meglio e con uno standard di sicurezza sia per i lavoratori che per i passeggeri che raggiungeva l’eccellenza. Negli anni delle grandi lotte operaie in aeroporto i lavoratori hanno ottenuto delle conquiste (trasposto, mensa gestita da ADR, CRAL, ecc), la situazione è poi peggiorata man mano che le lotte si sono placate, principalmente a causa delle modifiche apportate alle legge sugli scioperi appoggiate da CGIL, CISL, UIL  (e dalla sinistra governista dal PD alla FDS) per porre un freno alle crescenti iniziative dei sindacati, specialmente, di base.
Oggi con la privatizzazione e l’impossibilità di creare veri disagi (inutili scioperi di 4 ore, con un mese di preavviso) la situazione dei lavoratori è notevolmente peggiorata e con essa anche il servizio offerto ai passeggeri. Ormai ADR che è divenuta una S.p.A. non ha più interesse a far sì che lo scalo funzione efficientemente, il suo unico scopo è produrre più utili possibili, non curandosi delle esigenze e della sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri.
È ormai ora di dire basta! Non si può continuare a fare finta di nulla mentre istituzioni, Enac, forze dell’ordine e sindacati continuano a permettere che ADR calpesti e che permette a sua volta alle società di Handling e ai negozi di calpestare senza ritegno qualsiasi legge, regolamento o diritto sindacale!
 Ormai siamo arrivati allo sfascio completo, tutto in aeroporto ha raggiunto il limite di sopportazione sia per i dipendenti che per i passeggeri. I dipendenti pagano giornalmente la totale assenza di qualsiasi tutela legislativa o sindacale. Legislativa perché le forze dell’ordine commettendo di fatto il reato di omissione di atti d’ ufficio lasciano passare qualsiasi tipo di non rispetto delle regole pur di non danneggiare A.D.R. o i negozi che gli pagano affitti esorbitanti più una tangente sugli utili. Possibile che con tutte le forze dell’ordine presenti nel sito aeroportuale nessuno si accorga che per esempio nei negozi non vengano distribuite le calzature anti infortunio anche a quelle persone che fanno carici e scarico merci? È ancora possibile che nessuno si accorga che vista la mancanza di personale nei bar chi maneggia il cibo è lo stesso che fa cassa, contravvenendo alle più elementari norme igieniche? Vogliamo inoltre parlare della polizia che arbitrariamente e senza nessun diritto o potere sceglie a chi far fare i controlli di sicurezza cancellando di fatto il concetto di aria sterile? I passeggeri pagano la completa assenza dell’Enac, che non ponendo limiti alle aziende presenti nel sito aeroportuale, costringe i passeggeri a subire una serie di disagi, che vanno dal ritardo nella consegna bagagli, alla scarsa segnaletica per raggiungere i gate, fino alle condizioni igieniche precarie in tutti i punti di ristoro. etc. Oltre le mancanze da parte delle forze dell’ordine c’è anche la completa assenza del sindacato ormai un tutt’uno con le aziende. Quando uscì un volantino che denunciava la connivenza tra sindacato ed azienda, cgil cisl uil e ugl si sono indignati, accusando senza prova alcuna il sottoscritto di aver scritto il testo del volantino. La cosa che più dovrebbe allarmare i sindacati non è l’uscita del volantino, ma i commenti dei lavoratori che lo hanno letto e che candidamente hanno affermato: e cosa c’è di nuovo, queste sono cose che si sanno. Si, ormai è palese a tutti che il sindacato è irrimediabilmente assoggettato al potere dell’azienda. Sapete cosa esce fuori tra i dipendenti quando qualcuno se ne esce con la parola sindacato? Le risposte sono: perché esiste il sindacato?  oppure il sindacato è l’azienda! Si, ormai i sindacati non ci ingannano più e a tutti noi ormai è chiaro il loro comportamento a dir poco censurabile. Naturalmente sono bravissimi ad elencare ai dipendenti tutte le leggi che tutelano l’azienda omettendo sempre di citare le ben più numerose leggi che tutelano il lavoratore. Perché se l’azienda ha il diritto di stipulare contratti a quattro ore è altrettanto vero che la legge non permette che si lavori in condizioni come quelle dell’aviogeisti costretti ad operare in scatole di alluminio che si infuocano d’estate e si congelano d’inverno, perché privi di condizionatori d’aria. E che dire dei mezzi fatiscenti che per legge dovrebbero essere bloccati e che vengono invece fatti girare liberamente?  Inoltre vorremmo sapere da questi grandi esperti di leggi come mai visto il ritardo del rinnovo contrattuale non ci vengono accreditate delle una tantum , come previsto dalla legge Fornero? Vorremmo inoltre ricordare che la legge Fornero prevede il pagamento degli arretrati dei rinnovi contrattuali tramite sistema a cartellino e non con delle una tantum, metodo con cui in tanti anni hanno deliberatamente estorto soldi ai lavoratori per darli alle aziende. Questa volta non ci devono provare, altrimenti ci arroghiamo il diritto a rivolgerci ad un legale per ottenere quello che ci aspetta, visto che le famose leggi dai sindacati citate prevedono questo tipo di rimborso. Sarebbe inutile andare avanti con la lista dei  comportamenti inaccettabili anche perché probabilmente il tempo non basterebbe. D’altronde cosa si può pretendere da un sindacato che ha fatto passare nell’ultima legislatura l’aumento delle tasse, lo smantellamento dell’articolo 18 e l’innalzamento dell’età pensionabile senza nemmeno un minuto di sciopero generale? Mentre si avvallavano tutte le porcate messe in atto contro i lavoratori dal governo Monti,  in Grecia e Spagna (due paesi che stanno peggio di noi) il sindacato scendeva in piazza tutti i giorni, anche scontrandosi con le forze dell’ordine, per difendere i diritti dei lavoratori. Ma vi rendete conto di quanto sono ridicoli e inutili i nostri sindacati a confronto degli altri sindacati d’Europa? Pensate che siamo il paese più sindacalizzato d’Europa e quello con gli stipendi più bassi del continente e le tasse più alte del mondo.  Vergognamoci ! Grazie ai sindacati e ai governi schiavi delle banche che questo paese sta andando alla deriva portandoci ad una catastrofe da cui difficilmente riusciremo ad uscire fuori. Anni fa hanno avallato l’introduzione dei c.t.d. per aiutare l’occupazione giovanile,restaurando di fatto il concetto di schiavitù e portando ad oggi il paese in una situazione di disoccupazione giovanile ai massimi storici, bel lavoro complimenti. Per quanto riguarda specificatamente la situazione nella nostra azienda sono al corrente che molti di noi sono costretti a venire a lavoro assumendo psicofarmaci per sopportare stress e mobbing? e sanno inoltre che agli stagionali è vietato stare male oppure semplicemente andare al bar a prendersi un caffè? Saranno sicuramente al corrente di tutte le nefandezze messe in atto dall’azienda come il fatto di poter imbarcare più assistenze su un cobus lasciando comunque ai lavoratori la responsabilità dell’incolumità dei disabili nonostante siano stati loro e l’azienda a decidere tutto ciò. Naturalmente queste critiche vengono mosse al sindacato non in quanto tale,visto che comunque rappresenta la sintesi degli interessi dei lavoratori delle varie categorie che si uniscono in un unico sindacato, ma ai suoi burocrati che con i loro comportamenti fatti di inciuci e bassa politica tradiscono di fatto il mondo del lavoro. Ci sono solo due modi  per risolvere tutto questo e sono: cominciare da parte loro a fare veramente sindacato, che non vuol dire chiamare gli stagionali mentre stanno firmando per chiedergli la nuova matricola per fargli la tessera, ma agendo veramente contro la nostra azienda ogni qual volta il suo comportamento non rispetti leggi o regolamenti vari,con tutti i metodi legali possibili: Denuncia all’ispettorato del lavoro per far rientrare immediatamente a norma di legge la percentuale di c.t.d. e di part-time presenti in azienda, denunce penali contro l’azienda per qualsiasi discriminazione (dei c.t.d., del personale ridotte capacità lavorative,  per i blocchi turni o per i licenziamenti inventati)interventi sindacali e alle autorità preposte per qualsiasi comportamento non regolare dell’azienda. Se potranno, anzi se vorranno allora iniziassero  da domani, altrimenti ce lo dicano che ci organizziamo da soli con un nostro sindacato di base. Siamo sicuri che un sindacato gestito da noi lavoratori porterebbe ad un sensibile miglioramento dell’attività lavorativa e all’annullamento di tutte le storture presenti in azienda. Sicuramente l’azienda in questo caso prenderebbe  le difese del suo più prezioso alleato cioè i sindacati confederali, massacrando i lavoratori e il nuovo sindacato, ma siamo sicuri che insieme riusciremo ad abbattere anche l’offensiva dell’azienda semplicemente ricorrendo a tutte le vie legali in nostro possesso (denunce per discriminazione e per comportamento anti sindacale). Questo sfogo e questa protesta nascono dalla volontà di difendere la nostra azienda e il nostro posto di lavoro, cose che alla dirigenza importa poco. Ormai tutti noi siamo al corrente di come funziona in aeroporto,queste dirigenze disoneste spolpano fino all’ultimo le aziende lasciando i lavoratori a pagare per le loro nefandezze, mentre loro vanno a spolpare un’altra azienda con il benestare dell’ Enac  e della politica in generale. Ricordate inoltre che questo sfogo contro di i sindacati nasce dal fatto che due anni fa dopo essere stati assenti sin dalla nascita dell’azienda, hanno indetto un assemblea dove noi abbiamo partecipato numerosi nonostante le vendette preventivate da parte dell’azienda, che poi si sono puntualmente avverate. In quell’occasione nonostante la loro latitanza, gli garantimmo il nostro appoggio. Oggi a più di due anni da allora abbiamo capito che ci hanno soltanto preso in giro. Beh da oggi in poi non siamo più disposti a farci prendere in giro da loro, quindi li esortiamo a cambiare immediatamente atteggiamento o verranno abbandonati dai lavoratori e un sindacato senza lavoratori non è nulla.

Io lavoratore di Adr insieme ai miei compagni del PCL proponiamo di dare inizio ad una serie di iniziative dei lavoratori che portino a svuotare ADR del suo ruolo di S.p.A. e di ridare lo scalo di Fiumicino allo Stato italiano. Tutto questo si può ottenere nazionalizzando (sotto il controllo dei lavoratori) lo scalo e facendo in modo che lo stesso venga gestito autonomamente da un consiglio di lavoratori eletti dai propri colleghi.
Riteniamo inoltre che tra le tante iniziative che il consiglio dei lavoratori dovrebbe portare avanti le principali sono:

·         Contratto unico aeroportuale per tutti lavoratori dello scalo
·         Abolizione delle differenze retributive per parità di mansione e/o di livello
·         Abbassamento immediato a norma di legge per le percentuali dei contratti a tempo determinato e part-time
·         Abolizione graduale dei contratti a tempo determinato con più di 6 mesi di anzianità
·         Abolizione graduale dei contratti part-time tranne che per chi lo richieda espressamente
·         Omologazione di tutti i diritti (i doveri già ci sono!) per tutti i lavoratori aeroportuali

Tutto ciò può sembrare utopico e irrealizzabile, ma siamo Noi lavoratori che mandiamo avanti questo scalo, non ADR e visto che Noi facciamo in modo che tutto questo funzioni, perche non dovremmo essere in grado di continuare a farlo funzionare e ancora meglio senza una S.p.A. che ci calpesta e che ci toglie qualsiasi risorsa?

Caroli Daniele

Alcuni scatti dell'incontro su crisi e mondo del lavoro









sabato 29 giugno 2013

LA CLASSE LAVORATRICE E LE CONDIZIONI DI LAVORO NELLA CRISI CAPITALISTA


Incontro-dibattito organizzato dalla Sezione romana del Partito Comunista dei Lavoratori
sabato 6 luglio alle ore 17 Sezione “V. Bisceglie” via Calpurnio Fiamma 136 (MetroA Lucio Sestio)


La produzione capitalistica, se si considera in particolare e se si astrae dal processo della circolazione e dagli eccessi della concorrenza, è estremamente parsimoniosa di lavoro materializzato, oggettivato in merci. Essa è invece, molto più di ogni altro modo di produzione, una dilapidatrice di uomini, di lavoro vivente, una dilapidatrice non solo di carne e di sangue ma pure di nervi e di cervelli. In realtà, è per mezzo del più mostruoso sacrificio dello sviluppo degli individui che soprattutto si assicura e realizza lo sviluppo dell’umanità in quest’epoca storica che immediatamente precede la cosciente ricostituzione dell’umana società. Poiché tutta l’economia, di cui si parla, trae origine dal carattere sociale del lavoro, così è in effetti proprio questa immediata natura sociale del lavoro che determina tale sperpero nella vita e nella salute degli operai.

(Karl Marx, Il Capitale
)

La crisi strutturale del capitalismo sta modificando gli stili di vita dei lavoratori.
La richiesta di prolungare gli orari di lavoro, di tagliare i costi delle imprese sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, di ridurre il campo di azione normativo dei CCNL e di abbattere la spesa sociale da una parte, e dall’altra il travaso dei profitti dalla produzione alla speculazione finanziaria è la più manifesta espressione della lotta di classe da parte del padronato. Questa azione radicale del padrone si scontra con l'assenza quasi totale di un'organizzazione in grado di portare avanti la risposta del mondo del lavoro, la lotta  degli sfruttati contro gli sfruttatori. Le forti proteste e le rivolte dalla Grecia, passando per quelle del Brasile, della Turchia e della Spagna, senza dimenticare le rivoluzioni nel mondo arabo sono solo il sintomo di una patologia degenerata che va estirpata: il capitalismo.

Sabato 6 luglio – con inizio alle 17 e termine alle 19:30 circa – ne discutiamo con:

Eleonora Raia (disoccupata)
Emiliano Angelè (cassaintegrato officine zero, operaio metalmeccanico)
Luigi Sorge (delegato USB, operaio metalmeccanico)
Maddè Guglielmo (delegato Fillea CGIL, operaio edile)
Pompeo Scopino (delegato Nidil, impiegato telecomunicazioni)
Daniele Mochi (delegato USB, dipendente Atac)
Daniele Caroli (dipendente ADR)
Aljoscia De Vecchis (funzionario Fillea CGIL)
Fabrizio Maramieri (segretario provinciale Fiom CGIL)
Moderatore: Luca Tremaliti ( operaio edile disoccupato, coordinamento romano PCL)

Conclusioni di Marco Ferrando ( portavoce nazionale Partito Comunista dei Lavoratori)

Partito Comunista dei Lavoratori
www.pclavoratori.it
www.pclroma.blogspot.it
pclroma@gmail.com         Sez. di Roma “Vito Bisceglie” via Calpurnio Fiamma, 136 00173 Roma
tel. 347.13.11.209   

domenica 16 giugno 2013

CON IL POPOLO SIRIANO CONTRO ASSAD

Il Partito Comunista dei Lavoratori ha partecipato ed è intervenuto nella giornata di ieri al presidio di sostegno alla sollevazione siriana, a Roma, organizzato dal Comitato di solidarietà per la rivoluzione siriana, di cui il PCL è tra i fondatori. 

Il presidio era stato convocato originariamente come contromanifestazione per l'adunata di Casapound e dell'assortito cascame fascista di tutta Europa in difesa di Assad (in seguito revocata per divieto), ed ha visto la partecipazione, fra gli altri, di rappresentanti della comunità siriana a Roma.
Alla vigilia di un sempre più probabile, drammatico punto di svolta, che vedrebbe l'intervento diretto degli Stati Uniti e della NATO in Siria, il PCL ritiene quanto mai necessario ribadire la più assoluta opposizione a qualsiasi aggressione imperialista, comunque mascherata e sotto qualsiasi egida, al popolo siriano. Al tempo stesso, senza ambiguità o reticenze, va diradata ogni possibile ambiguità sul fronte interno di opposizione al regime. 

L'ipoteca sempre più minacciosa che potenze arabe reazionarie e i più vari integralismi islamici rappresentano sulla sollevazione sirana è il principale pericolo per gli attuali equilibri interni ed esterni alla Siria. E rappresenta il pericolo principale per l'unico esito che possa garantire la pace e l'effettiva autodeterminazione del popolo siriano: quello di una iniziativa indipendente dei proletari siriani, che agiscano politicamente e militarmente in autonomia dai reazionari e che mirino a raggruppare intorno alle proprie rivendicazioni e ai propri obbiettivi di classe le masse siriane. Solo questa, al di fuori di ogni logica di "meno peggio" o di campismo, può essere la strada per cacciare Assad e per scongiurare ogni possibile futuro di sottomissione o di oscurantismo per il popolo siriano.


Partito Comunista dei Lavoratori

giovedì 30 maggio 2013

Anche il voto amministrativo di Roma sancisce la crisi dei riformisti

È giunta l'ora di abbandonare ogni  illusione!

È giunta l'ora di unirsi al PCL!

Lo stato di crisi senza sbocchi della sinistra riformista trova ulteriore conferma dai risultati elettorali di Sandro Medici alle elezioni comunali di Roma. Le preferenze all'ex presidente del X municipio si attestano su un esangue 2,2 per cento, mentre il voto alla coalizione che lo sosteneva, parte preponderante della quale era rappresentato da PRC, PdCI e Sinistra Critica, non raccoglie nemmeno il due per cento.
La campagna elettorale della coalizione di Medici, tutta incentrata su pratiche e modalità poco incisive in termini di mobilitazione e di denuncia, si è tenuta ben distante dai veri gangli della lotta di classe e delle sofferenze di Roma, rivelando assenza di interlocuzione e di contatto con quelli che sarebbero dovuti essere i propri referenti sociali.
Ma ricercare la causa di questa sconfitta - o per meglio dire, considerate le cifre di PRC e PdCI nelle ultime tornate elettorali, di questo vero e proprio ristagno - nella episodicità di una singola campagna elettorale o di un insieme di circostanze contingenti significherebbe tuttavia non cogliere la portata della vera e propria rovina, organizzativa e politica, dei partiti riformisti (in primo luogo di Rifondazione Comunista) e del dissolvimento della loro stessa ragion d'essere. Questo dissolvimento coincide e ha profonde connessioni con la fase storica della più grande crisi capitalista degli ultimi ottant'anni, e più esattamente con le sue terribili, ultime convulsioni.
Ciò che non può essere ormai disconosciuto è un processo che quindi va ben al di là della tattica e dell'orientamento di questo o quel momento della vita dei partiti riformisti. Non si tratta di (sempre più numerose) "scelte sbagliate" o di (sempre più gravi) "errori dei dirigenti". Si tratta, più semplicemente e più drammaticamente - a Roma come altrove, a livello locale come a livello internazionale - di tutte le insufficienze di un progetto strategico, quello riformista, che si rivela inutile perché impraticabile, impraticabile perché non all'altezza della radicalità della violenza della crisi capitalista. 
Ciò che occorre urgentemente, quindi, è la presa d'atto politica dell'esaurirsi storico del lungo ciclo riformista, e della sua stessa possibilità di sussistenza o di ripartenza, al di là di scorciatoie elettoraliste che potranno forse, in futuro, vedere invertirsi i risultati, ma che di sicuro non invertiranno le sorti di quei partiti, né tantomeno dei lavoratori. Occorre riuscire a guardare impietosamente un campo di macerie sotto il quale restano sepolte da troppo tempo le ragioni di milioni di sfruttati, che non potranno essere riscattate se non quando quelle macerie saranno rimosse. Occorre unire, fin da ora, tutte le forze al servizio dell'unica opposizione possibile al capitalismo, ai suoi governi, alle sue giunte: quella rivoluzionaria, cioè comunista.
Anche a Roma, chiunque dovesse essere il prossimo sindaco, è e sarà questo l'obbiettivo del PCL.
Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Roma 

venerdì 24 maggio 2013

LA SVEZIA IN RIVOLTA



La crisi economica arriva anche  fino alla 'Svezia' . Paese dell'integrazione e del welfare state. E da quattro notti che  moti di protesta, modello banlieue parigine, stanno accerchiando Stoccolma. Sono molti i giovani svedesi che con migranti e disoccupati  riflettono il proprio disagio (disagio del sistema capitalista) contro le istituzioni del potere.  Auto e cassonetti dati alle fiamme, sassaiole contro le forze dell'ordine (del sistema). Una vera e propria sommossa popolare.

Un sintomo dell'esasperazione di migranti e disoccupati che non trovano lavoro e che vedono sciogliersi, come neve al sole,  la prospettiva di un futuro migliore-
Ora non resta che attendere e sperare in una sorta di  effetto domino...

giovedì 23 maggio 2013

BORGHESIA E CLASSE OPERAIA


Esistono interessi contrapposti tra borghesia e lavoratori nessuno, escluso il movimento demagogico-razzista di Grillo, lo nega.
La classe dirigente  pensa che questa sia la società migliore che possa esistere, non negano le differenze di classe certo le ammorbiscono fondamentalente perchè in questo modo vidimano il loro ruolo di potere. Non è un caso che la destra reazionaria si stia appropriando, distorcendola, di una lotta (nazional) rivoluzionaria...Mischiando populismo, razzismo, omofobia e identificando nel "diverso" il nemico...allontanando così il proletariato dalla lotta, l'unica reale e internazionale, contro il padrone.

I poteri forti, la grande coalizione guidata da Letta, Berlusconi e Napolitano non nega nemmeno la povertà, la disoccupazione e il disagio. Per di più li riconoscono(tali problematiche) cercando di farle rientrare in una sorta di schema pseudo logico (del sistema capitalistico), ove la logicità si misura sempre con il capitale...Quanto il lavoro costa al capitale e mai l'inverso...

Assurde le dichiarazione di Letta di questi giorni:" il lavoro è la mia ossessione", mentre da 20 anni la disoccupazione è in discesa verticale grazie ai governi di centro destra e centro sinistra...Più che un'ossessione, mi verrebbe da dire, è un pensiero dissociato...La disoccupazione nell'area Ue ruota intorno al 15% il che tradotto in cifre significa milioni di persone senza futuro...

La borghesia, dopo la caduta dello stalinismo, si è presentata al mondo come la classe che avrebbe portato il benessere a tutta l'umanità...La borghesia ha sempre pensato di arricchirsi, questo è stato il suo unico avido scopo:" se ci arricchiamo noi vi daremo (classe operaia) le briciole per la vostra sopravvivenza"...
Questa storia  non ha funzionato grazie anche e soprattutto a l'ottuso servilismo della sinistra riformista (PRC, PDCI, SEL) più propensa alla ricerca spasmodica di posti  che al superamento di questo sistema. Agli inizii della seconda guerra mondiale già Trotsky, nel programma di transizione, parla di disoccupati come "subclasse stabile"...

Ora la borghesia non ha, da almeno ventanni (con buona pace di Vendola, Camusso e Ferrero), spazi riformisti per concedere qualcosa al proletariato, anzi porterà avanti una lotta politica sino a che potrà  per spremere sino in fondo il movimento del lavoro, ne sono la riprova le politiche condotte negli ultimi tempi che hanno portato-sotto suggerimento di Marchionne- alla dissoluzione dei diritti del mondo del lavoro e alla compressione delle pensioni.

La ricchezza del metodo del marxismo rivoluzionario, il patrimonio della storia e soprattutto la volontà di lotta dei lavoratori sono un potenziale immenso contro le barbarie del capitalismo. Solo la determinazione, senza mercanteggio ideologico e misuugli di vari ascendenti psuedo teorici, contro il sistema potrà rendere possibile la socializzazione dei mezzi di produzione, il controllo e quindi la crescita della produzione a misura d'uomo. E' una prospettiva difficile, ma non è utopica; l'urgenza storica della prospettiva socialista è necessaria in questo periodo tetro imposto dalla società capitalista.
E.G.

domenica 19 maggio 2013

Sinistra, unisciti contro Beppe Grillo e Casaleggio



Articolo tratto dal "Manifesto" 18-05-13

Il nuovo attacco di Beppe Grillo allo ius soli non rappresenta una battuta infelice, per quanto odiosa. Come non è una battuta la promessa elettorale del candidato sindaco del M5S a Roma di «far sgomberare il Teatro Valle occupato per riportare la legalità». Queste posizioni rivelano in realtà, una volta di più, la natura reazionaria del grillismo.
Un soggetto politico che fa proprio l'armamentario ideologico razzista delle destre, e le sue campagne d'ordine, al servizio di un unico disegno: la scalata del potere politico, nel nome di un progetto plebiscitario. Un progetto che apertamente rivendica l'abolizione del sindacato in quanto tale, la soppressione «di tutti i partiti», una Repubblica fondata sulla rete, sotto il controllo dei suoi guru (Casaleggio e Grillo). Il regime dispotico interno al M5S è solo la prefigurazione del regime politico per cui M5S si batte. In questi mesi troppi sono stati (e sono), a sinistra, i silenzi, le ambiguità, e addirittura i pubblici elogi al M5S come movimento di «sinistra e progressista». Con pochissime eccezioni, le più diverse sinistre politiche e sindacali hanno ripetutamente assunto e ricercato il M5S come possibile interlocutore e alleato delle «comuni battaglie democratiche e sociali».
Questa politica non solo è priva di ogni fondamento nella realtà. Non solo nasconde ai lavoratori lo stesso progetto sociale di Casaleggio (abbattimento di pensioni e stipendi pubblici per regalare ai padroni l'abolizione dell'Irap, con un miserabile reddito di cittadinanza quale ammortizzatore della spoliazione del lavoro). Ma è stata usata da Grillo e Casaleggio come leva del proprio sdoganamento politico ed elettorale nel movimento operaio e nel popolo della sinistra. Alla ricerca di uno sfondamento populista in tutte le direzioni. E col cinismo calcolato di chi può impugnare ogni bandiera, dall'immagine democratica di Rodotà al razzismo più becero, pur di allargare il consenso per il proprio disegno di potere.

Questa politica di avallo suicida del grillismo, ora deve finire. Il partito comunista dei lavoratori in questi mesi, controcorrente, ha retto da solo, a sinistra - assieme ad alcune personalità e intellettuali come i Wu Ming - l'onere del contrasto a M5S, con un'azione di controinformazione in ogni ambito di movimento e di confronto. Ora facciamo appello a tutte le sinistre - politiche, sindacali, associative, di movimento- perché cessi ogni ambiguità e reticenza sul grillismo. E perché possa svilupparsi, finalmente, su questo terreno un'iniziativa unitaria.

L'attacco razzista di Grillo allo ius soli non può essere senza conseguenze: può e deve diventare un punto di svolta nel rapporto con il M5S per tutte le forze del movimento operaio. L'azione centrale di opposizione politica e sociale al governo Letta-Alfano - che deve essere radicale e di massa - va sviluppata in piena autonomia dal M5S e combinata con la battaglia aperta al populismo reazionario e razzista, già a partire dall'importante mobilitazione di oggi a Roma promossa dalla Fiom. Ogni ambiguità sul grillismo, se era prima un errore, ora diverrebbe un crimine politico.  Marco Ferrando portavoce PCL

martedì 14 maggio 2013

MOBILITAZIONE GENERALE O DISFATTA



Siamo in un momento drammatico per il movimento operaio italiano. O si produce una reazione tanto radicale quanto radicale è l'attacco in corso, o si annuncia una disfatta storica.

La Fiom è sbattuta fuori dalle principali fabbriche come non accadeva dagli anni 30. Il contratto nazionale è in via di smantellamento ovunque. Le pensioni sono ridotte a carne da macello da offrire ai banchieri.  A milioni di giovani, già precarizzati per 20 anni da tutti i governi, si nega un futuro e si regalano false promesse. Mentre il governo della “grande coalizione” galleggia... sui “sacrifici impressionanti” dei lavoratori. E la promessa di “congelare” lo scalpo dell' articolo 18...prodotto dalla Fornero

La verità è che il governo e le classi dominanti possono permettersi tutto questo perchè non incontrano opposizione. Non solo dispongono del sostegno congiunto di PD, PDL,  tutti sul libro paga di grandi imprese e banche. Ma si avvalgono del cuscinetto protettivo della concertazione sindacale. CGIL inclusa. Visto che Susanna Camusso, dopo la resa di fatto sulle pensioni, continua la politica, a mo' di mantra, della concertazione(impossibile) in compagnia di Bonanni e Angeletti, e con la benedizione di Napolitano.

Così non si può andare avanti. Occorre reagire.


Grillo rivendica lo sciogliemento del sindacato, urla contro lo ius soli...e mostra sempre di più il suo profilo reazionario...

La manifestazione convocata dalla FIOM per il 18 maggio è una scelta molto positiva e importante. Ma non basta. Non bastano più le lotte ad intermittenza che manifestano dissenso, ma non dispiegano la forza. Occorre gettare sul campo l'enorme forza sociale di  milioni di lavoratori, in una vero braccio di ferro col padronato e col governo. O l'insieme del sindacalismo di classe lavora a questa svolta, o tutto continuerà a deteriorarsi a a sciogliersi come neve al sole...

Si promuova finalmente una mobilitazione prolungata di milioni di lavoratori, precari, disoccupati, attorno ad una piattaforma rivendicativa unificante che risponda unicamente alle loro esigenze: a partire dal blocco dei licenziamenti, dalla ripartizione generale del lavoro a parità di paga, dalla cancellazione di tutte le forme di precariato, da un grande piano di opere sociali finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze. E accompagni questa mobilitazione straordinaria con la occupazione di tutte le aziende che licenziano e il loro coordinamento nazionale.


Ma questa svolta necessaria ha implicazioni più generali di prospettiva.
Il capitalismo è fallito, il riformismo anche. L'illusione che la crisi capitalista possa essere risolta a vantaggio dei lavoratori dall'immancabile “governo amico” ( Prodi, Zapatero, Obama..) si sono rivelati una truffa. Le sinistre cosiddette “radicali” che hanno avallato o alimentato questa truffa (in cambio talvolta di sottosegretariati e ministeri) sono complici della truffa. Basta con le illusioni governative recintate dal fiscal compact.
E' necessaria, anche qui, una svolta di fondo. Non c'è soluzione della crisi senza il rovesciamento del capitalismo. Senza ripudiare il debito pubblico verso le banche. Senza nazionalizzare le banche, unificandole in una unica banca pubblica. Senza espropriare, sotto il controllo dei lavoratori, le grandi aziende, a partire da quelle che licenziano o colpiscono i diritti sindacali ( FIAT in testa).
Ma questo programma può essere realizzato solo per via rivoluzionaria. Solo per via di una grande sollevazione operaia e popolare che imponga un governo dei lavoratori: un governo unicamente basato sulla loro forza. L'unica vera alternativa.

Eugenio Gemmo