sabato 29 dicembre 2012

ARANCIONI O ROSSI ?




Preservare un’identità comunista -non si sa bene quale- e salvaguardare l'opposizione comunista in Italia (non si sa bene come, visto le alleanze sul piano locale) è la motivazione che più spesso Ferrero, segretario del PRC, porta avanti per difendere la sua organizzazione.

Qual è il significato indiretto che Ferrero vuole mandare al popolo della sinistra? La critica abbastanza netta e legittima riguarda, senza ombra di dubbio, la parabola di Vendola che da comunista "d'opposizione" si è "evoluto" in costola del PD accettando le regole della borghesia italiana ed europea (fiscal compact). Ma tutto questo non è sufficiente per descrivere il PRC, i simboli certo hanno una loro valenza, dietro vi dovrebbe essere la sua essenza, indicano uno stato, un progetto di critica al sistema capitalistico e la volontà di superarlo per instaurare il socialismo.
Ma tutto questo non rappresenta la verità, il PRC utilizza la falce e martello come mero strumento pubblicitario nella speranza d'intercettare quel richiamo ideologico (spesso sbagliato, stalinismo) che ancora fa presa nel popolo della sinistra italiana. È vero anche, per onestà, che la base del PRC, eludendo inutili radiografie ideologiche in questo momento, è realmente comunista come la corrente di Falce Martello (nonostante il suo revisionismo trotskysta).
Oggi il PRC , ad esempio, si presenta in un cartello elettorale per usare un eufemismo variegato.... La centralità della classe operaia come mezzo per superare il capitalismo è sostituita da una sorta di "social questurismo" ove new deal e legalità (Ingroia e Di Pietro) sono alla base di questo cartello (arancioni).

“A Bersani” recita Ingroia “dico che siamo pronti al confronto purché il PD non faccia una politica di conservazione come è accaduto quando ha sostenuto il governo Monti".
IL Riformismo è il collante di questo cartello elettorale che gonfia di prospettive questa formazione... Proprio mentre tutte le esperienze del riformismo hanno fallito (tra cui quella di cui son stati protagonisti Diliberto, Ferrero e Di Pietro), si ripropone l'ennesimo canovaccio:
si rivendica “un'alternativa forte, sobria e convincente alla politica liberista”;
indica come suo fondamento la Costituzione italiana del 1948;
propone “il Welfare” come “la strada che ha portato alla soluzione delle grandi crisi economiche del secolo scorso”;
si diffonde in un lungo elenco di “possibili” azioni virtuose in fatto di politiche solidali, di cura dell'ambiente e dei beni comuni, di onesta amministrazione della cosa pubblica;
propone infine “una nuova rappresentanza politica, preparata, capace e disinteressata al servizio della comunità”.
La fisionomia d'insieme di questa impostazione è inequivocabile: si tratta di un tradizionale appello democratico progressista. Il socialismo non viene menzionato, non si parla di lotta di classe, di anticapitalismo....
Insomma è, ancora una volta, un mercanteggiamento ideologico adoperato dal PRC per sperare di poter entrare nel parlamento. Insomma la lotta di classe è subordinata, in parole povere, alla sopravvivenza dell'apparato. Sbagliato e triste per definirsi comunisti....
Rifondazione si definisce marxista, ma è giunto il momento di fare chiarezza su tali affermazioni: " Ciò che gli uomini sono non dipende da quello che dicono”... Ciò che il PRC dice di essere viene smentito dalle azioni del suo gruppo dirigente.
IL PRC nega, anche con questo cartello, l'essenza del Manifesto del Partito Comunista: la storia è la storia della lotta di classe! Si può fare la lotta di classe con chi come Di Pietro ha balbettato sui fatti del G8 di Genova? Si può fare la lotta di classe con chi è tutto fuorché comunista? Il comunismo non è un simbolo per fare iscritti, ma un reale movimento di cose che dovrebbe cambiare lo stato di cose presenti. Si può cambiare questa società se si governa nelle regioni con l'UDC o si sostiene la filosionista, atlantisma e turboliberista della Bonino?
No car@ compagn@, il PRC ha un gruppo dirigente che non solo ha sbagliato in passato (non per caso, ma per un metodo sbagliato), ma che ha come unico scopo la sua autoconservazione.

Noi come PCL rivendichiamo altro, non crediamo nelle “rivoluzioni pacifiche” che sono una pigra falsità ideologica, ma:
vogliamo nazionalizzare le banche (che sono delle vere e proprie strutture di usura legalizzata) sotto il controllo operaio, vogliamo abolire tutte le leggi precarizzanti che i molti “alternativi” del cartello arancione hanno votato, vogliamo un salario minimo garantito per tutti;
vogliamo abolire i privilegi del clero;
vogliamo nazionalizzare la Fiat che con Marchionne ha massacrato il mondo del lavoro e, nei fatti, ha messo fuori legge dai suoi stabilimenti la FIOM;
vogliamo lanciare delle campagne contro il fascismo. È inammissibile che le varie formazioni di estrema destra serpeggino ancora su suolo italiano;
vogliamo lanciare una campagna per i diritti civili, obiettare gli obiettori di coscienza (è inconcepibile girare per molti ospedali per potere ricevere una pillola abortiva);
vogliamo un ambiente diverso, sensibile al bene dell'ecosistema;
vogliamo lavoro e casa per i disagiati.

La nostra unità di misura, a differenza di Grillo e Ingroia, non è la giustizia iniqua borghese, ma i bisogni della povera gente.
Queste rivendicazioni, patrimonio di un vero partito Comunista, le avanziamo solo noi.
L'organizzazione che stiamo costruendo è un organizzazione leninista-trotskysta saldata sul metodo e principi di più di 150 del movimento operaio e del marxismo rivoluzionario. Essi non sono una cornice generica, ma le basi e l'azione della sua politica. Per questo invitiamo tutti i sinceri comunisti a votare, nelle prossime elezioni, il PCL non per una sciocca convenienza sciovinista, ma perché siamo convinti che l'opposizione di classe sia l'unica soluzione a questo sistema.

Eugenio Gemmo D.N. PCL