domenica 16 dicembre 2012

INTERVENTO DEL PCL ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL COMITATO NO MONTI


Il piano che fu varato a Bruxelles ha avuto come fine ultimo quello di proteggere le banche continentali, addossando ai salariati i costi dell’operazione. Il capitalismo europeo ha offerto solo sacrifici al mondo del lavoro. Come fu prima per entrare nell’Euro, a vantaggio di banchieri e grandi imprese. Poi venne l'ora delle finanziare per il salvataggio pubblico dei banchieri, tutto questo è accaduto per salvare le loro truffe ai danni della povera gente. Gli interessi delle Banche, a scapito dei salariati, sono l’alfa e l’omega dell’Europa capitalista...come hanno dimostrato le riforme reazionarie sulle pensioni e art 18.
Dopo aver massacrato il mondo del lavoro Pierluigi Bersani si trova oggi a rivestire il ruolo del salvatore della patria...

Leggere nel successo di Pierluigi Bersani alle primarie “l'onda vincente della sinistra”, come fa Nichi Vendola (dopo aver abbandonato i testi di Marx per quelli del Cardinal Martini), significa confondere la realtà con l'aspirazione di tanti elettori.
Il segretario del PD è stato il principale garante della nascita del governo Monti, il sostenitore determinante delle sue peggiori misure antioperaie (su pensioni e articolo 18, di nuovo), il garante dell'assenza di una reale opposizione sociale al governo grazie alle procurate disponibilità della CGIL.

Le prime parole di Bersani a poche ore dal suo successo, sono state: “occorrerà vincere e governare dicendo la verità agli italiani, senza demagogie perché la crisi è drammatica” preannunciano in gergo la continuità delle politiche di lacrime e sangue istruite da Monti e già prefigurate dalla Carta d'intenti del Centrosinistra che Vendola ha accettato. Sarebbe questa la sinistra? Mi chiedo. La verità è che Vendola è prigioniero di Bersani, in attesa di contropartite ministeriali. E copre questa realtà con parole alate di fronte alla propria base.
Ma più a sinistra, se così possiamo dire, non va meglio


L'appello “Cambiare si può per una lista alternativa alle elezioni del 2013”, si presenta come “una iniziativa politica nuova, e non come la raccolta dei cocci di esperienze fallite..”. E' una lodevole intenzione. Disgraziatamente il testo dell'appello ripropone esattamente, in forma concentrata, tutti i luoghi comuni delle esperienze fallite del riformismo. Nei loro presupposti teorici. Nella loro traduzione politica. Persino nel loro vocabolario simbolico.

L'appello rivendica “un'alternativa forte, sobria e convincente alla politica liberista”. Indica come suo fondamento la Costituzione italiana del 1948. Propone “il Welfare” come “la strada che ha portato alla soluzione delle grandi crisi economiche del secolo scorso”. Si diffonde in un lungo elenco di “possibili” azioni virtuose in fatto di politiche solidali, di cura dell'ambiente e dei beni comuni, di onesta amministrazione della cosa pubblica. Propone infine “una nuova rappresentanza politica, preparata, capace, disinteressata, al servizio della comunità”.

La fisionomia d'insieme di questa impostazione è inequivocabile: si tratta di un tradizionale appello democratico progressista, ricalcato su un'infinità di appelli analoghi circolati negli ultimi 20 anni. Certo un appello di opposizione a Monti e (oggi) al PD domani. Ma del tutto estraneo sia alla centralità della lotta di classe ( rimpiazzata dall'impegno di un'indistinta “cittadinanza attiva” ), sia, e tanto più, ad una prospettiva anticapitalista.

Il capitalismo non è neppure citato nell' appello. L'anticapitalismo neppure evocato. E non si tratta di lacune letterarie. Siamo in presenza dell'ennesima versione del vecchio canovaccio del progressismo: che da un lato fa la sommatoria delle esigenze e domande reali di trasformazione ( sociali, ambientali, democratiche..), dall'altro le appende all'albero sempre verde del “Keynesismo”. Spiegando che un nuovo New Deal, un nuovo roosveltismo, non solo è possibile ma è la vera “soluzione della grande crisi, come nel 900”. E che dunque un capitalismo riformato dal volto umano è l'unico orizzonte concreto per cui battersi

Ora noi come comitato, che a presto dovrà cambiare nome da NO MONTI ad Opposizione sociale e politica alle politiche dell'imperialismo italiano ed europeo...dovremmo come stiamo facendo proporre una piattaforma di lotta che abbia la vera intenzione di rompere e far cadere i governi della borghesia. A Tutti i levilli...sul piano sociale.
Rivendichiamo la nazionalizzazione delle banche sotto il controllo operaio

La scuola, l'università e la formazione pubblica devono essere rilanciate e rifinanziate cancellando il finanziamento alle scuole private.

Per l'ambiente e i Beni comuni, la salute nel lavoro e nel territorio.

Ci opponiamo ad una crescita distorta fondata sullo sfruttamento dell'ambiente come delle persone, alla politica delle cosiddette Grandi opere che va abbandonata e sostituita da quella delle migliaia di piccole e medie opere davvero necessarie per risanare l'ambiente

Salario garantito

Per le 32 ore

abolizione delle leggi precarizzanti

Per i diritti verso le minoranze sessuali

Proponiamo una grande manifestazione a 60 giorni dal prossimo Governo contro le politiche di austery

Per fare questo serve un grande movimento unitario nelle azioni di lotta, perchè l'unica soluzione è la mobilitazione di masso...Solo la Rivoluzione cambia le cose.

Eugenio Gemmo D.N. PCL