martedì 5 giugno 2012

L'UNICA SINISTRA POSSIBILE, IL PCL


L’ATTUALITA’ DELL’ALTERNATIVA SOCIALISTA

Le potenzialità di progresso sociale contenute negli sviluppi della tecnica e della scienza, si convertono, entro il quadro capitalistico, in nuovi fattori di oppressione e disuguaglianza.

L’incremento della produttività del lavoro incorporato alla tecnica consentirebbe una riduzione progressiva dell’orario di lavoro e una distribuzione tra tutti del lavoro che c’è: e invece si combina con un aumento del tempo di lavoro giornaliero e di vita (età pensionabile), della disoccupazione, dello sfruttamento.

Grandi risorse del sapere scientifico e della ricerca potrebbero essere impiegate nella salvaguardia dell’ambiente e nella lotta contro il cancro e l’AIDS: e invece sono investite nella spesa per armamenti, che ammonta globalmente a un milione di miliardi e costituisce il principale campo d’applicazione dell’elettronica e dell’informatica.

Le potenzialità della produzione alimentare consentirebbero di sfamare la popolazione mondiale per un totale di 12 volte la sua attuale entità: e invece aumenta massicciamente la fame nel mondo secondo gli stessi dati ufficiali dell’ONU, sullo sfondo della desertificazione di intere parti della terra.


Proprio nell’attuale epoca storica si manifesta dunque al massimo grado tutta l’irrazionalità dell’attuale ordine del mondo. Tutta la moderna barbarie di un’economia fondata sul profitto che concentra nelle mani di 750 multinazionali, dei loro giochi di borsa, delle loro contese, le leve della ricchezza e delle sue destinazioni d’uso. E che affida a un pugno di grandi potenze, in concorrenza tra loro, a partire dagli USA, il controllo del pianeta.

Solo l’esproprio della borghesia e il rovesciamento del suo potere politico; solo riconducendo le leve dell’economia e della scienza sotto il controllo pubblico del mondo del lavoro e della maggioranza della società, è possibile riorganizzare su basi razionali la società del mondo: restituendo alla specie umana il potere di decidere del proprio futuro.


IL SOCIALISMO NON E’ “FALLITO”. E’ STATO TRADITO.

La prospettiva socialista non è “fallita”. E’ stata tradita dalla socialdemocrazia e dallo stalinismo, nel nome di interessi e ragioni materiali del tutto estranei all’emancipazione del lavoro. La socialdemocrazia internazionale, a partire dal suo sostegno alla prima guerra mondiale, ha utilizzato la bandiera del “socialismo” solo per subordinare i lavoratori ai propri appetiti ministeriali e istituzionali a braccetto con la propria borghesia e il proprio imperialismo. Ed oggi conosce una diffusa evoluzione liberale Lo stalinismo, a partire dagli anni 30, ha usato la bandiera della Rivoluzione d’Ottobre e del comunismo come pura retorica d’apparato: al servizio degli interessi di una burocrazia parassitaria che prima ha distrutto e decapitato il partito bolscevico e gli strumenti dell’autorganizzazione democratica delle masse; poi ha subordinato a sé l’intero movimento comunista internazionale indirizzandolo progressivamente verso la collaborazione con la borghesia e la coesistenza con l’imperialismo; infine ha realizzato e gestito la restaurazione del capitalismo per sopravvivere al proprio crollo e salvaguardare – mutandone il segno - i propri privilegi. La figura di Cernomirdyn in Russia, prima alto burocrate del PCUS e oggi grande capitalista russo riassume in sé l’intera parabola della burocrazia staliniana. In Cina la mutazione capitalistica della burocrazia dominante conosce un processo analogo.

Certo, la natura e il crollo dello stalinismo, in particolare, sono stati cinicamente utilizzati dalla borghesia internazionale e dalla stessa socialdemocrazia come “prova” del fallimento del socialismo, e quindi dell’eternità del capitalismo. Una campagna di intossicazione ideologica che ha inciso profondamente sull’immaginario collettivo di grandi masse nel mondo. Ma al tempo stesso e paradossalmente proprio il crollo dello stalinismo internazionale – se nell’immediato ha favorito l’imperialismo – ha liberato su scala storica la possibilità di rilanciare nella sua autenticità la prospettiva socialista internazionale, e di restituirla ai suoi principi originari e al suo programma di liberazione. Non un programma di potere della “burocrazia”, con le sue ville, i suoi negozi speciali, i suoi superstipendi. Ma un programma di potere dei lavoratori per i lavoratori, basato sulla loro autorganizzazione democratica di massa, senza privilegi per i rappresentanti eletti, sulla base di un'economia pianificata, finalmente liberata dal dominio del profitto. Su queste basi nacque il comunismo di Marx, di Lenin, di Trotsky e della rivoluzione d’Ottobre. Il socialismo nel XXI secolo può rinascere solo recuperando e riattualizzando quei fondamenti.


PER UN VERO PARTITO COMUNISTA IL PCL

L’intera storia italiana, in particolare del secondo dopoguerra, testimonia la necessità di costruire questa sinistra nuova.

Non sono certo mancate, nel nostro paese, esperienze di ribellione al capitalismo da parte di grandi masse operaie, popolari, giovanili. Dalla eroica resistenza partigiana che invocava “la rossa primavera”; alla grande ascesa operaia e giovanile del 68-69, a partire dall’autunno caldo; sino alle stesse mobilitazioni che, pur in un quadro di arretramento sociale si sono sviluppate in anni recenti contro il governo Berlusconi. Ma ogni volta, inesorabilmente, quelle grandi lotte e aspettative di svolta sono state usate dalle direzioni maggioritarie del movimento operaio, vecchie o nuove, come leva di compromesso con le classi dirigenti del paese; contro i lavoratori e i movimenti. La resistenza partigiana fu piegata e subordinata all’unità nazionale tra DC e PCI dell’immediato dopoguerra, in nome della ricostruzione del capitalismo italiano e del suo Stato; l’autunno caldo finì tra le braccia del nuovo compromesso storico tra PCI e DC, su un programma di austerità e di sacrifici. Le grandi lotte contro Berlusconi degli ultimi 15 anni sono state usate e svendute a favore del centrosinistra: la grande lotta del 94 a difesa delle pensioni fu usata per aprire il varco ai governi Dini (95) e Prodi (96-98) che colpirono proprio le pensioni; mentre i grandi movimenti contro il secondo governo Berlusconi sono stati usati a favore di un secondo governo Prodi che sta realizzando le politiche di Berlusconi.

E ogni volta, paradossalmente, proprio il tradimento delle mobilitazioni popolari, ha finito con l’aprire il varco alla rivincita delle destre e delle politiche più reazionarie. Il tradimento della resistenza aprì il varco ai manganelli di Scelba e alla repressione anticomunista; il compromesso storico del 76-78 spianò la strada al craxismo, incubatore del berlusconismo; il Centrosinistra degli anni 90 finì col riportare in sella Berlusconi. E oggi stiamo rivivendo, per l’ennesima volta, lo stesso film( ancor più triste vista “ l’arlecchinesca” maggioranza del governo Monti, una maggioranza sostenuta dall’ex Potere Operaio Bersani e l’ex Missino La Russa).

Ciò che dunque abbiamo vissuto negli ultimi anni dal punto di vista politico è la vidimazione della nostra delusione di classe. Tutte le aspettative del popolo della sinistra si sono frantumate… Nel suo piccolo,mi verrebbe da dire, è il condensato di larga parte del 900.

La capitolazione del PRC ( dell’intera FDS) col suo ingresso nell’ultimo governo confindustriale di Prodi - è solo l’ultimo capitolo di questa storia….

Occorre dunque intraprendere la costruzione, a sinistra, di una storia nuova, che tragga le lezioni dal passato e segni una svolta radicale di prospettiva. Basta con il PD, basta elemosinare posti al solo fine di mantenere un’apparato….

Partendo da una battaglia di principio per l’indipendenza del movimento operaio, la battaglia che è la sintesi delle fondamenta del movimento comunista, e di ogni movimento dalle classi dominanti, i loro partiti, i loro governi.