venerdì 11 maggio 2012

PERCHE’ LA FDS HA SCELTO DI NEGARE LA PAROLA AL PCL?

(QUELLO CHE AVREMMO VOLUTO DIRE PUBBLICAMENTE, DAL PALCO, A MIGLIAIA DI COMPAGNI E COMPAGNE E A TUTTE LE SINISTRE)
Il nostro partito è stato costretto a revocare la propria adesione e partecipazione a questa manifestazione, a causa dell'improvvisa negazione del nostro diritto di parola sul palco, in contrasto con l'accordo unitario precedentemente raggiunto. Avevamo aderito un mese fa alla proposta pubblica di “una manifestazione unitaria di tutte le sinistre di opposizione al governo Monti”: che presuppone, da parte del soggetto promotore (FDS), il riconoscimento pubblico della loro diversità. In questo senso era stato garantito, in conclusione della manifestazione, il “microfono aperto” anche al nostro partito. Invece tre giorni fa ci è stato comunicato il “contrordine”: il PCL non potrà parlare. Perché la manifestazione sarà solo “una manifestazione di cartello della FDS, dei suoi alleati internazionali, dei suoi interlocutori sociali e di movimento”.
Scelta legittima, naturalmente: ma allora perché scomodare la bandiera dell'”unità delle sinistre”? Che senso ha un appello formalmente unitario anche alle sinistre politiche, se poi si nega il diritto d'intervento a chi lo accoglie? O la bandiera dell'unità è solo la coperta retorica che si usa sotto elezioni per chiedere la subordinazione “unitaria” alle alleanze col PD (e talvolta con la UDC)? 
Dal palco conclusivo della manifestazione, avremmo voluto comunicare a migliaia di compagni e compagne una proposta politica pubblica attorno a tre assi elementari: 
  • La rivendicazione del più ampio fronte unitario di lotta a sinistra in contrapposizione al governo Monti ma anche al PD che lo sostiene (Perché non si può denunciare Monti e contemporaneamente allearsi in tutta Italia col suo principale supporto).
  • La necessità di una svolta unitaria e radicale della mobilitazione di massa contro il governo, in aperta contrapposizione alla linea scandalosa della CGIL che, per conto del PD, consente a Monti ciò che i lavoratori avevano negato a Berlusconi.
  • La necessità di un programma generale apertamente anticapitalista e non solo “antiliberista”, in Italia e in Europa, capace di ricondurre ogni lotta immediata all'unica possibile reale alternativa: quella della rivoluzione sociale e del governo dei lavoratori. Contro tutte quelle illusioni riformiste che sono state distribuite a mani basse attorno ai Prodi, Yospin, Zapatero, e oggi Hollande: e che sono servite unicamente a giustificare il voto delle sinistre “radicali” alla precarizzazione del lavoro, alla detassazione dei profitti, alle guerre. E non solo in Italia. 
È vero, questa è un'impostazione diversa dell'”unità a sinistra”. Non la trasforma in un richiamo d'immagine o in un fattore di pressione su Vendola e Di Pietro per negoziare “insieme” l'alleanza col PD (come ha spiegato Paolo Ferrero su il Manifesto del il 10 Maggio). Ma l'assume come parola d'ordine di rottura con tutti i partiti borghesi nella prospettiva di un'alternativa di sistema: com'è naturale per i comunisti. 
Forse questa proposta pubblica è stata giudicata troppo imbarazzante dai gruppi dirigenti della FDS, nel momento in cui, dopo il 6 Maggio, si riapre “la partita delle alleanze”, a legge elettorale forse immutata. Capiamo. Ma come si può costruire un fronte unitario di lotta a sinistra senza un confronto aperto e pubblico tra posizioni diverse? In ogni caso resta un fatto: la FDS ha scelto di negare la parola, in una manifestazione annunciata come “unitaria”, all'unico partito della sinistra italiana già censurato totalmente, senza eccezioni, da tutti i canali della comunicazione pubblica. È una scelta legittima. Ma francamente pesante. E di cui sarebbe onesto rivelare apertamente le reali ragioni politiche. 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

mercoledì 9 maggio 2012

IL METODO DEL PCL

LA CRISI DEL CAPITALISMO RAFFORZA L'IDEA COMUNISTA

La crisi economica sociale profonda e strutturale combinata all'impossibilità di recupero dello stati in crisi (causa debito pubblico) sta producendo da un lato effetti meccanici ordinari (straordinari per ampiezza) per il grande capitale (licenziamenti, precariato, cassa integrazione) e dall'altro un'aumentare di manifestazioni di dissenso in tutto il mondo dalla Grecia, Spagna ecc.

Si moltiplicano e si estendono le frizioni sociali, le contraddizioni capitale lavoro, agevolate anche dalla politica dei “tecinici” ( Monti), non riguardano solamente i diretti sfruttati (classe operaia, ma si combina anche con le contraddizioni di genere(violenze in famiglia, rigurgito clericale), “contraddizioni” di etnia ( Lega e Destra indicano nel migrante il problema… dell’occupazione, della “sicurezza” cercando di dividere la classe operaia). Si sviluppando, quindi, in questo ambiente le ragioni fondanti di rifiuto di questo sistema (che premiano anche il populismo di Grillo).

La forza di una strategia rivoluzionaria si fonda sul fatto che essa aderisce alla materialità della realtà e dei suoi movimenti, battendosi perché la società coscientemente e materialmente si trasformi che superi il sistema capitalistico, modificando i rapporti di proprietà riappropriandosi dei mezzi e delle condizioni della produzione. Non basta avere una buona connessione di rete (per citare Grillo), ma bisogna distruggere il capitalismo e costruire il socialismo. E' un processo difficile e impegnativo in cui la militanza ha un ruolo fondamentale. Svolgere, come PCL, un ruolo primario basato sul coinvolgimento attivo della maggioranza delle persone diviene, la strategia rivoluzionaria, più credibile e reale. 

METODO TRANSITORIO 

I marxisti rivoluzionari si adoperano per costruire un ponte tra le esigenze del presente e la coscienza di massa, così come si presenta nell'immediato, e la necessità di un progetto comunista. Perchè sono profondamente convinti che le aspirazioni, esigenze degli sfruttati possano trovare risposta solo in questo senso e non possano essere pienamente acquisite in maniera spontanea. 

Questo metodo fu sviluppato per la prima volata da Marx e Engels nel "Manifesto del Partito Comunista" e in seguito sviluppato dai bolscevichi.
Nel programma di transizione Trotzki definiva tutta una serie di parole d'ordine di carattere immediato, democratico e transitorio confacenti ai bisogni essenziali delle masse nelle diverse situazione i cui si trovavano e, sopratutto, finalizzate a far comprendere la necessita di superare il sistema capitalistico e a instaurare un governo dei lavoratori. Trotzki stesso riteneva che il" Programma Transitorio" dovesse essere costantemente sottomesso alla verifica dell'esperienza e trasformato in base ad essa, ma il grande merito del testo di Trostkij risiede nell'impostazione metodologica. 

Esso è in diretta connessione con la teoria della rivoluzione permanente, secondo la quale qualunque lotta socio-economico nell'epoca del capitalismo tende ad essere una lotta per il potere, ed i compiti democratici, anche nei paesi in via di sviluppo, non possono essere portati a termine se non dalla rivoluzione comunista, che potrà trionfare solo su scala internazionale. 

Il programma transitorio non può ridursi ad uno schema scolastico e rigido. Ed anzi per sua stessa natura esso richiede un'articolazione duttile, capace di rapporto con la concreta dinamica della lotta di classe. Ma l'essenziale è il suo metodo: è la riconduzione agli scopi rivoluzionari di tutta la politica quotidiana, in ogni ambito di insediamento sociale, territoriale, sindacale, fuori da ogni logica settaria, localista o sindacalista. Proprio per questo non si può richiedere ad un programma di Transizione il rispetto delle compatibilità: al contrario esso si fonda sul presupposto che le esigenze generali delle masse sono, in questa epoca di crisi, incompatibili con la struttura capitalistica della società. 

Ma questo non può avvenire per assunto. Compito dei giovani marxisti rivoluzionari è accompagnare quest’esperienza partendo dai fatti, nell'inserimento dei giovani nelle battaglie politiche e dalle lotte sociali vigenti con un’agitazione e una propaganda adeguata che sappia far comprendere al mondo del lavoro, studenti e migrati chi è il nemico e come poterlo abbattere. 

FRONTE UNICO

La politica del fronte e la sua relativa concretizzazione è direttamente collegata e finalizzata alla costruzione del PCL. 

La costruzione è prioritaria, ma non si costruisce nel vuoto, con la linea del fronte non solo rispondiamo in anticipo ad una giusta metodologia di lotta ma anche al desiderio, ma intercettiamo anche il “sentimento” d’unità presente tra la massa e tra il movimento della sinistra. 

Con il fronte delimitiamo, dunque,  i nostri confini tramite una linea unitaria, ma direttamente indichiamo la strada la costruzione di un vero partito comunista. 

È giusto, dunque, chiamare su singoli punti concreti all'unità tutte le organizzazioni del mondo operaio comprese quello a direzione borghese. Questa tattica può essere concretamente utile ai lavoratori, giovani, migranti, può permettere a suoi settori più arretrati che ascoltare le proposte rivoluzionarie e può facilmente smascherare le direzioni riformiste e centriste. L'appello del fronte unico può essere lanciato a tutte una serie di forze politiche e sociali del mondo della sinistra che si sottraggono al sistema dominante proponendo alcuni punti di lotta comune (abolizione delle leggi precarizzanti, scuola pubblica, abolizione dei privilegi clericali, diritti minoranze sessuali). 

Questa politica può permettere di costruire un punto di riferimento alternativo agli apparati dominanti a patto che non sia intesa come una sorta di cartello politico- verticista- elettorale, ma come una reale risposta alla spinta e ripresa della lotta di classe. 

PER IL TROTSKISMO E 
LA RIFONDAZIONE DELLA QUARTA INTERNAZIONALE
 
La lotta per il socialismo per sua stessa natura è internazionale. Non potrà mai trionfare se tutte le catene del sistema capitalistico non saranno spezzate. Per questo l'internazionalismo è il nostro carattere fondante e non una semplice retorica. La costruzione del partito, la prese del potere sono parte di un programma e di una strategia internazionale. 

Siamo parte di un movimento che nonostante i massacri e le persecuzioni a resistito alla prova storica. Non esistono oggi al mondo organizzazioni rivoluzionarie che non provengano da una matrice trotskista. 

Lo stalinismo e le sue menzogne si sono sgretolate come neve al sole, solo noi, come trotskisti, siamo in grado di poter perseguire la strada verso il socialismo.
Come PCL ci rifacciamo apertamente agli insegnanti di Marx, Engels, Lenin, Rosa Luxemburg e Trotskij. Seguiamo la strada aperta dal movimento trotskijsta come opposizione di sinistra (BL), con i primi due congressi della Quarta Internazionale prima dell'avvento del "pablismo" e agli insegnamenti del SWP statunitense sino agli anni 50 guidato da J.P. Cannon. 

Questo non è un giuramento di fedeltà, non siamo feticisti. Non vuol ricopiare alla lettera nessuno. IL marxismo è un metodo. Vuol dire saper riconoscere la validità di un metodo e di posizioni di principio temprate dalla storia del movimento operaio, vuol dire, sopratutto, saperli applicare in modo dialettico nella società di oggi nell'impegno per la sua trasformazione rivoluzionaria. 

Si aggiorna ciò che si recupera non ciò che si rimuove…


Eugenio Gemmo D.N. PCL