venerdì 4 maggio 2012

NO ALLA SVENDITA COMPLETA DELL’ACEA PER LA COMPLETA RIPUBBLICIZZAZIONE, SOTTO CONTROLLO OPERAIO E POPOLARE, DI TUTTI I SERVIZI PUBBLICI CONTRO ALEMANNO, MONTI E IL CAPITALISMO, PER IL PIENO CONTROLLO DEI LAVORATORI SUI SERVIZI E SULLA PRODUZIONE

La giunta comunale di Alemanno, infischiandosene dei referendum del Giugno scorso, ha annunciato la vendita del 21% delle azioni dell’Acea, dopo la parziale svendita degli anni precedenti ai privati. Questo ulteriore attacco ai servizi pubblici avrà ripercussioni pesanti, in termini di costi e qualità dei servizi, tra i lavoratori e i cittadini e va fermato in tutti i modi possibili con una mobilitazione radicale e di massa. E riteniamo che la lotta non debba avere come unico obiettivo il ritiro dell’ultimo piano del Comune, ma la completa ripubblicizzazione, sotto controllo popolare, dell’ACEA, l’unica misura in grado di strappare dalla mano del profitto i servizi pubblici. Crediamo altresì che vada sviluppata, a partire dalla questione dell’ACEA, una campagna di massa per la cacciata della giunta di Alemanno (l’unica misura reale, tra l’altro, per non utilizzare il malcontento generato da Alemanno per un ricambio politico borghese). Ma occorre tenere in considerazione un fatto primario: questo attacco non è un caso isolato; fa parte dell’insieme delle politiche che sta attuando la classe dominante per far pagare la crisi del capitalismo ai lavoratori e alle masse popolari. Non a caso uno degli assi politici del governo Monti (sostenuto da tutto l’establishment politico borghese, compreso il PD che oggi a Roma fa finta di fare “opposizione” a questa misura per accaparrarsi qualche voto) è, parallelamente all’attacco al mondo del lavoro, la liberalizzazione e la svendita completa di tutti i servizi pubblici. Il fatto che la vittoria referendaria dell’anno scorso venga completamente stracciata dal governo nazionale e da numerosissime giunte locali, di centrodestra come di centrosinistra, con la definitiva privatizzazione dei servizi pubblici non è semplicemente un caso di “incostituzionalità” o di “mala politica”. E’ un indice del fatto che nel capitalismo (e ancora più oggi, nella bancarotta del sistema capitalistico) qualsiasi conquista risulta parziale e debole, perché le politiche delle classi dominanti e dei loro governi devono essere compatibili unicamente con la logica del profitto e del mercato. Per questo riteniamo che la lotta contro la privatizzazione dei servizi pubblici debba unirsi a tutte le lotte sociali contro gli attacchi portati avanti dalle classi dominanti, dal governo Monti e dalle giunte borghesi locali, a partire dalla mobilitazione straordinaria degli operai metalmeccanici contro l’attacco all’articolo 18. Soltanto costruendo un fronte unico è possibile lanciare una mobilitazione di massa, radicale e ad oltranza per respingere al mittente l’attacco padronale e governativo nei nostri confronti. E soltanto con una mobilitazione di tale portata è possibile mettere all’ordine del giorno la distruzione del sistema capitalistico, per un governo dei lavoratori che metta al centro non più il profitto di pochi, ma il benessere generale della popolazione.

mercoledì 2 maggio 2012

Contro la violenza sulle donne, sempre!

I giornali in questi giorni parlano di emergenza, ma chi di violenza sulle donne si interessa da sempre, sa che non è così, che la guerra alle donne viene fatta da sempre, in tutti i modi, tutti i giorni. Togliere la vita ad una donna non è nient'altro che l'atto finale di un'esistenza in cui la violenza è all'ordine del giorno: se una donna viene uccisa, è perché nessuno e niente hanno contrastato il fenomeno in precedenza. E' usando il corpo di Vanessa Scialfa che i giornali e Se Non Ora Quando, esattamente come fece Alemanno nel 2008 per vincere le elezioni comunali col corpo di Giovanna Reggiani, decidono improvvisamente che è ora di parlare di violenza sulle donne. Noi ci rifiutiamo di aderire e riproporre le logiche di SNOQ, che sull'ipocrita onda di emotività a comando creatasi intorno al femminicidio della giovane, decide ancora una volta che in tempo di campagna elettorale parlare di donne morte ammazzate conviene molto: Alemanno docet (da notare che Renata Polverini ha sottoscritto l'appello nonostante nel Lazio stia chiudendo i centri antiviolenza). E' quindi d'obbligo ricordare che la violenza sulle donne, il femminicidio, non è solo l'atto del toglier la vita, ma anche obbligare le donne ad una vita di precarietà, dipendenza economica dalla famiglia o dal marito, l'impossibilità di avere il diritto ad abortire, e molto altro ancora. Tutti diritti, questi, che le giunte di centro-destra e centro-sinistra tolgono alle donne in ogni comune d'Italia attraverso le loro politiche che ammiccano al clero. E' solo ed esclusivamente attraverso questa visione inclusiva di femminicido che le donne potranno avere una vita libera da qualsiasi tipo di violenza, ma è soprattutto solo attraverso questa visione della violenza che non potranno più essere strumentalizzabili.

Serena Ganzarolli, PCL Roma.