sabato 18 febbraio 2012

RIVOLTA O DISFATTA

RIVOLTA O DISFATTA

(volantino distribuito dai militanti del PCL prima dell'assemblea del 18 Febbraio 2012 dei delegati FIOM a Roma)

Siamo in un momento drammatico per il movimento operaio italiano. O si produce una reazione tanto radicale quanto radicale è l'attacco in corso, o si annuncia una disfatta storica.

La Fiom è sbattuta fuori dalle principali fabbriche come non accadeva dagli anni 30. Il contratto nazionale è in via di smantellamento ovunque. Le pensioni sono ridotte a carne da macello da offrire ai banchieri. A milioni di giovani, già precarizzati per 20 anni da tutti i governi, si nega un futuro e si regalano insulti. Mentre il governo Monti- governo di Confindustria e banche- porta in dote alla U.E. “i sacrifici impressionanti” dei lavoratori “con sole tre ore di sciopero”. E la promessa di consegnare a breve termine anche lo scalpo dell' articolo 18.

La verità è che il governo e le classi dominanti possono permettersi tutto questo perchè non incontrano opposizione. Non solo dispongono del sostegno congiunto di PD, PDL, UDC, tutti sul libro paga di grandi imprese e banche. Ma si avvalgono del cuscinetto protettivo della concertazione sindacale. CGIL inclusa. Visto che Susanna Camusso, dopo la resa di fatto sulle pensioni, continua a negoziare al tavolo di Monti sulla maggiore “flessibilità in uscita”, in compagnia di Bonanni e Angeletti, e con la benedizione di Napolitano e del PD. Lungo un piano inclinato dall'esito annunciato: un nuovo accordo a perdere per il lavoro o, in ogni caso, la rinuncia a contrastarlo.

Così non si può andare avanti. Occorre reagire.

Lo sciopero generale convocato dalla FIOM per il 9 Marzo è una scelta molto positiva e importante. Ma non basta. Non bastano più scioperi isolati, che manifestano dissenso ma non dispiegano la forza. Occorre gettare sul campo l'enorme forza sociale di 16 milioni di lavoratori, in una vero braccio di ferro col padronato e col governo. O l'insieme del sindacalismo di classe lavora a questa svolta, o tutto continuerà a rotolare all'indietro col rischio di una disfatta storica.

La CGIL va chiamata pubblicamente ad una scelta chiara, fuori da ogni diplomatismo: disdica l'accordo disastroso del 28 Giugno, rompa col governo Monti, si liberi dell'abbraccio soffocante del PD e di Napolitano. E promuova finalmente una mobilitazione prolungata di milioni di lavoratori, precari, disoccupati, attorno ad una piattaforma rivendicativa unificante che risponda unicamente alle loro esigenze: a partire dal blocco dei licenziamenti, dalla ripartizione generale del lavoro a parità di paga, dalla cancellazione di tutte le forme di precariato, da un grande piano di opere sociali finanziato dalla tassazione progressiva delle grandi ricchezze. E accompagni questa mobilitazione straordinaria con la occupazione di tutte le aziende che licenziano e il loro coordinamento nazionale.

Se la CGIL avviasse questa svolta potrebbe unificare attorno a sé un malcontento sociale enorme, rimotivare tante energie depresse, incidere realmente sui rapporti di forza, aprire dal basso una pagina nuova. Se la CGIL farà altre scelte, dovranno essere la FIOM e l'insieme del sindacalismo di classe ad assumersi le proprie responsabilità sul terreno della mobilitazione, come punto di riferimento di tutto il mondo del lavoro: investendo in una lotta vera il prestigio accumulato in questi anni di resistenza. Proprio l'esperienza della FIAT e di centinaia di altre fabbriche dimostra che la pura resistenza in ordine sparso, fabbrica per fabbrica, non regge: o c'è un salto in avanti sul terreno dell'unificazione radicale delle forze o si va tutti a sbattere, uno alla volta.

Ma questa svolta necessaria ha implicazioni più generali di prospettiva.

Il capitalismo è fallito, il riformismo anche. L'illusione che la crisi capitalista possa essere risolta a vantaggio dei lavoratori dall'immancabile “governo amico” ( Prodi, Zapatero, Obama..) si è rivelata una truffa. Le sinistre cosiddette “radicali” che hanno avallato o alimentato questa truffa ( in cambio talvolta di sottosegretariati e ministeri) sono complici della truffa. La loro pretesa di rinverdire oggi l'ennesima prospettiva di accordo di centrosinistra col PD, nel momento stesso in cui il PD vota contro il lavoro tutte le porcherie del governo Monti, dimostra solamente la irrecuperabilità di quei ceti politici.

E' necessaria, anche qui, una svolta di fondo. Non c'è soluzione della crisi senza il rovesciamento del capitalismo. Senza ripudiare il debito pubblico verso le banche. Senza nazionalizzare le banche, unificandole in una unica banca pubblica. Senza espropriare, sotto il controllo dei lavoratori, le grandi aziende, a partire da quelle che licenziano o colpiscono i diritti sindacali ( FIAT in testa).

Ma questo programma può essere realizzato solo per via rivoluzionaria. Solo per via di una grande sollevazione operaia e popolare che imponga un governo dei lavoratori: un governo unicamente basato sulla loro forza. L'unica vera alternativa.

La Grecia ci dice che la pentola bolle in Europa. Ma alla rabbia sociale occorre dare una direzione politica, un programma coerente, un partito. Un partito rivoluzionario: l'unico partito di cui gli sfruttati hanno bisogno. Il Partito Comunista dei Lavoratori- l'unico che non ha mai tradito gli operai- è impegnato, controcorrente, in questa impresa.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI