giovedì 5 gennaio 2012

Per un antifascismo di classe

Impediamo l'agibilità politica ai neofascisti con la radicalizzazione del movimento operaio e popolare

La "marcetta" fascista che sabato 7 gennaio sfilerà a Roma è un evento non solo provocatorio, ma pericoloso. Il fascismo, infatti, non è un fenomeno folcloristico, come molti a sinistra pensano (e a cui magari si vuole lasciare piena libertà politica, come hanno fatto le passate giunte romane di centrosinistra o come ha sparato Piero Sansonetti ultimamente), ma è, nell'epoca del capitalismo in putrescenza, lo strumento della reazione delle classi dominanti contro il movimento operaio e popolare. L'avvento del fascismo in Italia nel primo dopoguerra non fu un fenomeno casuale: fu la vendetta degli industriali e dei latifondisti contro l'ascesa rivoluzionaria delle masse nel Biennio Rosso, tradito dai capi del Partito Socialista e della CGL che preferirono scendere a compromessi col padronato piuttosto che condurre una lotta per la presa del potere da parte dei lavoratori, determinando così la sconfitta del movimento e la reazione borghese. Oggi, nel quadro della catastrofe economica del capitalismo, le classi dominanti non esiteranno ad usare contro il movimento operaio tutte le carte disponibili, compreso il fascismo. Per contrastare questo fenomeno non c'è altra strada se non la radicalizzazione del movimento operaio e popolare contro il capitalismo, i padroni e i loro governi, a partire dalla lotta contro le misure finanziarie antipopolari di tutti i governi europei; una sollevazione che vada fino in fondo, che abbatta, cioè, il potere della classe capitalista e crei un governo dei lavoratori che distrugga le fondamenta del sistema economico capitalistico e della reazione.

Dobbiamo impedire, perciò, che le istanze delle masse popolari vengano di nuovo sacrificate sull'altare del compromesso storico "democratico" con le classe dominanti e i loro partiti. Com'è accaduto dopo il Biennio Rosso; e com'è accaduto dopo la Resistenza, quando i partigiani e gli operai che fecero cadere Mussolini e il fascismo per il socialismo furono traditi dal gruppo dirigente del P.C.I., con Togliatti alla testa, in nome dei "fronti popolari" con la borghesia.

Per un fronte unico antifascista

Come PCL crediamo che occorra la più ampia unità di tutte le forze politiche e sindacali per contrastare le organizzazioni neofasciste sul territorio: perciò facciamo appello alla costruzione di un fronte unico antifascista che contrasti a partire dai quartieri popolari qualsiasi agibilità politica dei fascisti. Per fare ciò non basta lo scontro diretto contro i fascisti, ma è necessario agitare una vera propaganda anticapitalista tra le masse popolari allo scopo di non lasciare spazio al falso "anticapitalismo" imbroglione delle organizzazioni neofasciste.

Nessuna agibilità politica ai fascisti!
Per un fronte unico antifascista!

Per una sollevazione operaia e popolare contro la crisi
Per una rivoluzione, per un governo dei lavoratori!

lunedì 2 gennaio 2012

Disobbedire all'appello di Napolitano

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano —quale supremo garante delle banche e dei capitalisti— ha cercato di convincere milioni di lavoratori che gli intollerabili sacrifici imposti da Monti e dalla BCE assicureranno loro un futuro migliore. E che quindi vanno subiti in silenzio. Disgraziatamente è lo stesso messaggio a reti unificate che ogni giorno i lavoratori si sentono propinare da trentanni e che li ha condotti all'attuale catastrofe sociale. La verità è che Napolitano cerca di sorreggere col proprio falso “prestigio” di salvatore della patria il governo della Confindustria e delle banche: un governo condannato alla caduta di consenso, sullo sfondo di una crisi senza sbocco. Disobbedire all'appello presidenziale alla rassegnazione sociale, ritrovare la fiducia nella propria forza, ribellarsi alla dittatura degli industriali e dei banchieri, è la condizione decisiva perchè il mondo del lavoro possa risalire la china e costruire un'altra società e un altro futuro.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI