venerdì 9 dicembre 2011

11 dicembre: con le donne o con il capitalismo?

L'11 dicembre avrà luogo una nuova manifestazione indetta da Se non ora, quando?
Come ben analizzato dalle compagne di Femminismo a Sud, se quella del 13 febbraio si distingueva per il suo antiberlusconismo che ha accolto anche i più beceri maschilisti da ogni dove, allora facendo due più due si capisce che questa manifestazione sarà a favore del governo Monti e delle sue tre ministre dal curriculum “perbene”.
In questo periodo di grave incertezza politica, in cui, ribadiamo, le donne devono sorbirsi tutto il peso che consegue dal lavoro dentro e fuori casa, e dopo la manovra “lacrime e sangue” che non farà che peggiorare la loro condizione, è facile cavalcare i malcontenti, e ciò sarebbe un bene, solo a patto di essere davvero interessati ai problemi delle donne; peccato che non sia il caso di SNOQ, che nei suoi comunicati parla solo alle italiane (in ultimo, alle straniere), cita il 150° anniversario dell'Unità d'Italia collegandolo all'importanza del genere femminile di rifare, in un modo non meglio specificato, la Patria.
Questo inquietante discorso politico dai connotati autoritari e razzisti, viene accolto sia dalle donne del centro-destra che da quelle di centro-sinistra, evocando ciò che il genere femminile, in barba al fatto che questa società è classista e alla soggettività di ciascuna, dovrebbe avere in comune, cioè la voglia di diventare madri e il loro non-essere, sostanzialmente, delle puttane.

Si alimenta, così, con cognizione di causa, al grido di “Se non le donne (perbene, sottinteso), chi?”, un finto problema vecchio come il mondo: donne perbene contro donne permale. Donne che fanno figli contro donne che scelgono di non farli.

Noi vogliamo superare questo dualismo, e ricordare quali sono i problemi delle donne, al di là delle loro scelte di vita, quelle ignorate dallo stesso comitato che ha indetto la manifestazione.
Ricordiamo le donne rinchiuse nei CIE, quelle senza voce, che vengono stuprate e non possono ribellarsi, in quella terra di nessuno nata grazie all'idea del centro-sinistra stesso che compone una parte del comitato; quelle che arrivano in Italia per farsi una vita migliore e vengono rispedite nel loro Paese di origine. Quelle italiane e non, disoccupate, precarie, quelle che vorrebbero poter decidere della loro vita ma non possono perché quando sei donna sei una potenziale madre, e allora non ti assumono, se non al nero e con una paga di molto inferiore a quella maschile.
Quelle che vogliono la pillola del giorno dopo, ma non riescono ad averla perché c'è chi obietta, quelle che quando abortiscono si ritrovano il movimento per la vita davanti all'ospedale a rivendicare uteri che non sono loro, vite che non li riguardano. Ricordiamo le lesbiche, le bisessuali e le donne che non accettano il ruolo che gli si è imposto da secoli, che vivono in un clima di odio generato dal tempo in cui viviamo; ricordiamo anche tutti gli uomini che non vogliono continuare a far parte di un sistema patriarcale che li vuole machi e maschilisti, padroni delle donne e dei loro figli, li ricordiamo perché sono compagni, e con loro bisogna lottare per rovesciare questo patriarcato.

In questo clima di difficoltà generali, è facile risvegliare la rabbia e indirizzarla contro o a favore di qualcuno, a seconda di come conviene.
Noi crediamo che l'unica lotta possibile è quella contro chiunque attenti alla vita delle donne, al loro futuro, al loro presente, declinato in tutti i modi possibili, nel rispetto della loro soggettività, attentato politico che sicuramente non ha smesso di essere col governo Berlusconi, che continua a esistere col governo Monti, oggi più che mai. I governi cambiano, gli effetti del capitalismo si inaspriscono, ancor più per il genere femminile, e alla domanda-slogan di Se non ora quando, “Se non le donne, chi?”, noi rispondiamo, tutte e tutti insieme; senza negare le differenze sociali e storiche e senza nascondere i problemi che ci sono tra i generi, dai quali anzi si può ricavare un'enorme ricchezza, per costruire un mondo completamente diverso, attraverso la lotta di classe e il socialismo.
Per una piazza delle donne, non alle donne.

Serena Ganzarolli, PCL Roma

Diritti, privilegi e classi

I diritti nel tempo sono stati falcidiati dalla classe dominante borghese, classe che si è presentata con i volti dei suoi vari affiliati- tutti i partiti in parlamento, le aziende con chi vi si trova in cima e persino con le persone che difendono i loro accumuli inserendo in essi (idealmente) anche quelli che come diritti, se fossero concepiti come tali, dovrebbero essere pretesi piuttosto che richiesti come merci-.

Il concetto di privilegio sostituito a quello di diritto- ovvero di un lavoro sicuro e di conseguenza un salario sicuro, una pensione, la casa fornita dallo stato e quindi non di proprietà (proprietà privata), l'istruzione ed i beni comuni tanto per fare qualche esempio- divengono concessioni nella concezione di privilegi.

Questo mutamento di visuale ha permesso il massimo controllo della borghesia (e quindi del capitalismo) sulle masse, anche su quelle povere che diventano così ex proletariato (il proletario e la proletaria hanno coscienza di classe) ex perché- appunto -rifiutano a loro stess* di considerarsi classe, specie proletaria, dico questo in virtù del fatto che pur volendo noi l'abolizione delle classi, (non saremmo comuniste-i altrimenti) riteniamo che il percorso verso il superamento delle stesse debba essere caratterizzato (in una delle fasi che porti verso la rivoluzione) dalla presa di coscienza di classe nello stato borghese, è un passaggio obbligatorio per il superamento delle classi quello di avere coscienza del fatto che esite una classe dominante e una (maggioritaria) oppressa.
Questo avveniva nei movimenti spontanei degli anni passati, oggi non avviene, ci tenevo a specificare questo "passo intermedio" verso il socialismo che una presa di coscienza del genere scaturita da un acculturazione deve avere e compiersi.

Ponendosi in tale posizione si diviene automaticamente rinunciatarie-i rispetto ad ogni pulsione di ribellione classista, comunista e rivoluzionaria, in cambio di briciole e di un immagine che ne preservi il sogno (borghese) plasmato su più concetti.

I concetti e le pratiche che ne derivano sono:

1): Un immagine di sè che diffonda un messaggio di integrazione nell'attuale società.
2): Richiedere favori e privilegi piuttosto che pretendere (attraverso la lotta di classe) diritti.

Queste richieste vengono rivolte al padrone di turno considerato da chi non riconosce la sua identità di classe un pari.
Tale considerazione porta ad escludere gli intermediari il più delle volte.
Ci riferiamo quando parliamo di intermediari ai sindacati di classe ed ai partiti di classe, nel caso ei secondi non sono veri e propri intermediari se non nella finalità della rivoluzione quanto piuttosto "corpo" del modo di portare avanti una lotta classista.

Tale discrasia permette alla borghesia di giocare sul campo di quella che una volta aveva coscienza di essere classe oppressa, e questa stessa propaga così il concetto di annullamento delle classi.
Concetto- quello di classe ripetiamo ancora -che deve essere invece alla base di ogni rivendicazione politica.

Nel quotidiano vediamo queste pratiche integrarsi anche con presunte rivendicazioni, diventano tali quando chi le pone opera due scelte.
La prima è quella di non identificarsi politicamente e piuttosto tendere ad apparire volutamente come una massa che lotta solo per la battaglia specifica (per quanto possa essere giusta).
La seconda è quella di scegliere un tema (o più temi) che divengono quindi rivendicazioni individualistiche per quanto accompagnate da una massa senza avere un ottica complessiva del problema- appunto l'oppressione con le sue varie forme- che solo (ribadiamo ancora) un identità politica forte e di classe altrettanto forte può fornire.

Questo meccanismo, di "cultura" e di pratica, viene portato nelle proteste locali e non solo, specie quando si dice (e molti movimenti nonchè singole e singoli cittadin* lo dicono) che le lotte messe in campo sono anti partitiche, come se il problema fosse una comunità perché i partiti sono sostanzialmente questo, una collettività appunto.

Cosa dice questo?

Dice che il credo individualista e borghese espresso dalle classi dominanti è penetrato attraverso l'anti partitismo (e non solo attraverso questo ma per adesso ci limitiamo a parlare solo di ciò) in quella che potrebbe divenire classe se ne prendesse coscienza, il credo borghese e capitalista caratterizza molte delle proteste- ribadiamo magari con proposte giuste nelle loro finalità -in campo allontanando la spinta rivoluzionaria che solo una piena coscienza può far maturare.

Le attività di questi movimenti e gruppi spontanei che si definiscono anti partitici come abbiamo detto poco sopra li portano a considerare anche i luoghi deputati alla risposta delle istanze da loro proposte- lo stato nelle sue emanazioni locali, nazionali ed internazionali -come enti inutili e dannosi (essendo anti partitici non stupisce questa concezione) ma resta il fatto che è molto populista ed il populismo è un altro degli strumenti in mano a chi vuole mantenere il potere nelle mani di coloro che lo trattengono da secoli a scapito della classe lavoratrice e proletaria.

Solo un partito con sicure caratteristiche Marxiste-Rivoluzionarie- quindi classista - può modificare lo stato di cose esistenti e portare alla dittatura del proletariato (ovvero al governo della maggioranza), e questo nostro piccolo contributo scritto intende essere spunto di riflessione e chiarimento sul come noi ci poniamo all'interno dei movimenti, con le nostre caratteristiche e le nostre identità, mantenendo aperto sempre il dialogo con chi sceglie di lottare anche solo su temi specifici che tendano a voler combattere e sconfiggere le varie forme che questo capitalismo ha costituito a sistema dominante.

PCL Sacrofano, Cellula "Rosa Luxemburg"

giovedì 8 dicembre 2011

Assediamo i palazzi del potere!

Sciopero generale prolungato sino al ritiro della manovra e alla caduta del governo!
Governino i lavoratori!


La macelleria sociale che viene varata contro il lavoro, i giovani, le donne, porta il timbro di Confindustria e banche. Per quale ragione si alza l'età pensionabile, si colpiscono pensioni da fame, si aumenta l'IVA, si mette l'imposta sulla prima casa, si dà un nuovo colpo ai servizi sociali? Per travasare nuove risorse ai capitalisti e ai banchieri, che ottengono tutto ciò che avevano chiesto: sgravi fiscali per i profitti, taglio dell'IRAP, garanzia statale per i prestiti bancari. Mentre i grandi evasori escono illesi. Altro che manovra “salva Italia”! E' una manovra salva banche, grazie alla spoliazione dei lavoratori italiani.

La verità è che un pagliaccio impresentabile come Berlusconi, ormai decotto, è stato archiviato dai capitalisti, non dal movimento operaio. E sono oggi i capitalisti a dettare, attraverso Monti, un nuovo attacco alle condizioni del lavoro.

Il centrosinistra è il primo responsabile di quanto è avvenuto. Prima bloccando e dividendo l'opposizione sociale a Berlusconi, per ingraziarsi industriali e banchieri. Poi sdraiandosi a sostegno di Monti, con la benedizione di Napolitano. Bersani ha rinunciato ad elezioni e Premierato per obbedire alle banche, confermando la natura liberale del PD.
Nichi Vendola ha “aperto” al governo dei banchieri (raccomandando loro un po' di pietà per le vittime) pur di non rompere l'accordo con Bersani.
Di Pietro ondeggia senza alcun principio tra capitolazione e distinguo strumentali.
Mentre la Lega, complice di Berlusconi e dei padroni, prova a rigenerarsi all'”opposizione”.. di quelle stesse misure che ha votato sino a ieri. Una truffa.

Di fronte all' unità di tutti i poteri forti e di tutti i loro partiti, è necessario costruire la più ampia unità di lotta di tutto il mondo del lavoro e di tutte le loro organizzazioni. Non bastano scioperi simbolici di testimonianza. E' necessario un vero sciopero generale prolungato sino al ritiro della manovra e alla caduta del governo. Si marci sulle prefetture. Si organizzi la mobilitazione in ogni luogo di lavoro, nelle scuole, nelle Università. Ogni compromissione con l'avversario va revocata. Gli accordi estivi della CGIL con Confindustria e banche vanno annullati. E così l' eterna offerta di un accordo futuro col PD per la prossima legislatura, avanzate in varie forme da Vendola, Ferrero, Diliberto. Non si possono tenere i piedi in troppe scarpe. O di qua, o di là. O col lavoro o con i suoi avversari.

Si metta finalmente in campo una piattaforma di lotta unificante basata sulle rivendicazioni del lavoro e dei giovani: a partire dal blocco dei licenziamenti, la cancellazione delle leggi di precarizzazione del lavoro, la difesa dei diritti, la riduzione dell'orario a parità di salario, un salario sociale per i disoccupati, un grande piano di opere sociali. E su questa piattaforma si apra una lotta vera, continuativa, combinata con la occupazione di tutte le aziende che licenziano, mirata davvero a piegare l'avversario. Solo una lotta radicale può strappare risultati. Paghi chi non ha mai pagato.

La verità è che il capitalismo è fallito, come sono fallite, una dopo l'altra, tutte le illusioni di una sua possibile riforma. Il cadavere politico di Zapatero e un Obama in crisi stanno lì a dimostrarlo. E' dunque necessario un programma di rottura col capitalismo. Che rifiuti il pagamento del debito pubblico alle banche usuraie. Rivendichi la nazionalizzazione delle banche senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori. Rivendichi la nazionalizzazione delle grandi imprese a partire da quelle che licenziano o offendono i diritti ( in primo luogo la Fiat).

E' un programma tanto radicale quanto radicale è il capitalismo. Solo un governo dei lavoratori può realizzare questo programma. Solo una aperta ribellione sociale e di massa può imporre questo governo. Il Partito Comunista dei Lavoratori(PCL) è l'unico partito che si batte, in ogni lotta, per questa prospettiva socialista e rivoluzionaria: l'unica vera alternativa alla catastrofe.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI