venerdì 25 novembre 2011

25 novembre 2011: Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Basta femminicidi!

Il 25 novembre si celebra la giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne. Certamente non ci serve un giorno per dover commemorare le 129 donne finora uccise dall'inizio di quest'anno [fonte: Bollettino di Guerra], però si può usare questa giornata per far luce sulla realtà delle donne che vivono in Italia.
Inutile tirar fuori liste sull'emancipazione del genere femminile rispetto agli altri Stati europei, è troppo relativo il concetto di libertà e di emancipazione allo stato attuale delle cose dove vige ancora un "produci-consuma-crepa" sempre più sfrenato, dove l'oppressione del capitale sulle donne è sempre più pressante.
Quello che si vuole ricordare oggi è che serve eliminare la violenza sulle donne, e che va fatto partendo da un lavoro continuo e costante, che certamente non finirà con oggi.
Partiamo da un sondaggio svolto recentemente tra le studentesse dell'università Alma Mater di Bologna. Come scrive Loredana Lipperini in un post:
"Su 3.531 ragazze, sono 1.937 quelle che hanno confessato di aver subìto delle molestie: dunque, molto più che una buona metà. 164 hanno risposto affermativamente rispetto alla violenza sessuale e 662 per lo stalking. Insomma, sul campione delle studentesse
bolognesi che hanno completato il questionario, 78 su cento risultano vittime della violenza di genere, proprio negli anni dedicati allo studio accademico."

La violenza sulle donne, troppo spesso non riconosciuta, troppo spesso sottovalutata, è in realtà uno dei fenomeni principali nel nostro Paese, come rileva il sondaggio sopracitato, e c'è chi l'ha capito.
Alemanno, non a caso, si servì del corpo di una donna morta, Giovanna Reggiani, per fare la sua campagna elettorale e vincere al comune di Roma in nome di un securitarismo che non ha fatto bene a nessuno, e ha peggiorato la situazione delle donne. Ha fatto un danno, inoltre, agli stranieri e alla comunità ROM in particolare, generando un clima d'odio da far ribrezzo.
Per quanto riguarda la dimensione lavorativa, le donne vengono pagate molto meno degli uomini nei posti di lavoro (le quattro donne morte sul lavoro a Barletta venivano pagate poco meno di quattro euro l'ora con un contratto al nero), e spesso ci muoiono.
Oltre al carico del lavoro fuori casa, quasi sempre si devono sobbarcare il lavoro in casa, non riconosciuto nel nostro Stato, ma anzi che sia le politiche di centro destra che di centro sinistra hanno usato come ammortizzatore sociale, come pezza ad un Welfare inesistente.
Relegate ancora, da sempre, nonostante le lotte degli anni passati, al ruolo di madre-moglie, che non fa che alimentare un odio contro chi fa una vita diversa da quella che è stata loro imposta, e su cui movimenti come “Se non ora, quando?” fanno le loro battaglie dividendo le donne in una guerra eterna tra Sante e Puttane, crediamo ci sia bisogno di femminismo, un femminismo che coinvolga sia gli uomini che le donne in una riflessione culturale, che punti a mettere in discussione i ruoli cui ci hanno sempre relegato (a entrambi i generi), che punti a liberare finalmente le donne da qualsiasi forma di violenza legata alla storia e alla cultura, influenzate entrambe dallo strapotere del Vaticano che usa da sempre e oggi più che mai i corpi delle donne per affermare la propria morale bigotta, promuovendo una visione della famiglia tradizionale che influenza tutt'ora le scelte politiche del nostro Paese. In realtà la violenza sulle donne, è bene ricordare, avviene soprattutto negli ambienti domestici da parte di conoscenti e famigliari, e questa non è altro che la conseguenza di una visione globale del genere femminile che vede le donne al servizio dell'uomo.
Blocchiamo questo circolo vizioso, una volta per tutte, superiamo questo sistema oppressivo con il socialismo.

Serena Ganzarolli, sezione PCL Roma.

lunedì 21 novembre 2011

Facciamo acqua da tutte le parti

Il referendum del 12 e 13 giugno ha sancito, in modo netto come da tempo non accedeva, il no alla privatizzazione dell’acqua. I cittadini hanno dettato, tramite il referendum riguardante il quesito sull’acqua, l’inversione di tendenza delle “regole di mercato” dal profitto e privatizzazioni alla gestione pubblica.

Il risultato straordinario ottenuto dal popolo —27 milioni di persone hanno deciso che l’acqua è un bene comune— oggi viene messo seriamente in discussione dalla politica del governi centrali (UE e Italiano) e dalle giunte locali (di Centro destra e di Centro sinistra).

Il governo burlesque di Berlusconi, prima di lasciare il campo alla dittatura “girondina” del commissario della BCE Monti, ha ritirato fuori dal cilindro, come un provetto prestigiatore tira fuori dal cilindro un coniglio bianco, il decreto Ronchi che mira ad abrogare, nei fatti, la vittoria referendaria.

Siamo di fronte all’ennesimo inganno politico, dove le forze del Centro destra e del Centro sinistra si rincorrono sul terreno delle liberalizzazioni per elargire interessi e profitti ai poteri forti nazionali e alle borghesie locali. Dobbiamo rispondere in modo netto a questo affronto ridicolo e surreale con una politica netta e di classe. Uniamo la lotta per l’acqua con la lotta per l’estensione dei diritti civili, sociali , uniamo la lotta dell’acqua con la lotta per la nazionalizzazione —sotto il controllo operaio— delle banche strozzine. Dobbiamo uscire dalla logica della “correzione” del sistema: il sistema capitalistico è incorreggibile. Questo sistema basato sul profitto e l’anarchia di produzione va superato, un altro mondo è possibile e si chiama socialismo!
  1. Esigiamo che venga rispettata la volontà referendaria: nessuna privatizzazione dell’acqua e nessun decreto Katti Ronchi
  2. Contro le privatizzazioni dei beni comuni
  3. Solidarietà al popolo palestinese che oltre a subire un occupazione e un massacro pluridecennale si vede costretto ad essere privato delle proprie risorse idriche, quindi dell’acqua.