mercoledì 3 agosto 2011

Contro l'oppressione del regime di Assad, per la rivoluzione siriana

Dal compagno Eugenio Gemmo della Direzione del partito riceviamo questo contributo sulla situazione in Siria, che volentieri pubblichiamo.

La violenza del regime reazionario siriano che da mesi, oramai, reprime nel sangue la voglia di cambiamento del popolo non si ferma davanti a niente. Pochi giorni fa i carri armati fedeli al regime hanno attaccato la parte est di Damasco ad Erbin ed ad Hama, decine i feriti e circa dieci i morti che si vanno a sommare alla innumerevoli vittime (150 i morti in poco più di 10 giorni) di questo continuo bagno di sangue. Ma nonostante la violenza espressa dal brutale governo di Bashar al Assad la popolazione siriana non ferma la sua protesta. In questi giorni la gente è scesa nella piazze della città di Lattakia, Homs e alcuni quartieri di Damasco chiedendo la cacciata del governo. La comunità internazionale (ONU) sulla vicenda siriana, per usare un eufemismo, balbetta. Ad oggi le potenze mondiali si dividono, per le loro logiche di influenza geopolitica, in sostenitori del regime (Cina e Russia) e chi vorrebbe un nuovo governo (Usa, Gb e Germania) per poter far prevale la propria influenza su quel territorio.

La sinistra “radicale” italiana invece a riguardo della situazione siriana è ancora più divisa e contorta. Ferrero segretario del PRC fa appello alle nazioni unite (dovrebbe far appello ai lavoratori siriani), come se le nazioni unite fossero una sorta di arbitrio internazionale che possa pacificare la tragedia siriana e le questioni sociopolitiche internazionali, altri come Diliberto tacciono forse anche a causa dei cordiali rapporti che il PdCI ha avuto in passato con Assad. In campo internazionale oltre la Cina e la Russia anche Chavez —fondatore del nuovo socialismo— sembra apprezzare il capo del governo siriano su di cui ha espresso lusinghiere parole…

Il popolo siriano, spinto anche dal vento delle rivoluzioni magrebine, è sceso in strada per chiedere migliori condizioni di vita (tra cui la libertà democratica di espressione). L’unica possibilità che hanno i lavoratori, donne e studenti siriani di vincere e di cacciare questo oppressore è creare un governo dei lavoratori. Non vi sono vie d’uscita diplomatiche, non vi sono scelte di “campo” progressiste (vecchia logica stalinista), c’è solo la rivoluzione.

Per la rivoluzione permanente in Siria!

Per un Medio Oriente laico e socialista!

Eugenio Gemmo, Direzione PCL