I diritti nel tempo sono stati falcidiati dalla classe dominante borghese, classe che si è presentata con i volti dei suoi vari affiliati- tutti i partiti in parlamento, le aziende con chi vi si trova in cima e persino con le persone che difendono i loro accumuli inserendo in essi (idealmente) anche quelli che come diritti, se fossero concepiti come tali, dovrebbero essere pretesi piuttosto che richiesti come merci-.
Il concetto di privilegio sostituito a quello di diritto- ovvero di un lavoro sicuro e di conseguenza un salario sicuro, una pensione, la casa fornita dallo stato e quindi non di proprietà (proprietà privata), l'istruzione ed i beni comuni tanto per fare qualche esempio- divengono concessioni nella concezione di privilegi.
Questo mutamento di visuale ha permesso il massimo controllo della borghesia (e quindi del capitalismo) sulle masse, anche su quelle povere che diventano così ex proletariato (il proletario e la proletaria hanno coscienza di classe) ex perché- appunto -rifiutano a loro stess* di considerarsi classe, specie proletaria, dico questo in virtù del fatto che pur volendo noi l'abolizione delle classi, (non saremmo comuniste-i altrimenti) riteniamo che il percorso verso il superamento delle stesse debba essere caratterizzato (in una delle fasi che porti verso la rivoluzione) dalla presa di coscienza di classe nello stato borghese, è un passaggio obbligatorio per il superamento delle classi quello di avere coscienza del fatto che esite una classe dominante e una (maggioritaria) oppressa.
Questo avveniva nei movimenti spontanei degli anni passati, oggi non avviene, ci tenevo a specificare questo "passo intermedio" verso il socialismo che una presa di coscienza del genere scaturita da un acculturazione deve avere e compiersi.
Ponendosi in tale posizione si diviene automaticamente rinunciatarie-i rispetto ad ogni pulsione di ribellione classista, comunista e rivoluzionaria, in cambio di briciole e di un immagine che ne preservi il sogno (borghese) plasmato su più concetti.
I concetti e le pratiche che ne derivano sono:
1): Un immagine di sè che diffonda un messaggio di integrazione nell'attuale società.
2): Richiedere favori e privilegi piuttosto che pretendere (attraverso la lotta di classe) diritti.
Queste richieste vengono rivolte al padrone di turno considerato da chi non riconosce la sua identità di classe un pari.
Tale considerazione porta ad escludere gli intermediari il più delle volte.
Ci riferiamo quando parliamo di intermediari ai sindacati di classe ed ai partiti di classe, nel caso ei secondi non sono veri e propri intermediari se non nella finalità della rivoluzione quanto piuttosto "corpo" del modo di portare avanti una lotta classista.
Tale discrasia permette alla borghesia di giocare sul campo di quella che una volta aveva coscienza di essere classe oppressa, e questa stessa propaga così il concetto di annullamento delle classi.
Concetto- quello di classe ripetiamo ancora -che deve essere invece alla base di ogni rivendicazione politica.
Nel quotidiano vediamo queste pratiche integrarsi anche con presunte rivendicazioni, diventano tali quando chi le pone opera due scelte.
La prima è quella di non identificarsi politicamente e piuttosto tendere ad apparire volutamente come una massa che lotta solo per la battaglia specifica (per quanto possa essere giusta).
La seconda è quella di scegliere un tema (o più temi) che divengono quindi rivendicazioni individualistiche per quanto accompagnate da una massa senza avere un ottica complessiva del problema- appunto l'oppressione con le sue varie forme- che solo (ribadiamo ancora) un identità politica forte e di classe altrettanto forte può fornire.
Questo meccanismo, di "cultura" e di pratica, viene portato nelle proteste locali e non solo, specie quando si dice (e molti movimenti nonchè singole e singoli cittadin* lo dicono) che le lotte messe in campo sono anti partitiche, come se il problema fosse una comunità perché i partiti sono sostanzialmente questo, una collettività appunto.
Cosa dice questo?
Dice che il credo individualista e borghese espresso dalle classi dominanti è penetrato attraverso l'anti partitismo (e non solo attraverso questo ma per adesso ci limitiamo a parlare solo di ciò) in quella che potrebbe divenire classe se ne prendesse coscienza, il credo borghese e capitalista caratterizza molte delle proteste- ribadiamo magari con proposte giuste nelle loro finalità -in campo allontanando la spinta rivoluzionaria che solo una piena coscienza può far maturare.
Le attività di questi movimenti e gruppi spontanei che si definiscono anti partitici come abbiamo detto poco sopra li portano a considerare anche i luoghi deputati alla risposta delle istanze da loro proposte- lo stato nelle sue emanazioni locali, nazionali ed internazionali -come enti inutili e dannosi (essendo anti partitici non stupisce questa concezione) ma resta il fatto che è molto populista ed il populismo è un altro degli strumenti in mano a chi vuole mantenere il potere nelle mani di coloro che lo trattengono da secoli a scapito della classe lavoratrice e proletaria.
Solo un partito con sicure caratteristiche Marxiste-Rivoluzionarie- quindi classista - può modificare lo stato di cose esistenti e portare alla dittatura del proletariato (ovvero al governo della maggioranza), e questo nostro piccolo contributo scritto intende essere spunto di riflessione e chiarimento sul come noi ci poniamo all'interno dei movimenti, con le nostre caratteristiche e le nostre identità, mantenendo aperto sempre il dialogo con chi sceglie di lottare anche solo su temi specifici che tendano a voler combattere e sconfiggere le varie forme che questo capitalismo ha costituito a sistema dominante.
PCL Sacrofano, Cellula "Rosa Luxemburg"
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