sabato 11 novembre 2017

Per una prospettiva classista, internazionalista e socialista.


Oggi il Partito Comunista dei Lavoratori è intervenuto alla manifestazione promossa dalla piattaforma “Eurostop” per portare il proprio punto di vista internazionalista e rivoluzionario.
Di seguito un estratto dal nostro volantino diffuso durante la manifestazione:

Il capitalismo è un sistema fallito. Per questo deve riuscire a dirottare su falsi miti la rabbia sociale delle classi che sfrutta. Finito rovinosamente il mito europeista degli anni ‘90, tra precarietà del lavoro, privatizzazioni, tagli alle prestazioni sociali, demolizione dei contratti nazionali, ora che la truffa dell'Unione Europea ha perso la propria credibilità, tornano in voga i miti nazionalisti e “sovranisti”. Perché i sacrifici? Perché c'è l'euro e la Germania ci sfrutta. L'uscita dall'Euro e/o dalla UE diventa la via maestra del ritorno della “democrazia” e della “sovranità del popolo”. E' la propaganda dei nazionalismi reazionari europei , ma anche in altre forme di ambienti diversi della sinistra (come ad esempio la “Francia ribelle” di Melenchon) .
Non esiste la sovranità di una moneta. Esiste la sovranità della classe sociale che la controlla. All'ombra del dollaro “sovrano”, il capitalismo USA ha visto l'impoverimento dei salari e la distruzione del lavoro, sotto Bush come sotto Obama.. Ed oggi Donald Trump, nel nome del nazionalismo americano, annuncia una nuova stretta contro la sanità e i diritti sindacali. Sotto la sovranissima sterlina, il capitalismo inglese ha smantellato i diritti e le conquiste sociali di generazioni. Ed oggi l'uscita della GB dalla UE non cambia di una virgola il corso distruttivo di queste politiche.
UN SOVRANISMO “DI SINISTRA”? Si dirà che se il sovranismo è declinato a sinistra allora diventa progressista. Ma è sbagliato. Una merce non cambia natura se muta la sua confezione, o le ( buone) intenzioni di chi la vende. Nei paesi imperialisti, cioè nei paesi che oltre a sfruttare i propri salariati opprimono altri popoli, la difesa della “sovranità nazionale” subordina di fatto i lavoratori al “proprio” imperialismo, e alle sue ragioni negoziali. E' la logica che un secolo fa trascinò il grosso della sinistra internazionale a votare i crediti di guerra del proprio imperialismo contro i lavoratori degli altri paesi. La rivoluzione d'Ottobre si levò contro questa capitolazione al sovranismo. Riferimenti invecchiati? E' vero l'opposto. Mai come oggi proprio la nuova globalizzazione capitalista, la competizione tra potenze imperialiste vecchie e nuove per la spartizione del mondo, il rilancio degli sciovinismi nazionalisti e protezionisti, la nuova corsa agli armamenti a partire dall'Asia, ripropongono più che mai il valore dell'internazionalismo proletario contro ogni forma di sovranismo nazionalista. “Il nemico principale è in casa nostra”, dicevano i comunisti un secolo fa. Su questa posizione di principio fondavano non solo l'autonomia del movimento operaio dal proprio imperialismo ma la solidarietà internazionale dei lavoratori, e il pieno sostegno ai movimenti di liberazione delle nazioni oppresse.
L'alternativa non è tra euro e lira, tra libero scambio o protezionismo, tra Unione e nazione. L'alternativa vera è tra capitalisti e lavoratori. Tra capitalismo e socialismo. In ogni paese e su scala mondiale. Da un lato un sistema sociale fallito che non ha nulla da offrire ma solo da togliere, sotto qualsivoglia moneta e istituzione, nel quale la sovranità sta in ogni caso nelle mani dei capitalisti, dei banchieri, della loro dittatura. Dall'altro un progetto di alternativa di società in cui a comandare sia finalmente chi lavora, e cioè la maggioranza, a partire dal controllo delle leve fondamentali dell'economia.

Partito Comunista dei Lavoratori Roma

domenica 22 ottobre 2017

Il PCL al corteo contro il razzismo




Sabato 21 ottobre per le strade di Roma è scorso il corteo antirazzista “Non è reato”. Una iniziativa sorta attorno a un appello i cui primi firmatari sono monsignor Raffaele Nogaro, don Luigi Ciotti, Andrea Camilleri, Moni Ovadia, Toni Servillo, Giuseppe Massafra, Luciana Castellina, Carlo Petrini, e che ha raccolto moltissime adesioni tra l’associazionismo - dalla Libera di Don Ciotti a settori della CGIL, dall’ARCI ad Amnesty International, dalla Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD) a Medici Senza Frontiere. Come in tutte le manifestazioni di carattere democratico-borghese, il manifesto programmatico di questa iniziativa si preoccupa di denunciare l’effetto, non di attaccarne la causa.
Il Partito Comunista dei Lavoratori, nel solco del marxismo rivoluzionario, ha partecipato alla manifestazione per presentare la sua posizione classista e anticapitalista.
L'ondata migratoria verso l'Europa non è una calamità naturale. È una espressione del capitalismo internazionale. Milioni di uomini, di donne, di bambini, fuggono dagli effetti dei bombardamenti imperialisti. E in Italia, come in tutto il mondo democratico, il capitalismo, causa delle migrazioni, diventa a sua volta persecutore dei migranti.
I partiti riformisti a sinistra delle socialdemocrazie, subalterni all'UE degli Stati capitalisti, sono del tutto incapaci di ogni reale azione di contrasto delle politiche reazionarie sull'immigrazione. Quando sono all'opposizione dei propri governi, si limitano ad una campagna di “valori democratici” e alla difesa del principio di accoglienza umanitaria, senza nessuna azione di classe sul terreno dell'unificazione degli sfruttati. Quando sono al governo gestiscono in prima persona le misure reazionarie contro i migranti. Come ha fatto Rifondazione Comunista in Italia nel 1997 votando i campi di detenzione contro i migranti. Come ha fatto Izquierda Unida in Spagna coprendo le politiche reazionarie di Zapatero. Come fa oggi il governo di Syriza-Anel in Grecia, a tutela del cinico accordo tra UE ed Erdogan.
In un quadro come questo, solo una politica rivoluzionaria può affrontare realmente la questione migratoria. Denunciando le responsabilità del capitalismo e dell'imperialismo. Opponendosi alle politiche di guerra e di rapina dell'imperialismo, innanzitutto del proprio imperialismo. Rifiutando le politiche dei respingimenti, delle quote, delle segregazioni inumane. Sviluppando un programma di rivendicazioni incompatibili con il capitalismo, con i suoi governi, con l'Unione Europea. Un programma che rivendica la prospettiva del governo dei lavoratori, in ogni paese e su scala continentale. Un programma che richiama la prospettiva storica degli Stati uniti socialisti d’Europa.


venerdì 6 ottobre 2017

Presidio di solidarietà con il popolo catalano




Nel momento in cui la situazione della Catalogna sembra avviarsi verso uno scenario apparentemente senza vie d'uscita, sempre più pressante è l'urgenza di una mobilitazione di classe che si faccia carico di rappresentare le ragioni democratiche e progressive della protesta del popolo catalano, ponendo la rivendicazione dell'autonomia e dell'indipendenza alla base di una più ampia azione di rivendicazione e di lotta che investa i bisogni e gli interessi dei lavoratori catalani e del resto dello Stato spagnolo.

È sulla base di questa posizione che il Partito Comunista dei Lavoratori ha partecipato al presidio-volantinaggio di solidarietà che si è tenuto nella giornata di ieri a Roma, convocato ed organizzato da Sinistra Anticapitalista, Sinistra Classe Rivoluzione e dall'area di opposizione della CGIL, oltre che dal PCL stesso.
L'appuntamento, che per via dei rapidissimi sviluppi non ha potuto avvantaggiarsi di una maggiore preparazione, ha visto l'attenta solerzia della Questura romana premurarsi di tenere le voci di protesta ben distanti dai palazzi dell'ambasciata spagnola. Ciononostante, al presidio hanno partecipato, oltre ai militanti delle varie organizzazioni politiche e sindacali, diverse decine di giovani e giovanissimi catalani (e spagnoli) residenti o in visita a Roma. Proprio loro hanno animato la protesta, intonando l'inno catalano e scandendo slogan di lotta, e manifestando l'intenzione di dirigersi in corteo verso l'ambasciata.
Il sentimento che animava i giovani era l'esatto opposto dei tentativi di pacificazione e di "rientro nei ranghi" che giungono da più parti, in Catalogna e non solo. È lo stesso sentimento che animava, nelle prime ore della mobilitazione, i lavoratori portuali di Barcellona e Terragona, che si sono rifiutati di ormeggiare le navi di rinforzo per la Guardia Civil inviate da Madrid, dichiarando disobbedienza ad oltranza.
Ma è anche l'opposto dei balbettamenti imbarazzati di Podemos, e l'opposto dei surreali e ridicoli appelli che i dirigenti della sinistra riformista italiana (Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana...) rivolgono al buon cuore dell'Europa, e magari anche del Re («Chiediamo al governo spagnolo e a quello catalano di facilitare la ricerca di [una] soluzione condivisa», «L’Unione Europea [...] non può continuare a ripetere che il conflitto [...] è un affare interno di uno Stato. [...] E’ un affare europeo» (1)).
Verrebbe da chiedere a Maurizio Acerbo e Nicola Fratoianni se l'Europa alla quale si appellano accorati e della quale richiedono un intervento è la stessa Europa che negli ultimi anni è intervenuta - efficacemente, a dire il vero - in Grecia e in Ucraina.
Questo genere di appelli sono l'ennesima riprova non solo della totale cecità politica dei dirigenti di tale sinistra, anche davanti all'evidenza, ma anche della loro incapacità, ormai cronica, di ragionare in termini di indipendenza di classe, neanche quando un intero popolo scende in piazza contro la monarchia e gli intrighi delle forze borghesi.

L'atteggiamento dei marxisti rivoluzionari è un altro, esattamente opposto. Non si tratta di invocare l'UE, o di riconciliare. Si tratta di battersi per una soluzione di rottura anticapitalista alla mobilitazione per l'indipendenza, che conduca la battaglia non solamente contro lo Stato centralista e contro la monarchia, ma anche contro il sistema economico e sociale sul quale queste istituzioni si basano e si sono storicamente basate. E di farlo a partire dall'unità e della conciliazione della classe operaia spagnola ed europea: l'unica conciliazione che ci interessi, e l'unica in grado di far avanzare la lotta.




(1) Vedi l'appello "Catalogna: è un affare europeo".

martedì 8 novembre 2016

Fuori i compagni dalle galere!

Sabato scorso, mentre a Firenze veniva vietato il corteo contro il teatrino borghese della Leopolda e i manifestanti venivano picchiati dalla polizia, a Roma, quartiere Magliana, un presidio antifascista indetto per ostacolare la manifestazione razzista di Forza Nuova (indetto al grido di "Magliana come Goro") veniva duramente attaccato dalle forze dell'ordine. Arresti, fermi e denunce sono piovuti sugli antifascisti mentre i militanti di Forza Nuova sono stati lasciati liberi di devastare la serranda del centro sociale Macchia Rossa su cui la polizia ha successivamente apposto i sigilli.
Di fronte a tanta barbarie reazionaria le amministrazioni pentastellate non solo non hanno alzato un dito ma si sono esposti per voce del presidente del municipio Mario Torelli a difesa della scellerata repressione della forza pubblica mostrando, una volta di più, la natura reazionaria del Movimento 5 Stelle.

Tutta la nostra solidarietà e complicità ai compagni arrestati.
Fuori i compagni dalle galere!
Fuori i fascisti dai quartieri!

Partito Comunista dei Lavoratori - Roma

venerdì 21 ottobre 2016

Sciopero! Sciopero! Sciopero!

21 Ottobre giornata di lotta alla GLS di Fiumicino


Oggi i lavoratori della logistica organizzati dal Si Cobas hanno scioperato in tutta Italia. A Roma un centinaio di lavoratori e solidali appartenenti a diverse realtà politiche e lavorative  hanno picchettato i magazzini GLS, ostacolando e impedendo il carico e scarico merci.

Prima di ogni altra questione la radicale lotta dei facchini parla, anzi, urla alla classe lavoratrice e a tutti gli sfruttati che si può e si deve lottare per la difesa degli interessi immediati della maggioranza della società contro una minoranza parassitaria e infame. Dai magazzini alle fabbriche, dagli spazi occupati ai lavoratori del pubblico impiego, dagli studenti ai disoccupati e ai sottooccupati. Dobbiamo costruire la consapevolezza della nostra forza sulle ragioni indipendenti della classe, senza cedere nulla alle forze istituzionali dello Stato di natura populista o apertamente reazionaria. 

Viva la lotta dei lavoratori della logistica!
Per la difesa del lavoro, contro i padroni e le loro istituzioni!
Per l'unica prospettiva che può liberare dalla schiavitù salariata, dalla guerra, dalla violenza, le masse di tutto il mondo: la rivoluzione socialista!




Partito Comunista dei Lavoratori - Roma